Fai attenzione alle parole negative

È importante fare attenzione alle parole, sia a quelle che facciamo uscire dalla nostra bocca sia a quelle che lasciamo circolare libere e indisturbate nel nostro dialogo interiore. Impariamo a fare attenzione alle parole negative.


Fai attenzione alle parole negative » Indipendenza Emotiva » Debora Conti

In questo passaggio tratto da libro Ascolta i grilli e scendi dall’ottovolante troverai degli esempi di linguaggio esagerato e dannoso per il nostro sistema nervoso, e quello di chi ci ascolta. È veramente un disastro o lo diciamo per “scherzare”? Vediamo quando le parole “grosse” fanno o non fanno effetto… e danno! Buona lettura.

NON ESAGERARE CIÒ CHE VUOI CAMBIARE

PAROLE come disastro, tragedia, maledizione, tracollo e aggettivi come sconvolgente, pessimo, definitivo, infernale, maligno lasciali ai momenti comici, o agli altri.

Se sto scherzando con gli amici e per rendere l’idea ho bisogno di esagerare un po’, tutto è concesso: per effetto o per comicità. Se però sto raccontando seriamente come va la mia vita sentimentale, dire: “La mia relazione è un disastro totale” non giova molto alla percezione che ho di essa e alle possibilità che penso di avere per gestirla.

Se ho litigato con qualcuno e voglio calmarmi, non sarà certo vantaggioso ripetermi: “Come sono arrabbiato”, “Che cafone”, “Che odio profondo sento per lui” eccetera. Soprattutto perché, che io abbia ragione o torto, provare odio e rabbia per lungo tempo (cioè, più di 5 o 10 minuti) non fa mai bene!

Dire e dirsi che raggiungere un obiettivo è difficile di solito non giova alla motivazione e al miglioramento. L’enfasi e l’indugio su emozioni non utili, soprattutto quando riguardano la tua situazione personale, non fa affatto bene.

Non enfatizzare ciò che non ti è utile emotivamente o ciò che vuoi cambiare.

E TU? E I TUOI CARI? E GLI ALTRI? 
Come parli della tua giornata? È sempre una tragedia o ogni tanto è normale routine? Se tendi spesso a enfatizzare, è il tuo «stile», è la tua vita o provi forti emozioni non utili troppo di frequente? E se fosse solo una brutta abitudine anche questa?

Ti è mai capitato di aspettare in sala d’attesa dal medico ed essere stracontento che fosse il tuo turno per non dover più subire il racconto dei vari mali degli altri pazienti?

Ah, signora, sapesse, io ho delle placche in gola. Non ho mai provato così male in vita mia!
Non lo dica a me, ieri mi è capitato ancora di svenire, ah, che brutto, non lo auguro a nessuno!
Ieri invece ho vissuto una vera e propria tragedia, camminavo e mi si è bloccato il ginocchio e ora è gonfio.

Eh??! Cosa dovrebbe dire allora chi è seriamente malato o soffre di un grave handicap?
Per ora ti chiedo solo di riflettere e domandarti se tu enfatizzi troppo e, in tal caso, di prestare più attenzione alla scelta dei tuoi aggettivi. Per quanto riguarda gli altri, i tuoi cari, gli amici e in generale le persone per cui ogni giorno è una tragedia o un disastro irreparabile, ne parleremo ancora più avanti. Per adesso divertiti a scovarli e a distinguere i comportamenti che ritieni giusti da quelli che ritieni sbagliati.

In questo passaggio tratto da libro Ascolta i grilli e scendi dall’ottovolante troverai degli esempi di linguaggio esagerato e dannoso per il nostro sistema nervoso, e quello di chi ci ascolta. È veramente un disastro o lo diciamo per “scherzare”? Vediamo quando le parole “grosse” fanno o non fanno effetto… e danno! Buona lettura.

NON ESAGERARE CIÒ CHE VUOI CAMBIARE

PAROLE come disastro, tragedia, maledizione, tracollo e aggettivi come sconvolgente, pessimo, definitivo, infernale, maligno lasciali ai momenti comici, o agli altri.

Se sto scherzando con gli amici e per rendere l’idea ho bisogno di esagerare un po’, tutto è concesso: per effetto o per comicità. Se però sto raccontando seriamente come va la mia vita sentimentale, dire: “La mia relazione è un disastro totale” non giova molto alla percezione che ho di essa e alle possibilità che penso di avere per gestirla.

Se ho litigato con qualcuno e voglio calmarmi, non sarà certo vantaggioso ripetermi: “Come sono arrabbiato”, “Che cafone”, “Che odio profondo sento per lui” eccetera. Soprattutto perché, che io abbia ragione o torto, provare odio e rabbia per lungo tempo (cioè, più di 5 o 10 minuti) non fa mai bene!

Dire e dirsi che raggiungere un obiettivo è difficile di solito non giova alla motivazione e al miglioramento. L’enfasi e l’indugio su emozioni non utili, soprattutto quando riguardano la tua situazione personale, non fa affatto bene.

Non enfatizzare ciò che non ti è utile emotivamente o ciò che vuoi cambiare.

E TU? E I TUOI CARI? E GLI ALTRI? 
Come parli della tua giornata? È sempre una tragedia o ogni tanto è normale routine? Se tendi spesso a enfatizzare, è il tuo «stile», è la tua vita o provi forti emozioni non utili troppo di frequente? E se fosse solo una brutta abitudine anche questa?

Ti è mai capitato di aspettare in sala d’attesa dal medico ed essere stracontento che fosse il tuo turno per non dover più subire il racconto dei vari mali degli altri pazienti?

Ah, signora, sapesse, io ho delle placche in gola. Non ho mai provato così male in vita mia!
Non lo dica a me, ieri mi è capitato ancora di svenire, ah, che brutto, non lo auguro a nessuno!
Ieri invece ho vissuto una vera e propria tragedia, camminavo e mi si è bloccato il ginocchio e ora è gonfio.

Eh??! Cosa dovrebbe dire allora chi è seriamente malato o soffre di un grave handicap?
Per ora ti chiedo solo di riflettere e domandarti se tu enfatizzi troppo e, in tal caso, di prestare più attenzione alla scelta dei tuoi aggettivi. Per quanto riguarda gli altri, i tuoi cari, gli amici e in generale le persone per cui ogni giorno è una tragedia o un disastro irreparabile, ne parleremo ancora più avanti. Per adesso divertiti a scovarli e a distinguere i comportamenti che ritieni giusti da quelli che ritieni sbagliati.





Fai attenzione alle parole negative » Debora Conti

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Fai attenzione alle parole negative » Libro di Indipendenza Emotiva » Debora Conti



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