Evitare il negativo “non” quando, come e perché

Ce lo dicono un po’ tutti nel mondo del coaching e dell’auto-aiuto: di non usare il “non”, di non usare il negativo quando parliamo con la mente inconscia, vediamo il perché e come fare.


Evitare il negativo “non” quando, come e perché » Indipendenza Emotiva » Debora Conti

In questo passaggio tratto dal libro Ascolta i grilli e scendi dall’ottovolante ti parlo del “non”, del perché non usarlo quando parli a te stesso/te stessa e di come fare al posto di usare il negativo.

EVITA IN “NON” NEI SUGGERIMENTI

SEMPRE per la serie «Stai attento a come parli», ecco un altro consiglio utile. Iniziamo con un esempio.
Tuo figlio di sette anni sta attraversando il salone e ti sta portando un bicchiere di Coca-Cola. Tra lui e te ci sono 4 metri, un tappeto, un tavolino, una macchinina e due birilli. Lo guardi preoccupato e cosa gli dici?

a. Tesoro, mi raccomando: non far cadere il bicchiere!
b. Tesoro, cammina dritto verso di me e fai attenzione a dove metti i piedi.

Altro esempio. Stai dipingendo il balcone ma hai fatto un disastro (questa volta ci sta!): hai usato il colore sbagliato e non solo non hai dipinto bene il parapetto, hai anche fatto colare tutta la pittura sul balcone dei vicini di sotto. Ora lo devi dire a tua moglie, come inizi?

a. Amore, non ti arrabbiare (e magari ci aggiungi anche un come al tuo solito!)
b. Amore, ho fatto un errore. Stai tranquilla che sistemo tutto io.

In entrambi i casi, quale delle due frasi sceglieresti? Spero la b.
E quale ti è più spesso capitato di usare in passato?

ELEFANTI VIOLA PICCOLI PICCOLI 
Per capire l’inutilità del NON quando si dà un consiglio, un ordine o quando si chiede ad altri di fare qualcosa, dobbiamo parlare di elefanti viola piccoli piccoli. Sì, proprio così! Ok, leggi bene e concentrati. Non, dico non, immaginare un elefantino viola piccolino a strisce gialle orizzontali che ti sta camminando sulla mano con cui tieni il libro. Non immaginarlo, ti ho chiesto.
Che succede?
Succede che per negare qualcosa devi prima sapere cosa neghi. Per allontanare un’idea dalla mente e accettare il suggerimento, noi tutti dobbiamo prima sapere di cosa si tratta, riconoscerlo e poi negarlo.

Si tratta di un processo in due fasi differenti:

  1. La prima fase è inconscia: la mente inconscia non percepisce il NON e deve figurarsi l’elefantino viola
  2. La seconda fase è conscia e razionale: comprendiamo che c’è un NON e quindi, a seguito dell’immagine ormai costruita, ci mettiamo una bella X cognitiva sopra per seguire il suggerimento iniziale di non immaginare l’elefantino.

E così capita con tutto il resto. Ora immagina cosa succede nella mente del bambino con il bicchiere di Coca-Cola in mano quando sente il suggerimento del padre: Non farlo cadere, mi raccomando!

UNO SCENARIO DA NON IMMAGINARE
Nella fase 1 la parte più veloce e inconscia del cervello del bambino si immagina immediatamente la scena di scivolare su un birillo, cadere e versare tutta la bevanda sul tappeto. Nella fase 2 il piccolo, che comincia a capire di avere un certo potere cognitivo e può pensare indipendentemente dai meccanismi della mente inconscia, ci mette una bella croce davanti, allontana l’immagine e procede verso il padre.

Cosa è successo nel frattempo?

Nel frattempo l’immagine della caduta è stata generata e il sistema nervoso l’ha percepita e, come abbiamo già detto, è come se l’avesse presa per vera. Perciò le gambe del bambino non si sentiranno così forti e stabili come se gli avessimo suggerito di camminare dritto e sicuro verso di noi.

Tutto ciò può avere risvolti terribilmente divertenti! Immagina se agli atleti prima di una performance cruciale o a chiunque di noi in una situazione importante venissero suggeriti scenari negativi:

  • Non ti agitare adesso, disse l’allenatore alla ginnasta
  • Non guardare giù, disse il padre al figlio in montagna
  • Non cadere e tutto andrà bene, disse la madre alla figlia pattinatrice al saggio di Natale
  • Non te la prendere, disse il collega al suo vicino di scrivania appena licenziato.

Non possiamo non immaginare nemmeno ciò che razionalmente neghiamo.

Altra situazione: Giochi della gioventù, finale di salto in alto, figlio emozionato, il prossimo è lui. All’altra manifestazione era caduto e non era neanche passato sopra l’asta: una caduta memorabile, che tutto il circolo sportivo si ricorda. Ora tocca a lui, si è allenato tanto e vuole riprovarci.

Il padre da lontano gli urla: Forza Giacomo, dai che vai forte, non pensare all’altra volta, vai tranquillo.

Ahi, ahi, ormai è fatta! Fra i tre incoraggiamenti la mente di Giacomo ha automaticamente pensato alla caduta dell’altra volta e per riconoscerla l’ha percepita dentro.

Ebbene, a questo punto il ricordo è stato aperto, MA Giacomo ha comunque una scelta. Infatti può: a. Riconoscere l’errore linguistico del padre
b. Rendersi conto che non lo ha fatto apposta
c. Agire subito sull’immagine del ricordo, allontanandola e/o distruggendola
d. Generare una nuova immagine, questa volta di successo, aggiungendovi magari una bella sensazione di vittoria e forza, coronata da un dialogo interno (i famosi grilli, ricordi?) che lo aiuti a focalizzarsi: Io ce la faccio, Sono bravo, Sono forte, Sono capace, Questo sarà il salto perfetto…

Giacomo e tutti noi, di fronte a «batoste» linguistiche che gli altri, spesso inconsapevolmente, ci infliggono, possiamo sempre reagire. È matematico che la mente inconscia genererà comunque la percezione di ciò che invece avremmo dovuto negare, ma poi possiamo subito prendere il controllo della situazione e ribaltarla con il nostro potere conscio (la nostra consapevolezza e attenzione), proprio gestendo la nostra struttura interna.

Un altro esempio per capire meglio come si può agire in situazioni simili: tesi di laurea, Marianna è nervosa, il suo relatore è il peggiore dei professori, un uomo il cui hobby è schiacciare sotto i tacchi la poca autostima che gli studenti portano con sé quando lo devono incontrare.

La famiglia di Marianna sa del terrore per quel professore. La commissione chiama la ragazza, la madre amorevole la abbraccia e le sussurra nell’orecchio: Non guardarlo quello, adesso non è il momento di pensare a cosa ti ha fatto. E la bacia sulla guancia.
Ecco che automaticamente, mentre Marianna si avvicina e si siede di fronte alla commissione, le ritornano alla mente frasi, sguardi e cattiverie del professore maligno. Certo, la madre aveva ragione, questo non è il momento di pensarci ma è stata proprio lei a riaprire il «file».

Marianna ha comunque due scelte farsi prendere dal panico e dallo sconforto oppure prendere il controllo della sua struttura interna.
Anche se in apparenza sembra avere poco tempo, quei pochi secondi in cui si accomoda sulla grande sedia di legno davanti ai docenti le bastano per cambiare struttura interna. Fortunatamente lei sapeva dell’uso del non e dei danni che può provocare: si sta laureando in psicologia e ha imparato a gestire questo meccanismo della mente.

Allora fa una cosa semplicissima ma davvero efficace: sposta lo sguardo. La commissione è composta da diversi insegnanti fra cui la professoressa di comunicazione, che a Marianna piace molto. La ragazza la guarda e considera che un giorno vorrebbe diventare come lei, sente quanta tranquillità le infonde il suo sguardo e ripensa alla sua gentilezza e umanità durante gli esami. Ora la struttura interna di Marianna è tranquilla e pronta ad assisterla nell’esposizione.
Il tutto è successo nel giro di qualche secondo e nessuno ha percepito pause. L’occhio accorto della professoressa di comunicazione ha però notato il cambiamento nella fisiologia di Marianna: in pochi secondi il suo viso si è disteso, gli occhi sono più sereni, le spalle rilassate e il petto è aperto. Brava Marianna!

Il capitolo nel libro continua con un suggerimento e una missione da adottare d’ora in poi!

In questo passaggio tratto dal libro Ascolta i grilli e scendi dall’ottovolante ti parlo del “non”, del perché non usarlo quando parli a te stesso/te stessa e di come fare al posto di usare il negativo.

EVITA IN “NON” NEI SUGGERIMENTI

SEMPRE per la serie «Stai attento a come parli», ecco un altro consiglio utile. Iniziamo con un esempio.
Tuo figlio di sette anni sta attraversando il salone e ti sta portando un bicchiere di Coca-Cola. Tra lui e te ci sono 4 metri, un tappeto, un tavolino, una macchinina e due birilli. Lo guardi preoccupato e cosa gli dici?

a. Tesoro, mi raccomando: non far cadere il bicchiere!
b. Tesoro, cammina dritto verso di me e fai attenzione a dove metti i piedi.

Altro esempio. Stai dipingendo il balcone ma hai fatto un disastro (questa volta ci sta!): hai usato il colore sbagliato e non solo non hai dipinto bene il parapetto, hai anche fatto colare tutta la pittura sul balcone dei vicini di sotto. Ora lo devi dire a tua moglie, come inizi?

a. Amore, non ti arrabbiare (e magari ci aggiungi anche un come al tuo solito!)
b. Amore, ho fatto un errore. Stai tranquilla che sistemo tutto io.

In entrambi i casi, quale delle due frasi sceglieresti? Spero la b.
E quale ti è più spesso capitato di usare in passato?

ELEFANTI VIOLA PICCOLI PICCOLI 
Per capire l’inutilità del NON quando si dà un consiglio, un ordine o quando si chiede ad altri di fare qualcosa, dobbiamo parlare di elefanti viola piccoli piccoli. Sì, proprio così! Ok, leggi bene e concentrati. Non, dico non, immaginare un elefantino viola piccolino a strisce gialle orizzontali che ti sta camminando sulla mano con cui tieni il libro. Non immaginarlo, ti ho chiesto.
Che succede?
Succede che per negare qualcosa devi prima sapere cosa neghi. Per allontanare un’idea dalla mente e accettare il suggerimento, noi tutti dobbiamo prima sapere di cosa si tratta, riconoscerlo e poi negarlo.

Si tratta di un processo in due fasi differenti:

  1. La prima fase è inconscia: la mente inconscia non percepisce il NON e deve figurarsi l’elefantino viola
  2. La seconda fase è conscia e razionale: comprendiamo che c’è un NON e quindi, a seguito dell’immagine ormai costruita, ci mettiamo una bella X cognitiva sopra per seguire il suggerimento iniziale di non immaginare l’elefantino.

E così capita con tutto il resto. Ora immagina cosa succede nella mente del bambino con il bicchiere di Coca-Cola in mano quando sente il suggerimento del padre: Non farlo cadere, mi raccomando!

UNO SCENARIO DA NON IMMAGINARE
Nella fase 1 la parte più veloce e inconscia del cervello del bambino si immagina immediatamente la scena di scivolare su un birillo, cadere e versare tutta la bevanda sul tappeto. Nella fase 2 il piccolo, che comincia a capire di avere un certo potere cognitivo e può pensare indipendentemente dai meccanismi della mente inconscia, ci mette una bella croce davanti, allontana l’immagine e procede verso il padre.

Cosa è successo nel frattempo?

Nel frattempo l’immagine della caduta è stata generata e il sistema nervoso l’ha percepita e, come abbiamo già detto, è come se l’avesse presa per vera. Perciò le gambe del bambino non si sentiranno così forti e stabili come se gli avessimo suggerito di camminare dritto e sicuro verso di noi.

Tutto ciò può avere risvolti terribilmente divertenti! Immagina se agli atleti prima di una performance cruciale o a chiunque di noi in una situazione importante venissero suggeriti scenari negativi:

  • Non ti agitare adesso, disse l’allenatore alla ginnasta
  • Non guardare giù, disse il padre al figlio in montagna
  • Non cadere e tutto andrà bene, disse la madre alla figlia pattinatrice al saggio di Natale
  • Non te la prendere, disse il collega al suo vicino di scrivania appena licenziato.

Non possiamo non immaginare nemmeno ciò che razionalmente neghiamo.

Altra situazione: Giochi della gioventù, finale di salto in alto, figlio emozionato, il prossimo è lui. All’altra manifestazione era caduto e non era neanche passato sopra l’asta: una caduta memorabile, che tutto il circolo sportivo si ricorda. Ora tocca a lui, si è allenato tanto e vuole riprovarci.

Il padre da lontano gli urla: Forza Giacomo, dai che vai forte, non pensare all’altra volta, vai tranquillo.

Ahi, ahi, ormai è fatta! Fra i tre incoraggiamenti la mente di Giacomo ha automaticamente pensato alla caduta dell’altra volta e per riconoscerla l’ha percepita dentro.

Ebbene, a questo punto il ricordo è stato aperto, MA Giacomo ha comunque una scelta. Infatti può: a. Riconoscere l’errore linguistico del padre
b. Rendersi conto che non lo ha fatto apposta
c. Agire subito sull’immagine del ricordo, allontanandola e/o distruggendola
d. Generare una nuova immagine, questa volta di successo, aggiungendovi magari una bella sensazione di vittoria e forza, coronata da un dialogo interno (i famosi grilli, ricordi?) che lo aiuti a focalizzarsi: Io ce la faccio, Sono bravo, Sono forte, Sono capace, Questo sarà il salto perfetto…

Giacomo e tutti noi, di fronte a «batoste» linguistiche che gli altri, spesso inconsapevolmente, ci infliggono, possiamo sempre reagire. È matematico che la mente inconscia genererà comunque la percezione di ciò che invece avremmo dovuto negare, ma poi possiamo subito prendere il controllo della situazione e ribaltarla con il nostro potere conscio (la nostra consapevolezza e attenzione), proprio gestendo la nostra struttura interna.

Un altro esempio per capire meglio come si può agire in situazioni simili: tesi di laurea, Marianna è nervosa, il suo relatore è il peggiore dei professori, un uomo il cui hobby è schiacciare sotto i tacchi la poca autostima che gli studenti portano con sé quando lo devono incontrare.

La famiglia di Marianna sa del terrore per quel professore. La commissione chiama la ragazza, la madre amorevole la abbraccia e le sussurra nell’orecchio: Non guardarlo quello, adesso non è il momento di pensare a cosa ti ha fatto. E la bacia sulla guancia.
Ecco che automaticamente, mentre Marianna si avvicina e si siede di fronte alla commissione, le ritornano alla mente frasi, sguardi e cattiverie del professore maligno. Certo, la madre aveva ragione, questo non è il momento di pensarci ma è stata proprio lei a riaprire il «file».

Marianna ha comunque due scelte farsi prendere dal panico e dallo sconforto oppure prendere il controllo della sua struttura interna.
Anche se in apparenza sembra avere poco tempo, quei pochi secondi in cui si accomoda sulla grande sedia di legno davanti ai docenti le bastano per cambiare struttura interna. Fortunatamente lei sapeva dell’uso del non e dei danni che può provocare: si sta laureando in psicologia e ha imparato a gestire questo meccanismo della mente.

Allora fa una cosa semplicissima ma davvero efficace: sposta lo sguardo. La commissione è composta da diversi insegnanti fra cui la professoressa di comunicazione, che a Marianna piace molto. La ragazza la guarda e considera che un giorno vorrebbe diventare come lei, sente quanta tranquillità le infonde il suo sguardo e ripensa alla sua gentilezza e umanità durante gli esami. Ora la struttura interna di Marianna è tranquilla e pronta ad assisterla nell’esposizione.
Il tutto è successo nel giro di qualche secondo e nessuno ha percepito pause. L’occhio accorto della professoressa di comunicazione ha però notato il cambiamento nella fisiologia di Marianna: in pochi secondi il suo viso si è disteso, gli occhi sono più sereni, le spalle rilassate e il petto è aperto. Brava Marianna!

Il capitolo nel libro continua con un suggerimento e una missione da adottare d’ora in poi!





Evitare il negativo “non” quando, come e perché » Debora Conti

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Evitare il negativo “non” quando, come e perché » Libro di Indipendenza Emotiva » Debora Conti



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