Wellness Coaching per Professionisti
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Capitolo 8

35 idee curiose da proporre al cliente

34 min

Divertiti nell’assistere e mostra al tuo cliente quanto può essere bello e arricchente ottenere ciò che vuole. Liberiamoci dalla cultura della colpa una volta per tutte. Parlavo ieri con una mia coachee molto acuta e mi raccontava come per lei fosse difficile complimentarsi con sé stessa, nonostante tutti i risultati comportamentali ed emotivi già consolidati.

Come quando un figlio torna a casa con un 6 e il genitore, anziché complimentarsi per la sufficienza, si pone subito in atteggiamento di critica e colpa chiedendo «Come mai così poco?», così facciamo con noi stessi. Spesso il tuo cliente fa molti sforzi per stravolgere le proprie routine e introdurre un po’ di movimento o qualche verdura sfiziosa e non guarda a quanto fatto, né a quanto ottenuto… Guarda solo a ciò che manca!

Ahi ahi, accompagna il tuo cliente a vedere il lato leggero, divertente, piacevole, liberatorio di un dimagrimento “per conseguenza”. Sì, perché, tu non aiuti a dimagrire, aiuti a liberarsi e a volersi bene. Qui ti presento 35 esercizi mentali da proporre ai clienti nei tuoi incontri. Scegli quelli più adatti al momento e alla persona.

1 - La promessa a sé stesso

Invita il tuo cliente a impegnarsi con sé stesso con una promessa, proprio come farebbe con un figlio o sul lavoro. Anche questo è importante. Ci sono persone che ritengono importanti solo gli impegni presi con gli altri e meno con sé stessi. Aiutiamolo a ricordarsi che anche gli impegni con sé stesso sono rilevanti.

Chiedigli di impostare una promessa che consideri soprattutto il lato comportamentale ed emotivo, cioè ciò che è in suo controllo, qualcosa del tipo:

Prometto a me stesso di parlarmi incoraggiandomi, di esplorare nuove idee per mangiare le verdure almeno due volte a settimana, di camminare tre chilometri al giorno per almeno quattro volte a settimana, di dialogare con il mio stomaco ai pasti e introdurre la scala di sazietà per allenarmi a mangiare il giusto.

Ricorda al tuo cliente di promettere senza esagerare. Sempre nell’ottica del “vincere facile”, iniziate sotto la soglia del “fattibile” e non tirate la corda. Se, per esempio, proporsi di percorrere cinque chilometri al giorno è troppo al momento per il cliente, tra chili in eccesso, tempistiche, stagione e meteo, sarà meglio abbassare la barra delle aspettative per essere quasi sicuri di vincere. E se, in più, non è certo di mantenere la promessa tutti i giorni, potrà impegnarsi a percorrere tre chilometri al giorno per almeno quattro volte a settimana, per esempio.

2 - Perché lo vuole?

Suggerisci al tuo cliente di individuare i suoi vantaggi: perché vuole dimagrire? Non certo perché lo dice il medico… o non solo almeno. Aiutalo a coltivare motivazioni soggettive e perciò forti. Potrebbe essere per una miglior digestione, per avere più energia per star dietro al lavoro e ai figli, per pura e sana vanità e rimettere quel vestito troppo a lungo fermo nell’armadio…

Aiuta il tuo cliente, o dagli un esercizio mentale da fare a casa, per motivarsi. Ricordagli che 1. Non lo fa per te, ma per sé e 2. Non c’è bisogno di sedersi alla scrivania, può anche pensarci mentre fa due passi e va a comprare il pane o lava i pomodorini per l’insalata della sera. Ricordarsi perché lo vuole deve essere motivante, ispirante e non fonte di sofferenza.

3 - Chi vuole essere?

Salite di livello. Nella Piramide dei Livelli Logici di Dilts che ti ho mostrato in precedenza, qui stiamo lavorando a livello identitario. Chi vuole: e non chi deve o chi può. Chi vuole essere: e non solo diventare ma essere, restarci Magro Naturalmente.

Chiedigli di pensare a sé in termini di persona che è Magra Naturalmente:

  • nei gesti,
  • nei pensieri,
  • nelle convinzioni,
  • nell’approccio con il cibo e con il movimento.

Il suo dialogo, sia con te sia con sé stesso, potrebbe essere qualcosa come:

Voglio essere una versione migliore di me, prendermi cura del mio corpo, della mia salute, mangiare per fame e piacere, fermarmi alla giusta sazietà, parlare in modo incoraggiante e complimentarmi per ogni minima azione che compio in favore del mio benessere e equilibrio, in generale e a tavola.

Chiedigli di pensare a sé come persona che pensa al cibo quando è utile e in termini positivi e non di privazione o colpa. Chiedigli di costruire una identità che sia anche fattibile in base alla sua condizione attuale. Ad esempio, i fianchi prominenti resteranno tali probabilmente più armonizzati.

4 - Chi conosci che…?

Lavora con il concetto di modeling. Aiuta il tuo cliente a osservare attorno a sé in termini di utilità e non di colpa. Chi conosce che mangia il giusto per gusto e nutrimento, che si muove per piacere e per restare in forma, che considera il cibo sia nutrimento sia fonte di piacere in modo equilibrato?

Invita il tuo cliente a pensare a tre persone che possono servire da modello per aspetti utili da adottare e fare propri: pensieri, atteggiamenti, azioni.

Le persone osservate e poi prese a modello non devono certo essere perfette. Suggerisci al tuo cliente di prendere a modello “parti” e “pezzi” utili, cioè comportamenti e atteggiamenti, pensieri e convinzioni, e non tutta la persona. Io faccio sempre i soliti esempi chiarificatori:

  • la collega magra naturalmente, è antipatica ma ha un ottimo approccio al movimento e quindi modelliamo solo questo
  • il figlio piccolo che non ha quei filtri mentali appresi che ostacolano il tuo cliente, il figlio vuole la focaccia, ne mangia un quarto e poi la lascia lì, per dopo. Ha soddisfatto gusto e fame ed è finita lì.

Tu prova a porgli queste domande e nel seguente ordine:

  1. Chi conosci che fa cose, pensa cose, ha atteggiamenti utili da adottare?
  2. E cosa accadrebbe se anche tu li adottassi?
  3. Sarebbe fattibile?
  4. Ti piacerebbe?
  5. E dopo una settimana o due, come cambierebbe il tuo rapporto con il tuo corpo, cibo, dimagrimento?

5 - Non importa più

Aiutalo a staccarsi dal passato. Lui (o lei) non è grasso/a per identità, lo è per comportamenti ripetuti. Non è destinato a nulla se non a quello che ripete ogni giorno. Aiutalo a ricordarsi che “non importa più”.

Non appena subentrano quei pensieri limitanti di colpa, ricordagli di rispondere con “non importa più”. E proponigli di pensare a correzioni utili, piacevoli e fattibili.

Suggerisci questo pattern linguistico:

  • Non importa più, cosa posso fare per…?
  • Non importa più questo, cosa voglio fare oggi per?

Il tuo cliente potrebbe aver quindi bisogno di ricordarsi spesso che «Non importa più se per anni ho fatto certe cose, cosa posso fare oggi per me? Come voglio prendermi cura di me, del mio stomaco, energia e corpo oggi?»

6 - Metti da parte la bilancia

Ne abbiamo parlato poche pagine fa, la bilancia non è un giudice, è una alleata, una fan, una conferma. Suggerisci al tuo cliente di usarla per fare il tifo e non per criticare. Se il cliente aveva un incontro ravvicinato con la bilancia ogni santo giorno, suggeriscigli di “disintossicarsi”. Non è un chilo in meno o in più che – a mio parere di coach – fa la differenza. Non c’è da festeggiare per un chilo in meno, né da disperarsi per uno in più. Il nutrizionista che mi legge lo sa bene, dipende dal cibo dei giorni prima e non ha messaggi importanti da condividere.

Con che frequenza ritieni che il tuo cliente (per peso, azioni intraprese, età, metabolismo ecc) possa pesarsi secondo te? Ricorda che la risposta che darai è sempre legata allo stato d’animo che vuoi produrre nel cliente: libertà e liberazione. Mai di colpa o privazione.

Se ritieni che il suo rapporto con la bilancia non sia produttivo al percorso, suggeriscigli di spostarla in un luogo poco accessibile. Una mia cliente di recente l’ha messa in fondo al cesto dei vestiti sporchi! Un’altra, ricordo in passato, aveva perfino deciso di metterla in solaio tanto ne era ossessionata e voleva liberarsi dal condizionamento malsano che aveva creato.

7 - Diventare magro o vivere da persona Magra Naturalmente?

Se il tuo cliente si riduce sempre a pensare in termini di chili, ti suggerisco di insistere su una visione più ampia. Se necessario, provoca la sua visione con questa domanda: è più importante diventare magri o vivere da persone magre naturalmente?

Retorica? Certo! È molto importante che il tuo cliente dissoci i chili dall’identità o dalla stima di sé. I chili sono solo chili e lui o lei è una persona meravigliosa che sta lavorando con sé stessa per diventare una persona Magra Naturalmente.

Insisti e ogni tanto riproponi questa importante distinzione, prima o poi, vedrai, farà breccia.

8 - La Ruota della vita

Guarda la seguente immagine che esplora il concetto di ecologia visto in precedenza parlando di obiettivi ben impostati. Come vedi, su 9 spicchi che rappresentano varie aree della propria vita da considerare, ce ne sono almeno due che coinvolgono il dimagrimento: Salute fisica e Salute mentale. Tuttavia, possiamo dire che un calo di peso piacevole e naturale apporterà dei benefici anche a tutte le altre aree. Ne convieni?

Una Ruota della Vita che giri e proposta al tuo cliente servirà a vari scopi:

  1. Per fargli vedere che il dimagrimento apporta benefici a tutti gli aspetti della vita
  2. Per ricordargli che non può escludere il resto della sua vita solo perché adesso si è deciso a perdere peso.

La perdita di peso dovrà essere seguita insieme e senza trascurare gli altri aspetti come lavoro, affetti, svago. Anzi, TU VUOI che il tuo cliente punti a un dimagrimento che arricchisca e che porti vantaggi al resto e non viceversa.

Ruota della vita
Ruota della vita

La Ruota della Vita che ti propongo è generica e tu puoi scegliere di adattarla al tuo cliente, per numero di spicchi e per titoli attribuiti alle aree importanti della vita. Lo scopo della Ruota della Vita (che vedremo insieme al corso “Wellness Coaching per Professionisti”) è prima quello di scattare una fotografia dello stato attuale, e poi quello di costruirsi una fotografia di ciò che si vuole migliorare nella propria vita.

La Ruota della Vita, per ciascuno spicchio tra raggi è quindi colorata dal centro verso la circonferenza in base a quanto è soddisfatta l’area che stiamo analizzando. Ad esempio, immagina una cliente che ti racconta che, allo stato attuale, il peso e il mangiare compulsivo le portano via energia e molto altro. Non si sentirà soddisfatta, per esempio, né dello spicchio “Tempo libero/svago” né della “Salute mentale”, quindi le colorerà poco lasciando molto dello spicchio in bianco. Immagina che poi colori la sua Ruota della Vita che vorrà vivere tra un anno. Con la perdita del peso che potrete raggiungere lavorando insieme, la tua cliente potrà serenamente affermare che lo spicchio “Tempo libero/svago” sarà sicuramente più riempito e soddisfacente perché potrà riprendere a fare quelle attività che la divertono e ora la limitano troppo; e che lo spicchio “Salute fisica” sarà migliorata, non solo perché le ginocchia le faranno meno male, ma perché l’alleggerimento di peso le permetterà di avere più energia, digerire meglio, sentirsi più presente.

Insomma, la Ruota della Vita ci permette di vedere quanto le aree della nostra vita siano correlate e quanto un solo cambiamento possa apportare benefici in generale a tutta la vita… E, con le giuste azioni, tutto potrà girare meglio.

9 - Non si può giocare a pallavolo con le pinne!

Un giustopesopersemprista che ha perso 6 kg in un ottimo tempo, proprio usando le 7 mosse, in un periodo di ricovero da una operazione e perciò di riposo mi ha fatto questo esempio a un corso: «Non si può giocare a pallavolo con le pinne!»

Lui voleva dire che per dimagrire bene e una volta per tutte bisogna conoscere gli strumenti giusti e usarli nel modo giusto. Le pinne sono utili in altri contesti e non sul campo di pallavolo.

Ricorda al tuo cliente che se gli parli di pensare in positivo e di parlarsi per incoraggiarsi, è perché lo faccia e non per dirti solo che hai ragione.

E poi ricordagli anche che l’acqua bolle a 100 gradi, altrimenti la pasta viene scotta. Ciò significa che ci vuole tempo per far bollire l’acqua e poi avere un piatto di spaghetti, avere fretta non porta da nessuna parte.

10 - Usa la fantasia!

Suggerisci al tuo cliente di avere fantasia e non imporre combinazioni di cibi o menù vincolanti. Se proprio vuoi proporre, usa le domande. Per esempio: «Ha mai provato a farsi una bella insalatina prima del pasto?» «Le andrebbe?» «Sarebbe fattibile o complicato?» «Cosa ne dice delle zucchine?» «Come le piacciono, saltate a cubetti o rondelle? Oppure bollite con parmigiano e olio?»

Insomma, invita il tuo cliente ad allenare la fantasia e poi – se proprio vedi che non ne ha a tavola – proponi con domande. Usa queste formule:

  • ha mai pensato a
  • ha mai provato
  • cosa ne dice di
  • vorrebbe provare a
  • e se le proponessi di…

Così non imponi, suggerisci. Insinui idee.

11 - L’aperitivo di verdure

Una cosa che io stessa adotto per me e la mia famiglia è l’aperitivo di verdure. E se capita di parlare del “cosa mangiare” con i miei clienti, io so che non posso mai suggerire combinazioni di cibi… Però, essendo coach, posso sempre porre domande. Se, per esempio, sospetto che il o la cliente sia limitata da convinzioni non utili sulle verdure “che non sono buone” o “che non mi sono mai piaciute” perché “non sono mica una capra”… E la buttano sul ridere.

Io faccio domande, per esempio:

«Ah, e quindi, non ti piacciono proprio le verdure?»

«Proprio niente?»

«Ah, ok, quindi le carote sì.»

«Bene, e hai mai provato a fartele come aperitivo se hai fame prima di cena e devi aspettare l’orario valido per tutti?»

«Anche solo tagliate a listarelle e con un po’ di sale e spezie sopra per insaporirle?»

«Vorresti provare?»

«Ottimo, per esempio, quando potresti e vorresti provare nei prossimi giorni?»

Agganciata la curiosità, possiamo man mano ampliare la mappa del cliente proponendo altre verdure da provare. Le verdure crude e facili sono un ottimo fast food ma certo non junk food. Esempi? Cetrioli e sale e spezie, così per finocchio, ravanelli, pomodorini, sedano, peperoni crudi, funghi parigini a fettine, rucola come fosse patatine…

Attenzione però, non sei tu a scegliere, sono loro. E se proprio vuoi suggerire fallo con domande. Sempre. Chiedi di immaginare ciò che hanno in frigo al momento e cosa potrebbero scegliere come verdura gradita e cruda per farne uno spuntino sano e sfizioso.

Lascia che ci pensino, non aver paura delle pause e dei silenzi. Hanno bisogno di pensare, immaginare e farsi mappe mentali.

12 - Qualcosa che sia…?

Negli anni ho imparato che la richiesta è sempre la stessa, tutti noi vogliamo mangiare qualcosa che rispetti questi quattro requisiti: Sazietà, Leggerezza, Qualità, Soddisfazione.

Un cibo deve essere (o noi vogliamo che sia) saziante, leggero da digerire, di qualità e soddisfacente in termini di gusto. Confermata questa esigenza anche per il tuo cliente, potresti chiedergli di porsi le seguenti domande:

«Cosa voglio mangiare oggi che sia: 1. Giustamente saziante, 2. Leggero da digerire, 3. di Qualità in termini assoluti e sia per eventuali tolleranze o allergie e 4. Soddisfacente per il palato, olfatto, mente?»

Potete già allenarvi a pensare insieme ad almeno cinque alimenti che lui/lei ritiene corrispondenti ai canoni di cui sopra? Aiutalo a vedere in termini di caratteristiche e a riempirsi la mappa, sarà più facile che da solo riuscirà a guidarsi nella scelta dei cibi rispettando (quasi sempre) queste caratteristiche.

13 - Parlare al passato

Noi siamo ciò che ci raccontiamo di essere, fare, credere, sentire. Noi siamo e ci commentiamo di continuo per dare significato alla nostra vita. Fai in modo che il tuo cliente colga l’importanza del parlarsi a favore dell’obiettivo.

Se continua a usare il tempo presente per ciò che non vuole più fare, correggilo ogni tanto (senza risultare pesante). E poi, chiedigli se vuole provare anche lui a dirsi che “prima mangiava velocemente/troppo/extra/male…”. Prima facEVA e non è detto che oggi debba continuare a fare così.

Si tratta di azioni che diventano un’abitudine se ripetute, altrimenti fanno presto parte del passato.

Suggeriscigli allenamento con la seguente formula linguistica:

«Io prima credevo/ facevo/ pensavo Y, ora invece voglio/vorrei Z perché mi fa sentire…»

Ad esempio, al cliente puoi suggerire di mettere al passato le seguenti “azioni” fisiche o mentali:

  • mangiare troppo
  • mangiare velocemente
  • mangiare oltre
  • mangiare senza assaporare
  • non ascoltarsi
  • non rispettare la sazietà
  • insultarsi
  • denigrarsi
  • criticarsi
  • focalizzarsi sui fallimenti
  • pensare sempre e solo a…
  • frequentare solo certi corridoi al supermercato
  • cucinare le verdure in modo noioso
  • restare sul divano
  • mangiare senza assaporare
  • comprare cibo “vuoto”
  • …

E suggerisci di esercitarsi a creare frasi che mettono quelle azioni (mentali o fisiche) al passato per poi dirsele quando fa altro: mentre sistema cose, mentre fa due passi, mentre si lava i denti, fa la doccia…

14 - Devo o voglio?

Il tuo cliente non “deve” dimagrire, nemmeno se glielo consiglia il medico. Lui o lei lo “deve” solo a sé, e quindi sarebbe meglio cambiare verbo modale. In pratica, non lo deve a nessuno, solo a sé stesso. Se, quindi, quei "devo" non sono obblighi ma presentano vantaggi personali, suggerisci al tuo cliente di usare i “voglio”.

La tua cliente non deve dimagrire, lei vuole perdere i chili in eccesso in modo sano, nei tempi giusti e restare al giusto peso per sempre.

Il tuo cliente non vuole fare una dieta, vuole ritrovare il giusto peso mangiando cibo sano e gustoso, nutriente e sfizioso, rispettando la fame e la sazietà, per prendersi cura di sé in generale e godere comunque del piacere della tavola.

Prova questo approccio: se il tuo cliente usa troppi “devo” e li vedi volare tra voi durante la consultazione, suggeriscigli di cambiarli in “voglio” o in “vorrei”. A dirla tutta, raramente i “devo” sono usati in modo corretto: noi non “dobbiamo” pagare le tasse, sì, certo, dobbiamo, ma perché? Perché contribuiamo (o così vorremmo che fosse e ci piace dare il buon esempio) a sostenere i beni comuni come i luoghi pubblici, gli ospedali, le scuole, le strade e i parchi o le spiagge. Ti torna? È il “perché” che fa la differenza. Paghi le tasse perché è giusto, etico, sociale, rispettoso. I tuoi clienti mangiano giusto per sé, il proprio corpo, le cellule, la salute, il fegato e gli altri organi, le giunture e l’energia, il futuro, l’esempio che possono dare in famiglia.

È il “perché” che trasforma un “devo” in un grande e forte “voglio”.

15 - Con la faccia di oggi

Se il tuo cliente continua a guardarsi indietro, come un guidatore in autostrada che pretende di andare a 100 all’ora concentrando lo sguardo solo sullo specchietto retrovisore, è bene dirglielo: non si può pensare che il dimagrimento ci riporti indietro di 20 o 30 anni. O meglio…

Il dimagrimento riporta all’energia di allora, alla vitalità, alla leggerezza. Tuttavia, le rughe e la saggezza nello sguardo resteranno.

Se il tuo cliente fa l’errore di immaginarsi dimagrito (cioè Magro Naturalmente) ma con un viso che non è più il suo, suggerisci molto semplicemente di immaginarsi man mano con un peso che cala E con il viso di oggi. Il rischio di focalizzarsi su chi era PRIMA è di generare solo frustrazione e dirsi che “tanto non potrò mai tornare così”.

Certo che non potrà più tornare indietro, ma può sempre andare avanti: alla versione attuale di sé E normo peso.

La coerenza è un elemento fondamentale nelle visualizzazioni e se è assente la mente inconscia del tuo cliente non si sentirà attratto da quella immagine. Vedersi come era e non potrà mai essere non lo aiuterà: vedersi con il viso di oggi e un corpo normo peso e in forma è sia realistico sia motivante, giusto?

Puntate sul realistico e motivante!

16 - Quale frase incoraggiante oggi?

Consiglia al tuo cliente di parlarsi PER incoraggiarsi. Pur restando realistico negli obiettivi e nei tempi, ricordagli/le quanto la parola sia potente. La parola è la prima medicina, il primo stimolante e la prima “dieta” da seguire. Suggeriscigli di incoraggiarsi spesso. Con frasi del tipo:

  • Mi piace
  • Mi sento bene
  • Così sono più io
  • Così esprimo me stessa/o
  • Così mi rispetto
  • Oggi voglio prendermi cura di me
  • Oggi voglio respirare, sorridere, fermarmi
  • Oggi mi amo e lo dimostro nelle piccole cose
  • Mi guardo e mi rispetto
  • Mi nutro e mi rispetto
  • Mi nutro e mi amo
  • Se sbaglio lo accetto e mi rialzo
  • Sto bene con me stessa/o
  • Accetto e miglioro
  • Lascio andare e mi prendo cura di me
  • …

Fai in modo che siano frasi sentite per loro, suggerisci ma poi lascia loro il tempo di trovare le migliori, quelle che fanno veramente vibrare il loro sistema nervoso.

17 - Ascoltare lo stomaco

Invita il tuo cliente ad ascoltare le esigenze dello stomaco: di cosa ha bisogno oggi? Cosa vorrebbe veramente? Spesso, chi mangiAVA per altre ragioni oltre la fame, ascoltava esigenze emotive e non lo stomaco e quando ci mettiamo veramente ad ascoltare le esigenze del nostro corpo, scopriamo che sono molto semplici. Quindi, chiedi al tuo cliente di ascoltare lo stomaco chiedendosi semplicemente:

- di cosa ho bisogno oggi?

Di cosa ha bisogno veramente il suo corpo? E il suo stomaco? Cosa, ascoltando, riceverebbe come messaggio? Concordate insieme qualche idea che sia salutare, nutriente, saziante e sfiziosa.

18 - Come mangiano i bambini?

Se il tuo cliente ha dei figli, sfrutta la situazione e suggeriscigli di “modellare”, cioè di prendere a modello i figli se sono personcine Magre Naturalmente. Vado quasi sul sicuro suggerendoti di prendere i figli a modello se sono normo peso e se sono relativamente piccoli da non aver ancora subito e appreso comportamenti scorretti con il cibo.

I bambini normo peso e magri naturalmente sono quelli che mangiano sia per gusto sia per fame, e basta. Se, per esempio, un bambino di 4 anni vuole ardentemente una focaccia, di solito la sceglie semplice e poi se la gusta pian piano, fino a che è sazio. E, anche se ne avanza più della metà, alla sua età è lo stomaco che comanda: e lo stomaco ha detto “basta, sono sazio, grazie”. Non prova alcun senso di colpa per averla avanzata, anzi potremmo dire che è soddisfatto. Anzi, alla sua età mangiare una cosa buona e assaporarla in pieno è vera fonte di felicità.

Se il tuo cliente ha figli che potrebbe definire Magri Naturalmente, cioè con il giusto attaccamento e rapporto con il cibo, allora suggeriscigli di fare come loro nel gustare, nel dire “ok, sono sazio”, nella scelta senza colpe né vergogna.

Assaporare e godere.

Mangiare è uno dei piaceri della vita, perché vergognarsene? Perché privarsene? Perché sentirsi in colpa poi? Perché farlo di nascosto?

Aiuta il tuo cliente a rivedere eventuali convinzioni dannose nei confronti di un atto che è sia nutrimento sia piacere, sia rispetto della sazietà sia godimento dei sensi.

Se il tuo cliente comincia a mangiare assaporando, godendo dei sapori, ingredienti e combinazioni, lasciando che anche l’olfatto interno al cavo orale e le papille gustative ne traggano piacere, allora sarà molto probabile che mangerà “meno del solito” e quindi giusto.

Provare per credere!

19 - Mangiare bendati

Se però il tuo cliente tende ancora a mangiare troppo velocemente e a dimenticarsi dei sapori, del rispetto del corpo, di prendere a modello suo figlio che impiega 10 minuti buoni a mangiarsi il gelato che nel mentre sta colando sui pantaloni, allora suggeriscigli la seguente: provare a mangiare bendati.

No, non alla cieca: prima potrà vedere il piatto, assicurarsi che ci siano alimenti che apprezza e sceglie, che non ci siano cose estranee insieme al cibo e che non potrebbe o vorrebbe ingerire e poi potrà serenamente bendarsi o chiudere gli occhi.

Perché?

Perché mangiare con gli occhi bendati è un’esperienza che esalta tutto… tutto ciò che lui o lei dovrebbe attivare ad ogni pasto: olfatto esterno, gusto, consistenza, olfatto interno, masticazione, pause.

Ecco alcuni suggerimenti banali ma non scontati: suggerisci alimenti che non necessitino l’uso del coltello (!), suggerisci una porzione giusta e non misera, suggerisci di divertirsi.

E sai quale potrebbe essere una piacevole sorpresa per il tuo cliente? Che si senta sazio prima di finire quanto ha nel piatto. E sai perché? Perché non si baserà affatto sul giudizio degli occhi, abituati a vedere le solite quantità, ma solamente sul giudizio dello stomaco e della giusta sazietà.

20 - Se il perché è grande, è solo una questione di come

Nelle pagine precedenti, mi hai già letto girare intorno a questo concetto. Questa frase è di Jim Rohn e ci spiega che se la motivazione è alta, è solo questione di scoprire come fare per arrivarci:

Se il perché è grande, è solo una questione di come.

Chiedi al tuo cliente I PERCHÉ (al plurale) vuole tornare normo peso (meglio che “dimagrire”) e restare una persona Magra Naturalmente, in libertà e per sempre.

Perché il tuo cliente vuole tornare normo peso? Perdere quei chili in eccesso?

Forse per l’energia? Una miglior digestione? Per dare l’esempio ai figli? Per liberarsi da tutti quei pensieri sul cibo? Per sentirsi di nuovo padrone dei propri pensieri? Perché ha superato tanti ostacoli nella sua vita e questo è il momento giusto? Per amor proprio?

21 - Rubare le convinzioni

Una convinzione è un pensiero sulla realtà, non è detto che sia vera, sempre vera o potenzialmente falsa. Non è importante (a meno che non danneggi gli altri) se sia considerata giusta o sbagliata. L’importante quando si crede qualcosa è se sia utile o no a sé, quindi se sia giusta o no… per sé.

È vero o no che la genetica concorra all’accumulo di chili? Non è la questione giusta. La domanda da porsi è: è utile o no?

È vero che la menopausa porti a un aumento di peso? È giusto crederlo? Anche qui, non ci interessa se per la maggior parte delle donne sia così. A noi interessa sapere se sia una verità assoluta: se non lo è, possiamo credere altro. Quali altre donne conosce la tua cliente che siano già in menopausa e che restino normo peso? Cosa fanno? Cosa credono? Come mangiano?

Chiedi al tuo cliente di “rubare” le convinzioni utili da persone attorno che sembra abbiano convinzioni più funzionali. Funzionali a sé e al proprio obiettivo.

22 - La sua montagna

La metafora della montagna rappresenta il percorso. Rappresenta la fatica, la voglia di salire, l’ossigeno, la respirazione piena, la pelle fresca, il sudore sulla fronte fresca.

La metafora della sua montagna rappresenta il cambiamento per il tuo cliente, le conquiste di ogni giorno, dal primo fino ad oggi e nei giorni che verranno, i successi, le cadute, la determinazione, anche quando non si vede per nulla la fine della salita.

Suggerisci la metafora della montagna e rassicura il tuo cliente che la cima è sempre vicina se la pensa, se la immagina, se si ricorda che ha tutte le capacità per arrivarci.

23 - Che radio ascoltare?

Continuando a parlare di dialogo interiore è importante far capire al tuo cliente che la motivazione non proviene da te, tu sei solo un mezzo a disposizione, tu sei al servizio del suo obiettivo. Tu sei lì per supportare e non per giudicare. La motivazione pertanto non dovrebbe provenire da te, dovrebbe provenire da sé: dal proprio dialogo interno, dalla radio che fa girare nella sua mente tutto il giorno.

Osservate: quanto tempo passa a parlarsi del cibo o del peso in eccesso? E come si parla, in modo propositivo o non utile? Le parole che fa girare nella sua mente sono motivanti o frustranti? Colpevolizzanti? Paralizzanti? Deprimenti?

Aiutalo sia a capire l’importanza di una buona “radio” interiore sia a gestirla questa radio, proprio come se ne fosse il deejay e potesse scegliere quale musica mettere e quali notizie diffondere.

24 - Il potere della metafora

Abbiamo già incontrato la montagna come metafora. Le metafore sono immagini che arrivano direttamente alla mente inconscia senza doverle spiegare. Bypassano totalmente la parte razionale per arrivare alla comprensione inconscia e voi le potete sfruttare per suggerire cambiamenti a livello comportamentale.

Per esempio: come sarebbe utile per il tuo cliente vedersi mangiare? Titti o Porky? Un coniglietto o uno che fa a gara a quanti hamburger ingolla in cinque minuti?

Come sarebbe utile vedersi fare movimento per motivarsi? Come un puma o un bradipo? Come uno stambecco o un ippopotamo?

Come è utile alzarsi al mattino? Sentendosi un centro città con i livelli di CO2 superiori alla norma o come un cielo terso striato di fasci di rosa e giallo al sorgere del sole, gli uccellini che cantano e l’aria fresca e pulita?

Se possibile, evita di suggerire e prendila come un gioco. Fai giocare il tuo cliente e prendere dimestichezza con la riattivazione della fantasia.

25 - Come se…

Proponi questo “gioco” mentale al tuo cliente per immaginare come si sentirebbe “come se”:

  1. avesse già raggiunto il proprio obiettivo
  2. lo avesse consolidato da alcuni anni
  3. se fosse una persona che non ha mai avuto “quei problemi”

La tecnica del “come se” in PNL e coaching è un esercizio classico e permette di evitare discussioni su ostacoli e tutti quei “ma” interni della parte emotiva che rischiano di fare da barriera e trasformarsi in scuse.

Immaginare “come se” permette di bypassare i fallimenti passati, di concentrarsi sul futuro, di alleggerire i programmi mentali e pensare subito al come ci si sente là, quando si è arrivati là.

L’intento di questo esercizio di immaginazione è quello di trasportare il tuo cliente in una dimensione fattibile ma più leggera. Prova a proporlo e vedi se si sente pronto a giocarci.

26 - Il tuo cliente è un condominio

Il tuo cliente è un condominio, anzi è una metropoli, anzi è una megalopoli con più di 20 milioni di esseri.

Nell’intestino del tuo cliente (come nel tuo e nel mio) ci sono 39 trillioni di microscopici organismi che lo considerano come casa. Se le cellule che compongono il nostro corpo sono 30 trillioni, il microbiota (cioè la flora batterica dell’intestino) è più popolosa e consta solamente dell’1% della nostra massa.

Il microbiota è una intera popolazione di esseri necessari alla nostra sopravvivenza, che vive e prolifera nel nostro intestino e che ci aiuta a tenere sano e forte il sistema immunitario. Lo coltiviamo grazie a cibo sano e variegato, grazie agli ambienti che frequentiamo e se abbiamo animali di casa.

Alcuni sostengono che il microbiota non influenzi solamente il nostro sistema immunitario e metabolismo ma anche il nostro umore. Essendo il sistema immunitario e nervoso interconnessi e avendo l’intestino un suo sistema nervoso enterico, è estremamente probabile che il microbiota, il sistema nervoso enterico e quello centrale siano connessi e si influenzino a vicenda.

Cosa interessa al tuo cliente? Potrebbe essere per lui utile sapere che il mangiare non influenza solo sul dimagrimento ma sulla salute e sull’umore? Ti piace come pensiero da condividere con i tuoi clienti?

27 - Le Positive Affirmation

Cosa sono le Positive Affirmation? In italiano sono le affermazioni positive, sono frasi che il tuo cliente può formulare e ripetersi per ricordarsi il suo “buon proposito” e per motivarsi al mattino o all’occorrenza durante la giornata.

Cosa dirsi? Ecco alcuni esempi di inizi di frasi affermative che il tuo cliente può usare:

  • Sono grata/o per…
  • Permetto a me stessa/o…
  • Prometto a me stessa/o…
  • Apprezzo che…
  • Accolgo…
  • Sono aperta/o a…
  • Mi merito di…
  • Scelgo di…
  • Mi libero da…
  • Credo in…

Accertati solo che le affermazioni positive suonino coerenti nella mente del tuo cliente. L’incoerenza è sinonimo di fallimento. Se il tuo cliente non crede a ciò che si dice per motivarsi abbandonerà ancor prima di provarci. E se non ci crede è perché forse sta puntando troppo in alto troppo in fretta, perché si dice cose che però non vuole veramente o non può coltivare o, ancora, che non sono in suo controllo. Accertati che ciò che si ripropone sia fattibile, desiderabile e che faccia vibrare il suo sistema nervoso.

E come può il tuo cliente ricordarsi di usarle? Io suggerisco di associare visualizzazioni, domande utili o, appunto, frasi motivazionali a momenti routinari sempre presenti nel quotidiano: si lava i denti almeno due volte al giorno? Si rade? Si spazzola? Si toglie il pigiama al mattino e lo indossa nuovamente la sera? Beve acqua? Prende la metro o entra in auto mettendosi sempre la cintura di sicurezza? Ecco, sfrutta queste azioni o micro gesti quotidiani per associarli alla gestione di una radio interna funzionale.

Sì, lo so, questo è un macro e importante concetto: quello SIA di imparare a guidarsi MA ANCHE quello di ricordarsi di guidarsi!

Al corso “Wellness Coaching per Professionisti” ne parliamo in dettaglio, sarà importante per te capire sia come motivare il tuo cliente sia come motivarlo a ricordarsi di prendersi cura del suo percorso di cambiamento. A casa loro sono “da soli”, insieme cercheremo di dar loro gli strumenti di coaching inconscio migliori per essere autonomi nel cambiamento profondo e una volta per tutte.

28 - 5 alla volta fa 30 in un attimo

Come come? Se il tuo cliente teme l’esercizio fisico proponigli di spezzettarlo. Se trenta addominali sono troppi, ci sta perché non iniziare da 5. E poi 5 dopo un minuto. E poi 5 e 5 e 5 dopo qualche giorno. E in un attimo, a intervalli di 5, gli addominali diventano 30 senza nemmeno sentirli.

Se suda, è fortemente in sovrappeso e anche camminare è complicato, suggerisci di spezzettare. Perché pensare subito in grande e tutto o nulla? Suggerisci di pensare “piccolo” e “per il momento”.

A volte alla parte emotiva delle persone spaventano i cambi di abitudini perché li concepiscono in termini assoluti: o tutto o nulla.

Guarda a questi pensieri:

  1. o devo fare gli addominali per tutta la vita, oppure posso non iniziare mai
  2. o devo camminare 5 km al giorno o posso non iniziare mai.
  3. perché se poi comincio e mi impegno con me stessa/o rischio di non mantenere la promessa…
  4. e se non mantengo la promessa per la vita, mi sento un impostore e mi inganno
  5. ah, forse non me lo merito veramente visto che sono così.

WOW! Hai visto che “radio” disfunzionale potrebbe partire nella mente di un cliente se non preveniamo? Tutto da un semplice pensiero formulato in termini assoluti. Consiglia al tuo cliente di pensare in modo flessibile: di settimana in settimana, in base a meteo, energia, umore, varietà e curiosità. Proponi divertimento e spirito di scoperta verso i propri limiti, la forza del proprio corpo, la soddisfazione da scoprire dopo aver fatto qualcosa, un qualcosa che sia sempre fattibile.

29 - Il polipo

E quando il tuo cliente vuole proporsi alternative a quei vecchi automatismi che non lo rappresentano più, suggeriscigli di “vincere facile”. Come potremmo pretendere di azzerare la potenza di un automatismo perpetrato per anni con la proposta di una sola alternativa? Seppur fattibile e piacevole? Non possiamo vincere uno contro uno. Dobbiamo giocare per numero. Per branco. Io suggerisco l’immagine del polipo.

Se l’automatismo del tuo cliente era di mangiare al ritorno dal lavoro, inizialmente per fame e poi per noia, come potremmo ribattere solamente proponendo alla sua mente inconscia una sola alternativa?

Immagina che una tua cliente ti dica che le piacerebbe tanto mettersi sul divano e leggere un libro. Bene, bello, ma… Ma è una sola alternativa da proporsi e non potrà mai vincere corpo a corpo con un automatismo protratto e rodato da anni. Cosa fare quindi?

Suggerisci di pensare in termini di numero, come i tentacoli del polipo.

Suggeriscile di pensare a circa 8 alternative fattibili e piacevoli da proporsi. Così, come una mano che avvolge un pugno, il suo “polipo” di alternative potrà avvolgere e annullare il potere del vecchio e antipatico automatismo inconscio.

La tua cliente dovrà probabilmente pensarci un po’ su. Dalle tempo, aiutala eventualmente con domande guida su hobby, tempistiche, ritmi di casa… Ti proporrà magari una passeggiata, lo stacco sul divano già menzionato, sistemare qualcosa in stanza, iscriversi a un corso di acquagym per due volte a settimana, riprendere un corso di formazione professionale online, fare un po’ di cyclette in casa, meditare o fare dello stretching… E, con un po’ di impegno, anche tra un incontro e l’altro tra voi, potrà avere una mappa variegata di possibilità da proporre a sé stessa al posto di “quella cosa là”.

Il polipo delle possibilità: un polipo con otto tentacoli numerati

30 - Non nominare l’automatismo invano

A proposito di “quella cosa là” suggerisci al tuo cliente di restare vago su ciò che vuole togliersi dalla mente. E sai perché? Perché la nostra capacità immaginativa è letterale. Non possiamo dirci di non pensare. È impossibile.

Non puoi non immaginare una giraffa viola a pois gialli. Non puoi. Prima la devi immaginare e poi negare. La mente dei tuoi clienti non può non immaginare le abbuffate ripetute, quelle mangiate di nascosto… Non può non provare la paura di fallire sempre presente… Non può non sentire i sensi di colpa che ha vissuto… Non può negare.

La nostra mente non può dire una cosa per negarla. Meglio è pensare ad altro. Meglio ancora pensare a ciò che si vuole fare, dirsi, credere, provare… essere.

Suggerisci al tuo cliente quindi di usare vaghezza quando sarà tentato di risvegliare vecchi concetti e immagini. Digli di dirsi “quella cosa là”, “quei comportamenti lì”…

E quando si dirà cosa vuole fare suggeriscigli di finire le frasi con “e basta”. Quale ti sembra più utile come frase da proporsi:

  1. Oggi voglio mangiare sano e gustoso, rispettare la vera fame e fermarmi quando lo stomaco sarà giustamente sazio e non fare come tutte quelle volte in cui mangiavo extra, mi gonfiavo, non godevo del cibo e poi mi sentivo pure in colpa!
  2. Oggi voglio mangiare sano e gustoso, rispettare la vera fame e fermarmi quando lo stomaco sarà giustamente sazio e basta.

Lo so, la risposta è scontata ma non è per nulla scontato come modello di comunicazione. Osserva i tuoi clienti mentre parlano e suggerisci loro di sostituire quei:

  • e non
  • evitando di
  • smettendo di…

Sostituendoli con un semplice “e basta” in caso.

31 - Coccolarsi: come?

La coccola non è solo fatta di cibo, dolce o salato. Cosa può essere una coccola per il tuo cliente? Riposarsi sul divano? Ascoltare musica? E quale? Guardare una serie TV anche leggera? Staccare sdraiandosi sul pavimento? Fare un po’ di stretching a caso? Bersi una tisana?

Suggerisci coccole che possono sostituire “quegli altri mezzi” non utili. Nel mio libro “Nei suoi panni” presento un esercizio di coaching che a me piace tanto: i crediti del benessere. Lo descrivo così nel libro «Immagina di avere un conto corrente che vuoi tenere sempre in positivo e che nutri con azioni o micro azioni che ti fanno sentire bene.»

Suggerisci al tuo cliente di tenere un bilancio settimanale del suo conto corrente del benessere, e che sia sempre in positivo: tra macro azioni come una gita fuori porta nel fine settimana o micro azioni come due passi al mattino del lunedì, una lettura per svago nel pomeriggio tornati a casa, un po’ di musica mentre si prepara la cena o si sistemano alcune cose in casa e una tisana per dare sollievo e calore al pancino (e al mega condominio) a fine giornata.

32 - Repetition is the mother of all skills

È sempre così: repetita iuvant, la ripetizione aiuta, giova. La ripetizione di concetti, frasi, domande utili, i “perché”, immagini di sé “come se”, immagini di sé “come se” si fosse già là o di sé più in là negli anni, in forma e sereni, metafore e associazioni mentali utili… Tutto aiuta se: 1. il tuo cliente lo ha trovato utile e divertente e se 2. lo ripete.

Fatto una volta è una bella esperienza. Fatto ogni giorno è una persona nuova.

La frase in inglese si traduce così: la ripetizione è la madre di ogni abilità. Cosa vuole ripetere il tuo cliente? Su cosa vuoi spingere tu per agevolarlo a costruirsi la sua nuova realtà?

33 - Quando sarà vecchia/o

Instagram è un portale a parte con un algoritmo che ci segue come la gomma da masticare che uno pesta e che non si stacca dalla suola della scarpa. Io sono affascinata da persone “anta” che fanno cose che sfidano il concetto di vecchiaia. L’algoritmo è come i nostri pensieri: va educato. Ciò che cerco lui mi ripropone. Se su Instagram cerco idee alternative per piatti sfiziosi e sani, se cerco coach da seguire, se cerco persone formalmente vecchie ma in gambissima, l’algoritmo me ne proporrà oltre la mia ricerca attiva. Una delle caratteristiche della nostra mente è che generalizza: vista una maniglia per aprire una porta viste tutte, vista una penna viste tutte. Così l’algoritmo, cerco il “cow cuddling” e mi propone anche coccole ad asini e maialini casalinghi, perfino i capibara che passeggiano tra i tavoli di un bar a Tokyo (!).

Stimola il tuo cliente a crearsi l’immagine di chi vorrà essere, per ciò che è in suo controllo naturalmente, in futuro: a 60, 70, 80, 90 anni… Al momento in cui scrivo queste righe gira la notizia della signora Giuseppina che ieri sera tornava a casa in auto all’una di notte dal suo torneo di burraco. L’hanno beccata con la patente scaduta e le hanno sequestrato l’auto. Lei ha risposto: «Andrò in bici o motorino». Ah, la signora Giuseppina ha 103 anni.

E il tuo cliente da quali immagini e convinzioni sulla vecchiaia si fa influenzare?

34 - Accogli la paura

La paura è un’emozione che ci vuole proteggere e difendere da ulteriori fallimenti e sofferenze. Se il tuo cliente prova paura e teme di non farcela, che saranno ancora soldi buttati, che tanto non riuscirà mai, che è destinato a… Ferma i suoi pensieri.

Inizia tu ad accogliere la sua paura ringraziandola per l’intento protettivo.

E poi guidala con domande.

Parlerai al tuo cliente ma è come se tu parlassi alla sua parte emotiva.

  1. Inizia così: «È corretto avere la giusta paura per restare vigili e attenti, per ricordarsi il “perché” lo vuoi fare e per mantenere le scivolate sempre più sporadiche.»
  2. Poi guida: «Cosa può darti questo sentimento di paura? Come puoi beneficiarne sapendo che è lì per proteggerti e mantenerti vigile?»

Rassicura e insinua il messaggio che il giusto grado di paura è utile a restare attenti e vigili: pronti a osservarsi, ad allenarsi mentalmente, a pensare all’obiettivo (e non più a questionarsi sul problema).

35 - Perché no?

In coaching e crescita personale si suggerisce spesso di stare attenti alle domande che iniziano con il “perché”. Soprattutto se sono rivolte a quanto di negativo continuiamo a perpetrare. Ad esempio, chiedersi «Perché continuo a fare così?» non è utile perché rivela solamente il lato protettivo velato da apparenti fallimenti. Le risposte potrebbero essere: «Perché non sono capace», «Perché sono una nullità», «Perché sono un perdente» ecc. In realtà, dopo le offese autoreferenziali restano solo gli intenti di protezione, seppur falliti, della parte inconscia. Qualcosa come: «Perché ho paura di fallire ancora», «Perché non voglio più soffrire e quindi meglio ciò che conosco che incognite che mi fanno prima sognare e poi cadere dall’alto».

Una via più giocosa e sicura potrebbe essere quella di usare la domanda «Perché no?» Quando vuoi proporre una nuova via ai tuoi clienti: fare 10 mila passi al giorno? Perché non andare a un bar più lontano per prendere il caffè? Perché non andare in centro a comprare il pane anziché comprarlo surgelato o in tranci? Perché non andare a farsi venti vasche in pausa pranzo una volta a settimana? Perché no? Perché non?

Quando proponi idee ai tuoi clienti è importante sapere se possono essere adottate da loro e se a loro farebbe piacer almeno provarle. Proponi di provare e non (già) di adottare, proponi di “vedere se” ciò che proponi piace loro e se si incastra con i loro impegni e possibilità.

Il “perché no” permette di sapere se:

  1. crea danno – allora è da scartare (come ad esempio la corsa, se il cliente ha un’attuale infiammazione a qualche giuntura la corsa non è indicata. Chiedersi “Perché no?” permette di darsi una risposta valida e da rispettare.
  2. crea opportunità – allora è da provare. Chiedersi “Perché no?” se qualcosa si può e si vuole provare attiva la curiosità e il divertimento. E a noi questo basta per suggerire al cliente di provare per una o due settimane e poi giudicare con più elementi a portata di mano.

Scegli le tue

Bene, quali di queste 35 proposte ti sono piaciute di più? Scriviti qui alcuni appunti per ricordarti di rileggerle e provarle negli incontri con i tuoi clienti.

Cosa voglio provare nel prossimo periodo:

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