Quando non si riesce a dire di no


Ecco 5 modi per aiutare il tuo cliente che vuole imparare a "dire di no". Aiutalo a sentire che dire di no può avere i suoi vantaggi, immediati e a lungo termine.



Quando non si riesce a dire di no

Situazione abbastanza comune, il cliente non sa "dire di no" e noi vogliamo aiutarlo a liberarsi da questa "maledizione" di assecondare tutti per tutto. Quali sono le controindicazioni? Se diciamo sempre di sì agli altri tendiamo a non avere più tempo per noi, per i nostri obiettivi, anche solo per riposarci.

Se il tuo cliente o la persona che vuoi aiutare, vuole veramente imparare a "dire di no", ecco qui 5 modi per suggerire come farlo:

  1. Immagina che un amico ti chieda consiglio...
    Quest'idea è adattabilissima a qualsiasi problema. Se il cliente/coachee ha un problema e vuole sbarazzarsene, noi diamo per scontato il meccanismo per cui "consigliare un amico su un problema è sempre più facile che risolvere i propri!" Quindi, nel caso di imparare a "dire di no", chiediamo al nostro cliente/assistito/coachee: COSA SUGGERIRESTI AL TUO MIGLIORE AMICO PER IMPARARE A DIRE DI NO? Ecco, banale quanto efficace. Se usciamo dalla nostra bolla di problema, se ci distanziamo dai nostri casi, esempi, passato, se immaginiamo di consigliare qualcun altro, tutto diventa più facile.

  2. Correggere situazioni passate.
    E' proprio vero il meccanismo per cui "una cosa fatta due volte è sempre più facile della prima", usiamo anche questo meccanismo a nostro favore. Chiediamo al nostro cliente/assistito/coachee di RICORDARE UNA SITUAZIONE PASSATA e immaginare di cambiarla. Immaginare di AVER DETTO DI NO. E poi fare domande rivolte a sottolineare i cambiamenti emotivi positivi: Cosa avresti provato? Quanto libero ti saresti sentito? (presupponendo già la buona soluzione...) Come sarebbe stato bello pronunciare le parole "No, mi spiace, non posso", e andarsene?

  3. Guardare il peggio nel futuro.
    Oltre a correggere il passato per abituarsi possiamo immaginare il futuro in cui il cliente "dice di no", ma possiamo anche giocarla un po' sporca... Cosa succederebbe se chiedessimo - solo per 5 minuti - al nostro cliente di immaginare lo scenario più negativo possibile? Quello in cui dicono sempre di sì e assecondano i bisogni altrui fino alla fine dei loro giorni? Il nostro scopo è fare leva sulla motivazione dell'"andare via da" una situazione. Dopo aver toccato questo tasto e risvegliato il sentimento di fastidio nel coachee, possiamo procedere con altri mezzi e immaginare il futuro "verso" la persona che vogliono diventare: qualcuno che sa "dire di no" se utile.

  4. Distinguere le persone dalle richieste.
    Spesso chi non riesce a "dire di no" è qualcuno che non vuole ferire il prossimo, la persona cara, il parente, l'amico... Spesso, chi non sa "dire di no", confonde l'amore e l'affetto che porta verso quella persona con la richiesta. Il concetto è lo stesso che distingue l'identità di qualcuno con i suoi comportamenti. Idem, qui, dividiamo la persona dalle sue richieste. Se li abbiamo abituati a rispondere alle loro richieste d'aiuto, potrebbero imparare a dipendere da noi, potrebbero perfino pensare che grazie a queste richieste d'aiuto ci fanno sentire importanti!!! Questi sono meccanismi che noi coach dobbiamo condividere con il nostro assistito, perché li sveli e li smonti.

  5. Lavorare sulla paura di deludere l'altro.
    Solo dopo aver aiutato il coachee a capire che una persona è diversa dalle sue richieste d'aiuto, possiamo procedere a questo livello. vogliamo che il cliente si abitui a "dire di no", con role play o simulazioni con noi magari, e poi SENTIRSI BENE. Vogliamo che vedano l'opportunità di sentirsi liberi di rifiutare aiuto e di fare qualcosa per sé. Lo scopo è quello di associare il "dire di no" a K+ piuttosto che il K- della delusione che immaginavano prima.

I meccanismi che hai visto si adattano ad altri problemi e ostacoli dei nostri clienti. Per approfondire ti lascio al corso "Strumenti di Coaching".





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