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Capitolo 19

Il Meta modello snello

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Adoro il Metamodello. Non mi piace starci troppo su, anche quando lo spiego. Mi piace parlarne in modo funzionale e snello. Qui ti spiego cos’è, a cosa serve e ti faccio alcuni tra i mille esempi di violazioni del linguaggio che incontriamo ogni giorno nel nostro dialogo interno e conversazioni normali.

Alla base delle domande utili esplorative, per capire, esistono nozioni linguistiche che Richard Bandler e John Grinder hanno appreso dal modello trasformazionale di Noam Chomsky. Il Meta modello è stato codificato da Richard Bandler e John Grinder nei primissimi libri di Programmazione Neurolinguistica, in particolare nel libro La Struttura della Magia, pubblicato nel lontano 1975 in California.

Negli anni ’80 era usato (anzi, abusato) malissimo da quei coach “piennellari” (come li chiamavano in modo dispregiativo, anziché “piennellisti”) che, anziché uscire dal problema, applicavano il Meta modello per restarci ben impantanati dentro. Stile: «Ah, ma ti senti stressato… Ok, e quanto ti senti stressato adesso? E come ti senti quando sei stressato? Ma non ti rilassi mai? Ma mai mai? Cosa specificamente ti fa pensare di non rilassarti mai?» Non so tu, ma io a sentirmi porre certe domande, anche se fossi rilassata, mi stresserei!

Ma cos’è di fatto questo modello? È un modello linguistico che osserva il linguaggio in una meta posizione e ne individua falle: in particolare 12 violazioni del linguaggio che – come dicono Bandler e Grinder – evidenziano possibili discrepanze tra la Struttura Profonda del linguaggio, cioè ciò che si crede veramente, e la Struttura superficiale, cioè ciò che si dice in realtà. Le violazioni sono raggruppate in tre gruppi:

  • Le cancellazioni – semplici o comparative (“la situazione” > quale?; “perfino tu” > rispetto a chi altri?); indici referenziali non specifici (“qualcuno”, “la gente”, “un amico sincero”); verbi non specifici (“ti contatto”, come?)
  • Le distorsioni – come le nominalizzazioni (“mi ha preso la tristezza”); causa- effetto (“ecco, cosa mi hai fatto fare”); equivalenze complesse (“non mi chiama, non mi ama”);
  • Le generalizzazioni – come gli operatori modali (devi, fare, puoi); quantificatori universali (sempre, mai, tutto, nessuno); performativi persi (“Bisogna che”, “È bello sapere che…”).

Sentilo su di te, cosa risponderesti al tuo dialogo interno che si dice

  • «Ogni giorno è sempre la stessa storia, finisce sempre male»,
  • «Non ce la faccio»,
  • «Mi prende l’ansia e…»,
  • «È un problema quando…»,
  • «Se non ci riesco questa volta…».

Le noti anche tu le violazioni qui? I limiti che le parole ci creano?

La parola è come una medicina, ammala o guarisce, e tu: sei consapevole delle parole che fai girare per la tua mente?

Sai rispondere a tono a certe violazioni del linguaggio per fermarle subito? Così che poi, grazie a un sincero e empatico “dialogo tra le parti” con la tua mente inconscia, tu possa guidarti a liberarti dai limiti e sentirti meglio? Eccola l’applicazione concreta del Meta modello: scoprire i limiti, aprirli e sentirti meglio. Tutto qui. Il resto è… overthinking, per non dire altro.

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