Wellness Coaching per Professionisti
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Capitolo 1

Accogli, rassicura, guida

6 min

Ciò che leggerai in questo libro rispecchia il programma dell’omonimo corso per professionisti del benessere che trovi sul sito www.ccaitalia.com.

Tutto ciò che leggerai qui potremo approfondirlo esercitandoci insieme al corso “Wellness coaching per professionisti”. Adoro Zoom perché ci permette di incontrarci in modo facile, snello e senza spese di spostamenti aggiuntive per te. Inoltre, la magia dei Role Play si presta perfettamente a questa piattaforma sia per lavorare insieme nel gruppo sia per dividerci in sotto-stanze virtuali e allenarci in gruppi ristretti.

La pratica è ciò che contraddistingue il CCA Italia, Centro di Coaching Applicato diretto da me e con la collaborazione di docenti d’eccellenza. Senza di essa mancherebbe un tassello nell’apprendimento di nuove abilità. Benjamin Franklin diceva: «Se mi dici, dimentico. Se mi insegni, mi ricordo. Se mi coinvolgi, imparo.» e noi al CCA ne siamo profondamente convinti.

Iniziamo.

Il cliente entra. E come entra? Con un pacchetto enorme di storia personale, successi, insuccessi, timori, obiezioni, credenze non utili, linguaggio disfunzionale (nel senso che non è funzionale all’obiettivo) e, spesso, conoscendo bene ciò che non vuole più ma con una vaga idea di ciò che vuole veramente e può realizzare.

Concentrarci solo sul “cosa dargli da mangiare” (prendi questa frase riduttiva con le pinze) è limitativo. Prima di tutto è bene ascoltare. Sì ma cosa ascoltare? Immagino tu sia abituato/a ad ascoltare le sue routine, ciò che mangia, non ama mangiare, se fa o non fa attività fisica, le misure e tutteeeeeee le diete che ha già provato finora.

Ma non basta. E allora cosa fare?

Accogli

Come prima fase ti suggerisco di accogliere la persona sia con il tuo “non verbale” sia con il tuo verbale.

Per “non verbale” intendo il tuo corpo che dimostra equilibrio, apertura, non giudizio. Un sorriso “da Gioconda” – dico io – cioè leggero, neutro, attento. Spalle verso il cliente, annuire ogni tanto per avvalorare ciò che porta con sé…

Per la parte verbale, porrai domande, sia di rito1 sia per tua indagine, senza giudizio. Chiederai “cosa” fa ma anche “come” lo fa, “quando” lo fa, “quanto spesso”, se lo stomaco in quei momenti ha fame o no, come quindi reagisce l’intestino, com’è l’energia alla sera, se dorme a sufficienza, se dà sollievo al corpo muovendosi (non per dimagrire! Ma per restare in forma e mantenere un buon metabolismo) … Ecco, come vedi il “cosa” è presto accompagnato da molte domande esplorative da parte tua che ti aiutano a completare la mappa della persona: cosa fa, cosa non fa ancora, come lo fa, come vorrebbe fare, quando, quanto spesso, quanto a lungo, per quante volte, perché lo fa e perché lo vuole, cosa crede e cosa sarebbe utile credere, ecc…

Vediamo questi punti insieme uno per uno:

  1. Cosa fa e cosa non fa? In quanto professionista del benessere, probabilmente ti interessa sapere cosa mangia e cosa non mangia, per allergie, intolleranze, per gusto e se tu ritieni che ci siano correzioni da proporre
  2. Come lo fa? Come mangia quindi? Veloce sul lavandino e questo è compromettente o no? Sul divano incassato e questo inficia il raggiungimento del senso di sazietà o no? Ingurgitando o assaporando e annusando? E questo impedisce di rallentare il giusto e di godere di ciò che mangia?
  3. Come vorrebbe fare? È consapevole innanzitutto di come mangia? È consapevole che forse si perde un piacere della vita? E se assaporasse? E se condisse quegli spinaci bolliti e – a sua detta – tristi? E come vorrebbe fare movimento in base ai suoi tempi, ritmo, età, impegni?
  4. Quando vorrebbe mangiare? Quando potrebbe? E tu, cosa hai in mente nella tua testa mentre ti racconta le sue abitudini? Condividi o vorresti suggerire cambiamenti? (per ora tienili nella tua mente e poi vedremo COME proporre suggerimenti) Idem: indagherai il quanto spesso e per quanto in base a ciò che il cliente ti racconta man mano
  5. E analizziamo questa tematica: perché lo fa? Nel nostro ruolo di rassicuratori, vorremo sicuramente ricordare al cliente che non è che si abbuffa o non fa movimento perché è incapace, incostante, pigro o non se lo merita… Lo vedremo quando parleremo delle sue capacità. Qui vorrei anticipare il pensiero che spesso la mente cosciente DEVE dare un significato a quanto osserva in sé e nel mondo. Se qualcosa non funziona, se il dimagrimento – come “lei” vorrebbe – non arriva, lei deve dare un significato a questo e così si dice che non è capace, non è costante o – peggio – teme che inconsciamente non se lo meriti. Falso. Vedremo poi perché.
  6. Perché vuole farlo? E qui ci andiamo a nozze. Perché il tuo cliente non vuole solo dimagrire per stare meglio di salute. No. Lui o lei vuole anche sentirsi libero/a, liberarsi da meccanismi e prigioni di anni. Sentirsi leggero/a, orgoglioso/a di sé, fiero di portare in giro un corpo che ritiene di poter sfoggiare e meritarsi. Nel dimagrimento c’è molto di più di un numero di chili da perdere.
  7. Per quanto riguarda, invece, il “cosa crede” è inutile chiederglielo direttamente: basterà ascoltarlo/a attentamente, letteralmente a volte, e coglierai i suoi limiti i quei “mai” o “sempre” o in metafore e parole paralizzanti. Ci torniamo.

Rassicura, sempre

Rassicurare è tanto importante quanto facile. Se tu credi che il tuo cliente possa ottenere ciò che vuole, anche grazie alle tue indicazioni, allora questo è un ottimo punto di partenza. Il tuo fare, senza nemmeno parlare, lo/la farà sentire accolto/a. Solo così il tuo cliente si lascerà guidare e si affiderà a te.

Attenzione però. Non rassicurare stile “frasi da balcone” come la terribile: «Andrà tutto bene» del gennaio 2020. Non lo sai se andrà tutto bene. Non lo sai «Vedrà che ce la farà». Tu non lo sai se è facile. Rassicurare con “frasi facili” è pericoloso, e sai perché? Perché tu non sai se ce la farà, tu sei certo che potrà farcela ma non sai se ce la farà. E non dipende certo da te. Infatti, tu non controlli lui, o lei, la sua vita, ritmi, pensieri, intoppi.

Se ti dimostra paure e dubbi tu 1. Accogli il sentimento e 2. Rassicura con parole sincere e vere, del tipo:

  • «Certo che il cambiamento disorienta»,
  • «Se ci saranno dubbi o paure sappia che è assolutamente normale e noi ne stiamo tenendo conto».

E, vediamo se questa ti piace:

  • «Se, quando ci vedremo la prossima volta, non sarà soddisfatta/o dei risultati ottenuti, non c’è problema, valuteremo insieme. Cerchiamo di dare il tempo giusto al corpo per ritornare al suo giusto peso e facciamolo in modo armonioso e il più sereno possibile. Sa, io vorrei che lei durante e dopo il nostro percorso insieme si sentisse man mano sempre più liberato/a e leggera/o, dai chili extra, certo, ma soprattutto nella mente e nello spirito.»

Ti piace? Alcune note:

- Ho detto “se non sarà soddisfatta/o dei risultati” e non se non avrà raggiunto i risultati. L’obiettivo è suo e deve importare a lui o lei. Il cliente non si dovrà mai sentire nel timore di mostrare un numero della bilancia che non è sceso. Tu sei lì per assistere e mai per giudicare o rimproverare. Tu lo sai, certo, ma il tuo cliente lo sa?

- Ho poi parlato di “tempo giusto”, di libertà e leggerezza, di mente e spirito e non solo di corpo. Sempre perché, ricordiamolo, il dimagrimento è liberazione: mentale, emotiva e poi, solo poi, fisica.

Guida

Eccoci approdati alla fase che interesserà la maggior parte dei suggerimenti in questo libro. Guida, si ma come? Da coach ti suggerisco di guidare con domande. Sì, sei un consulente: cioè sei colui o colei che sa e trasferisce nozioni. Ricordiamoci sempre però che abbiamo a che fare con una persona cosciente e la sua parte inconscia (emotiva, testona, dubbiosa, paurosa e abitudinaria) che si incrosta sempre nei vostri appuntamenti. È necessario imparare a parlare anche con lei.

Altrimenti? Altrimenti il cliente ti dirà di “sì” ma poi andrà a casa e sarà sopraffatto da convinzioni depotenzianti, dubbi, incertezze, visualizzazioni di passati insuccessi, blocchi… Infine, fiato bloccato e abbuffata di sfogo. Forse non subito, molto probabile dopo qualche giorno. E sai perché? Perché se tu non prepari il tuo cliente ad affrontare vecchi automatismi e reazioni emotive che coinvolgono il cibo, mancherà un pezzo.

Ma andiamo per gradi. Riprendiamo da te.

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