Relazioni tra colleghi: 7 strategie per gestire i giudizi altrui

Relazioni tra colleghi: 7 strategie per gestire i giudizi altrui

Relazioni tra colleghi: 7 strategie per gestire i giudizi altrui

Relazioni tra colleghi: 7 strategie per gestire i giudizi altrui


Se in ufficio le relazioni tra colleghi sono difficili, eccoti 7 strategie da applicare per non dipendere dal giudizio del collega o del capufficio.


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Ore 18:00, il capo disse «Cos'è, oggi fai mezza giornata?»

Sì, ammetto, capitava a me e mi dava proprio sui nervi. Ero dipendente, lavoravo dalle 9:30 alle 18:00 con relativa pausa pranzo. A fine giornata pensavo di aver fatto il mio lavoro e la battutina arrivava puntuale quando il capo si trovava in ufficio, «Cos'è, oggi fai mezza giornata?».

Il mio dialogo interno partiva a mille, diventavo rossa e non sapevo cosa rispondere. A volte sorridevo, a volte mi giustificavo e a volte mi arrabbiamo e aggredivo... Capita a tutti di ricevere sgradevoli commenti e giudizi. E sull'ambiente di lavoro non si possono mandare a quel paese colleghi o capi come se nulla fosse. Ecco qui di seguito 7 strategie tra cui scegliere per valutare quei momenti in cui colleghi o manager se ne escono con infelici giudizi o commenti su di noi, sulle nostre azioni o sul nostro lavoro.

7 strategie per gestire le relazioni tra colleghi che giudicano a sproposito:


  1. E' solo la loro opinione Distingui la realtà dalla loro mappa del mondo. Che valori ha la persona che giudica il tuo operato? Probabilmente ha valori diversi dai tuoi, ecco perché non approva o non condivide. Ha il diritto di pensarla diversamente, anche se non avrebbe il diritto di dire la sua ad alta voce ogni volta...

  2. Sono solo parole A volte le persone non si creano filtri, parlano prima di aver pensato, parlano per aver sentito, parlano per abitudine... Parlano perché così parlAVANO a loro! Sono solo parole, quindi e come tali possono dissolversi nello spazio tra la persona che le pronuncia e te.

  3. Qual è il vero messaggio? E' interessante fare un'indagine in tranquillità. Non nel momento di tensione emotiva ma dopo, quando sei già a casa magari sotto la doccia serale, chiediti: «Qual è il vero messaggio di questo commento spiacevole?», «Vuole dirmi qualcosa?», «Sto facendo qualcosa di sbagliato? Scorretto?». Solo quando sei emotivamente tranquillo è giusto, opportuno e necessario chiederti quale sia il vero messaggio dietro a parole sgradevoli.

  4. Distingui l'identità dal comportamento Sempre distinguere il modo di fare dalla persona che agisce. Se non sa comunicare, è risolvibile. Non prendertela con lui o lei come persona, prenditela con la sua mancanza e aiutalo/a a colmarla. Regalagli un libro, mandagli il link a un mio corso 🙂 Le persone restano persone con pochi bisogni fondamentali, è il modo con cui cercano di soddisfarli che può non essere corretto.

  5. Non puoi piacere a tutti Abbiamo già visto che altri colleghi o il capo possono avere valori differenti dai tuoi. Fintanto che i valori aziendali sono condivisi, fintanto che le regole da contratto sono rispettate, allora potete permettervi di convivere e basta. Non è necessario fare amicizia in ufficio, è necessario il rispetto. Non piacere a qualcuno potrebbe anche rivelarsi un vantaggio, come? Ti permette di ignorare certe battutine di colleghi impertinenti più serenamente e senza sensi di colpa per voltare le spalle all'interlocutore.

  6. Chiedi e interessati sinceramente alla persona In momenti di emotività neutra o positiva, potrebbe essere interessante e utile avvicinarti alla persona che emette giudizi e commenti sgradevoli e interessarti sinceramente a lei. Fare domande sulla sua vita, sui gusti, hobby, passatempi, famiglia, passioni, valori... E' sempre utile far conoscenza di chi ci circonda, come Coach suggerisco sempre di avvicinarsi in momenti di distrazione, neutralità emotiva e lavorativa.

  7. Taci. Il silenzio vale più di mille parole Come diceva Einstein, non metterti allo stesso livello nella discussione, o taci o tergiversi o... sorridi. A volte un sorriso prende il controllo dell'open space. Le tensioni si dissipano e ognuno riprende il suo compito.

E se lavorate in famiglia?

In famiglia le relazioni tra colleghi sono anche relazioni tra parenti. Nonostante le difficoltà di far condividere affetti e fatturato, noi potremmo guardare al lato positivo della cosa. [Sempre guardare al sunny side of the street, come insegna "Il Principio di Pollyanna". Il lato positivo di lavorare tra parenti è che gestire giudizi inappropriati ti permette di raggiungere due obiettivi:

  • Di insegnare a un collega come comportarsi in ufficio,

  • Di insegnare a un tuo parente come comportarsi con gli altri nella vita in generale, anche in famiglia!

Ore 18:00, il capo disse «Cos'è, oggi fai mezza giornata?»

Sì, ammetto, capitava a me e mi dava proprio sui nervi. Ero dipendente, lavoravo dalle 9:30 alle 18:00 con relativa pausa pranzo. A fine giornata pensavo di aver fatto il mio lavoro e la battutina arrivava puntuale quando il capo si trovava in ufficio, «Cos'è, oggi fai mezza giornata?».

Il mio dialogo interno partiva a mille, diventavo rossa e non sapevo cosa rispondere. A volte sorridevo, a volte mi giustificavo e a volte mi arrabbiamo e aggredivo... Capita a tutti di ricevere sgradevoli commenti e giudizi. E sull'ambiente di lavoro non si possono mandare a quel paese colleghi o capi come se nulla fosse. Ecco qui di seguito 7 strategie tra cui scegliere per valutare quei momenti in cui colleghi o manager se ne escono con infelici giudizi o commenti su di noi, sulle nostre azioni o sul nostro lavoro.

7 strategie per gestire le relazioni tra colleghi che giudicano a sproposito:


  1. E' solo la loro opinione Distingui la realtà dalla loro mappa del mondo. Che valori ha la persona che giudica il tuo operato? Probabilmente ha valori diversi dai tuoi, ecco perché non approva o non condivide. Ha il diritto di pensarla diversamente, anche se non avrebbe il diritto di dire la sua ad alta voce ogni volta...

  2. Sono solo parole A volte le persone non si creano filtri, parlano prima di aver pensato, parlano per aver sentito, parlano per abitudine... Parlano perché così parlAVANO a loro! Sono solo parole, quindi e come tali possono dissolversi nello spazio tra la persona che le pronuncia e te.

  3. Qual è il vero messaggio? E' interessante fare un'indagine in tranquillità. Non nel momento di tensione emotiva ma dopo, quando sei già a casa magari sotto la doccia serale, chiediti: «Qual è il vero messaggio di questo commento spiacevole?», «Vuole dirmi qualcosa?», «Sto facendo qualcosa di sbagliato? Scorretto?». Solo quando sei emotivamente tranquillo è giusto, opportuno e necessario chiederti quale sia il vero messaggio dietro a parole sgradevoli.

  4. Distingui l'identità dal comportamento Sempre distinguere il modo di fare dalla persona che agisce. Se non sa comunicare, è risolvibile. Non prendertela con lui o lei come persona, prenditela con la sua mancanza e aiutalo/a a colmarla. Regalagli un libro, mandagli il link a un mio corso 🙂 Le persone restano persone con pochi bisogni fondamentali, è il modo con cui cercano di soddisfarli che può non essere corretto.

  5. Non puoi piacere a tutti Abbiamo già visto che altri colleghi o il capo possono avere valori differenti dai tuoi. Fintanto che i valori aziendali sono condivisi, fintanto che le regole da contratto sono rispettate, allora potete permettervi di convivere e basta. Non è necessario fare amicizia in ufficio, è necessario il rispetto. Non piacere a qualcuno potrebbe anche rivelarsi un vantaggio, come? Ti permette di ignorare certe battutine di colleghi impertinenti più serenamente e senza sensi di colpa per voltare le spalle all'interlocutore.

  6. Chiedi e interessati sinceramente alla persona In momenti di emotività neutra o positiva, potrebbe essere interessante e utile avvicinarti alla persona che emette giudizi e commenti sgradevoli e interessarti sinceramente a lei. Fare domande sulla sua vita, sui gusti, hobby, passatempi, famiglia, passioni, valori... E' sempre utile far conoscenza di chi ci circonda, come Coach suggerisco sempre di avvicinarsi in momenti di distrazione, neutralità emotiva e lavorativa.

  7. Taci. Il silenzio vale più di mille parole Come diceva Einstein, non metterti allo stesso livello nella discussione, o taci o tergiversi o... sorridi. A volte un sorriso prende il controllo dell'open space. Le tensioni si dissipano e ognuno riprende il suo compito.

E se lavorate in famiglia?

In famiglia le relazioni tra colleghi sono anche relazioni tra parenti. Nonostante le difficoltà di far condividere affetti e fatturato, noi potremmo guardare al lato positivo della cosa. [Sempre guardare al sunny side of the street, come insegna "Il Principio di Pollyanna". Il lato positivo di lavorare tra parenti è che gestire giudizi inappropriati ti permette di raggiungere due obiettivi:

  • Di insegnare a un collega come comportarsi in ufficio,

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