UN COLLABORATORE EGOCENTRICO: COSA FARE ANCHE SE BRAVO? » Cosa fare con un collaboratore egocentrico? In questo articolo e podcast parlo con un manager che deve gestire lei: la professionista che tutti vogliono e che tanti odiano. Cosa fare? È brava, pure bravissima, ma parla sempre e solo di sé: nel bene e nel male.

Un collaboratore egocentrico: cosa fare anche se bravo?


Cosa fare con un collaboratore egocentrico? In questo articolo e podcast parlo con un manager che deve gestire lei: la professionista che tutti vogliono e che tanti odiano. Cosa fare? È brava, pure bravissima, ma parla sempre e solo di sé: nel bene e nel male.


Un collaboratore egocentrico: cosa fare anche se bravo? » Strumenti di Coaching » Debora Conti

Dunque, parlo con un dirigente di un centro benessere. Il problema è che la sua migliore operatrice è una super chiacchierona, “un tantino” ripetitiva ed egocentrica.

Questo sul lavoro, intanto che lavora. È tutta lei, fa tutto lei e capita tutto a lei. Ora, se proprio sul lavoro, a contatto del cliente, si deve parlare, chi sarà mai il protagonista delle avventure secondo te? Esatto: il cliente!

Il bravo ristoratore è colui che mette in valore il cliente, che sa che fargli vivere un momento esclusivo va a suo vantaggio. Il bravo parrucchiere sa che la cliente non viene lì solo per i capelli. Moltissime donne vanno dal parrucchiere anche per parlare, essere capite, fuggire dalla routine, sentirsi belle e speciali.

Un operatore del benessere che concentra la conversazione su di sé, e pure sui propri problemi, concernenti la vita – ahimè – non interessa a nessuno… In più, lede al business del padrone!

Torniamo al problema del dirigente incontrato con il problema del collaboratore egocentrico. Come dire a questa collaboratrice che deve presto cambiare disco? Lui dovrà cercare di essere sufficientemente vago ma diretto e propositivo, non essere certamente maleducato. Come fare?

La tecnica del sandwich

Il dirigente non poteva andare a dire alla diretta interessata che la collega l’aveva smascherata, così gli ho suggerito di prenderla alla larga, di restare su ciò che il dirigente vuole, di positivo.

Gli ho suggerito la tecnica del “panino di rose” che chi mi segue nei prodotti rivolti ai coach e nel support che fornisco ai coach conosce bene. No, certo! Non si mangia nessun panino di rose. È la tecnica che in inglese viene definita la “tcnica del sandwich”: pane - companatico – pane, cioè positivo – correzione – positivo, cioè identità – comportamento – identità.

Te lo ripeto: pane - companatico – pane, cioè positivo – correzione – positivo, cioè identità – comportamento – identità.

Nella pratica la cosa avvenne così: creare empatia con un caffè veloce al bar della struttura e due convenevoli, sinceri naturalmente. Poi nell’ufficio del direttore con la scusa di fare un bilancio annuale del centro benessere.

Ecco il panino:

  1. Parte del pane: «Le clienti ti apprezzano per le tue capacità tecniche, sei una professionista che si tiene aggiornata, la tua tecnica pulita raggiunge un risultato pulito ed eccellente.»

  2. Companatico: «Tu sai che le clienti quando vengono da noi cercano fuga, svago, vogliono essere protagoniste di una piccola avventura che gira intorno a loro. Vogliono sentirsi bene e vogliono fuggire dai problemi propri e altrui.»

  3. Altro pezzo di pane: «Sono certo che d’ora in avanti saprei come ascoltarle durante i tuoi incontri e lasciare il momento a loro. Se poi vuoi parlare tra amici, io resto un amico disponibile a fine lavoro.»

La chiacchierata si è appena svolta. Vedremo se la collaboratrice ha colto e cambierà l’atteggiamento da collaboratore egocentricoa collaboratore aperto e ascoltatore.





Un collaboratore egocentrico: cosa fare anche se bravo? » Debora Conti

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