Nei suoi panni
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Storie di persone

5 min

«Eccoti il mio insegnamento: nel dolore cerca la felicità.»
Fëdor Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”

Nel libro ti parlerò di persone che seguo o che ho seguito in percorsi di coaching individuali. Io imparo da ogni storia, da ogni persona e attraverso ogni situazione da risolvere. Senza di loro io saprei molto meno sulla sfera umana di quanto non abbia acquisito in anni di formazione, master o laurea in psicologia. Le persone di cui ti parlerò avranno qui un altro nome, cambierò anche qualche dettaglio in rispetto della loro privacy. Le loro storie restano vere e saranno per noi un esempio.

I loro percorsi di crescita ci serviranno da modello attraverso i loro successi o per come hanno vissuto i momentanei fallimenti, per la loro capacità di rinascere dai disastri della vita e per le strategie mentali adottate. Ti racconterò come, partendo da dentro, la loro visione del mondo sia cambiata, con i giusti tempi e per sempre, grazie a strumenti di coaching. Infatti, il prossimo capitolo inizia proprio da noi, dal poco controllo che abbiamo sulle situazioni relazionali.

Ecco alcuni di loro:

Maria mi ha contattata perché ha 34 anni e la sua relazione è finita da un anno. È insegnante, lontana da casa, impegnata socialmente nella città trapiantata e avrebbe voluto che la aiutassi nel trovare un compagno per la vita. Non ti dico quanto mi sia mancato il fiato alla sua richiesta. Era in mio controllo? Certo che no! Era in suo controllo, neppure. Ci accordammo sul fatto di lavorare per esplorare, dare una possibilità alle persone, migliorare alcune capacità relazionali e decidemmo di iniziare il percorso insieme. Ora, dopo tre mesi e a poco più della metà del nostro percorso, Maria ha acquisito più tranquillità nel conoscere persone in ambienti nuovi, sa come intrattenere una conversazione in modo piacevole e naturale e sa anche tranquillizzare la sua parte emotiva quando si ricorda che «Non ho ancora trovato un fidanzato». Accetta le obiezioni interne e lavora insieme ad esse per crescere. L’ultimo stimolo che abbiamo individuato in coaching è stato il modellare sé stessa. Molto empatica e capace in classe, rispettosa dei tempi dell’attenzione, abile osservatrice degli interlocutori, capisce e sa come gestire i ritmi della comunicazione in aula: questi aspetti sono diventati il nostro modello perfetto per “generalizzare” ad altri ambiti della sua vita queste sue maestrie.

Stefania mi ha contattata per i figli, in particolare la primogenita. Dopo due percorsi insieme abbiamo fatto così tanta strada che la figlia si sente rassicurata, parlano, Stefania pone domande e la rende autonoma e responsabile delle sue cose. Stefania ha imparato a porre domande in funzione di ciò che vuole promuovere o proporre, dare l’esempio in modo coerente, mettersi nei panni degli altri, sospendere giudizi e conclusioni in base alla propria mappa del mondo, gestire gli sfoghi emotivi e capire le paure e i bisogni emotivi delle persone accanto. Il percorso con Stefania è stato quello di partire da lei per agevolare (non aiutare, non gestire, men che meno dettare) il clima emotivo famigliare. Su cosa abbiamo lavorato? Intelligenza emotiva e intelligenza linguistica. E tutto ciò che è iniziato per la primogenita ha poi portato frutti su di sé e anche sulla sua relazione coniugale.

Veronica è una manager in una filiale di un noto brand nazionale. Ha sfide sia con colleghi sia con responsabili, quindi vuole potersi relazionare meglio sia verticalmente che orizzontalmente. Le nostre sfide sono le classiche di “executive coaching”, che poi alla fine come vedrai non si tratta altro che di saper comunicare e valorizzare la controparte, sviluppare assertività ed empatia. Con Veronica il percorso l’ha aperta alla comprensione di altri, accettandone i limiti. Limiti di comunicazione, di coinvolgimento nella mission aziendale. Chiedendoci il “perché” non esprimessero ciò che pensano o non si sentissero eticamente coinvolti come lei, Veronica ha capito che altre persone hanno altri valori, altre modalità e altre priorità. Almeno in un determinato momento della loro vita e in un certo ambito, quello lavorativo. Il fatto di non vedere il mondo allo stesso modo non deve impedirci di non avvicinarci empaticamente agli altri e crescere, comunque, insieme, nel rispetto di tutti.

Alice mi ha scritto inizialmente per imparare ad accompagnare meglio suo figlio negli anni difficili della preadolescenza. Alice è stata magica, prima che ci conoscessimo ha aiutato da sola il figlio con carenze di calligrafia e ortografia e insieme, grazie a libri che lei ha accuratamente studiato e messo in pratica, hanno risolto il gap con i compagni e le diagnosi di disortografia e disgrafia. Il supporto costante e strutturato di mamma Alice ha aiutato il figlio a sentirsi più sicuro nell’allenarsi, a proprio agio sia nello sbaglio che nel miglioramento. Noi non abbiamo fatto altro che coronare un percorso già egregiamente iniziato da lei. Abbiamo poi proseguito con un altro percorso, questa volta di Life coaching. Alice sta ora allenando l’ampliamento della visione empatica nelle relazioni e il prendersi cura di sé stessa a livello emotivo. Quando l’amore (dato da posizioni empatiche) fa parte della nostra giornata, le lamentele non hanno più terreno su cui nutrirsi e… svaniscono.

Barbara è un’imprenditrice in un’azienda di famiglia. Bravissima persona che da anni ha tarpato, a beneficio del lavoro, il suo lato creativo e anche lo spazio personale. Abbiamo lavorato a livello relazionale per dare forza e struttura ai suoi modi già molto etici e corretti in azienda, tra soci e dipendenti. Alleggerite alcune incomprensioni sul lavoro, ci siamo permesse di dedicarci con piacere alla sfera personale, per riprendersi la giusta importanza da riservare prima a sé e poi a tutto il resto. Perché se stiamo bene noi con noi, anche gli altri stanno bene attorno a noi. Le ricadute hanno fatto parte del nostro percorso, la tolleranza aiuta a mantenere una visione a lungo termine. Nella ricerca di un proprio equilibrio emotivo, non è veramente importante se certi giorni non va poi così bene o se alle volte si cade ancora nel dedicarsi poco tempo. Barbara sa che può sempre contare su di sé e sui suoi cani.

E poi ce ne sarebbero tante altre di storie di crescita che ho conosciuto nell’ultimo anno e magari te ne presenterò altre lungo il testo: come per Andrea che prima di dimagrire vuole imparare ad ascoltarsi e rispettarsi, Graziella che è commercialista e mi ha cercata in previsione di un grosso contratto e più responsabilità, Cinzia che voleva dimagrire bene, oltre il mangiar sano, Marco che sta cambiando lavoro e coronando il suo sogno imprenditoriale, Sara che vedeva tutto o bianco o nero e invece il mondo è fatto a colori, Rosa che doveva solo imparare a rassicurare la sua parte emotiva spesso preoccupata, Anna che accompagno ma che in realtà fa praticamente tutto da sola, Ingrid che mi ha permesso di allenare il coaching in inglese o Luigi che voleva un supporto per la preparazione di un esame di stato importante. Ogni percorso m’insegna sempre molto sulle immense risorse che abbiamo a disposizione anche quando non si vedono chiaramente. Con questo libro vorrei che la tua curva di miglioramento si accorciasse quel tanto da semplificarti la vita, proprio come le storie che leggerai. Iniziamo?

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