Il vero controllo o la coperta che puzza
«Ho commesso il peggiore dei peccati che potevo commettere. Non sono stato felice.»
Jorge Luis Borges, “La moneta di ferro”
Nel suo libro L’arte della felicità il Dalai Lama, intervistato a più riprese dallo psicologo e psichiatra Howard Cutler, parla di disciplina intesa come auto-disciplina. Da questa parte del globo, il molto più occidentale ed esperto di coaching, Brian Tracy, mantiene un discorso molto simile al maestro tibetano. Nel suo libro Il segreto è credere in sé stessi dice, cito «Tu non credi a ciò che vedi, bensì vedi ciò in cui credi.» Se anche a te ricorda una pubblicità degli anni ’80 non sei l’unico/a, lì si proponeva di “vedere per credere”, qui Brian Tracy, invece, ribalta il concetto e rivela uno dei meccanismi di selezione della realtà nella nostra mente: credere per vedere. Noi vediamo solo ciò in cui crediamo.
Se credi di farcela, vedrai occasioni per uscire da situazioni difficili, per cambiare abitudini, per risolvere conflitti con persone care o sul lavoro. Se credi di poter essere felice, la tua mente si attiverà per farti sentire tale, per trovare stimoli semplici che rendono la vita degna di essere respirata. Chi crede di farcela, si chiederà COME potercela fare e troverà automaticamente risposte utili.
D’altro canto, chi crede di non avere il controllo per prendersi cura di sé, continuerà a cercare fuori di sé le soluzioni, si focalizzerà sugli ostacoli, e non troverà le risposte giuste.
Per iniziare a respirare il clima di questo libro inizio col proporti due domande/esercizi. Scegli di rispondere mentalmente o per iscritto, andrà comunque bene: ogni attività cerebrale che esce dal problema e si dirige verso soluzioni è perfetta per noi.
Cosa vuoi ottenere da questo libro?
Di ciò che hai scritto, cosa è pienamente in tuo controllo?
Un altro grande formatore e autore di libri best seller di crescita personale, Stephen Covey, propone uno strumento per rendersi conto di quanto sia limitato nel mondo il nostro potere di controllo (e quindi di responsabilità); e, di contro, quanto sia immenso, nel nostro mondo emotivo, il potere di controllo che possiamo esercitare sulle situazioni e i problemi. Maria, l’insegnante di cui ti ho parlato nel capitolo precedente, mi aveva contattata per il proposito di trovare un compagno. Lavorando con questo strumento di coaching siamo presto arrivate alla conclusione che noi possiamo “solo” lavorare su di noi e sulla nostra parte emotiva, ma non sul compagno giusto al momento giusto.
Nel caso specifico di Maria, il suo potere di controllo si incentrava su dialogo interiore, migliorare le capacità relazionali (cioè come interloquire in modo rilassato e distaccato), su ambienti da frequentare, sul prendersi cura di sé e della propria soddisfazione personale… Non su chi potesse mettersi sulla sua strada o no.
La sfera di controllo
La sfera di controllo è uno strumento che io uso moltissimo in coaching, esplicitandolo con chi lavora con me oppure no, l’importante è che io coach lo tenga sempre a mente per evitare che il coachee (la persona che viene seguita da me) possa pianificare obiettivi relazionali, comportamentali, emotivi fuori dal proprio potere di azione, controllo e responsabilità. Essendo qui, attraverso questo libro, il coach di te stessa/o, ed essendo io un tuo strumento di miglioramento, cedo alla tua mente cosciente (quella parte che legge e ragiona) il compito di condividere questo strumento con quella parte dentro di te che ha bisogno di supporto nei momenti difficili.
Tenere conto delle proprie “parti” è un processo fondamentale nel coaching inconscio e ci torneremo tra qualche pagina. Qui focalizziamoci sul controllo che, sia la tua mente cosciente sia quella emotiva, è bene che abbiano chiaro ancor prima di iniziare.