Capitolo 21
Pace and lead, matching and mirroring
“Pace, pace and lead” significa in italiano “accompagna, accompagna e poi guida”. Si tratta di una tecnica per creare rapporto con qualcuno. “Pace” – letteralmente – sta al “tieni il passo di…, nel senso che se ti avvicini a una persona cara che ha paura o forte rabbia, cercare di confortarla negando la sua emozione con frasi del tipo «Su con la vita» o «Piantala di tirarla per le lunghe, rilassati», NON è certo empatia, non è rispettare i suoi sentimenti, non è “pace, pace”. Gli occhi sono due, le orecchie sono due, la bocca è una: proprio come i “pace, pace” sono due e il “lead” è uno.
Se inizi dall’avvicinarti empaticamente alla persona, la tua leadership non sarà mai urlata.
Un leader non ha bisogno di urlare perché prima sente cosa gli altri sentono, e poi guida. Per leadership non intendo solo aziendale, mi riferisco anche all’insegnante, al genitore, al coniuge e all’amico. Se vediamo una persona cara in un momento di difficoltà, essere in grado di comprenderla, dimostrarsi vicini senza giudizio e poi guidarla verso stati emotivi migliori (per lei e per tutti) è leadership. Un bravo insegnante che percepisce troppa energia in un dato momento in classe, permette agli studenti uno sfogo corretto e incanalato, per poi, solo poi, riprendere la lezione tutti insieme.
Fisicamente, sotto gli occhi del mondo, quando due persone – fidanzati, genitore e figlio, amici intimi – sono insieme, si può spesso notare un continuo interscambio di mirroring e matching. Le coppie paiono muoversi, ridere, bere, respirare, addirittura pensare all’unisono. Poi, ce n’è uno che inizia a parlare più velocemente, o a camminare lentamente, o introduce un elemento nuovo nella danza del matching e, come per celato accordo, l’altro inizia a fare lo stesso. Nella coppia di quel momento uno ha condotto e l’altro ha seguito.
Ora, se questo effetto di spontanea assonanza tra persone si può osservare naturalmente, lo si può anche generare. Prima di condurre però, come nei balli di coppia, è necessario prendere le misure del partner: prima si segue, ci si adegua, e poi, solo poi, si guida.
“Pacing” significa andare incontro ai ritmi, alla posizione, allo stato d’animo che l’altra persona sta provando in quel momento. È l’allinearsi con gli altri, unendosi al loro modo di vedere e sentire il mondo in quel momento (che non significa appoggiarlo), questo è essenziale per fare sì che l’altra persona si senta compresa e, se vogliamo, poi, possiamo portarla fuori dallo stato in cui si trova e condurla verso un nuovo stato. Prendi un bambino a cui si è appena rotto un gioco, sarebbe irrispettoso nei suoi confronti minimizzare, non accogliere la sua tristezza e aggiungere «Ma cosa vuoi che sia, tanto ne hai mille di giochi in quella stanza!». A una persona che ha appena divorziato e si sente, seppur sollevata, comunque smarrita e disorientata, sarebbe eccessivo fare subito battute su mari pieni di pesci o i chiodi che scacciano chiodi.
Tutto diventa naturale SE rispettiamo l’altro, accogliamo il suo stato d’animo (a prescindere), ascoltiamo veramente, attiviamo la nostra empatia e poi, se vogliamo possiamo condurre verso nuovi stati emotivi più utili. Sì, perché che loro lo vogliano o no, se noi desideriamo guidare a stati emotivi più sereni una conversazione potremo farlo, anche senza suggerirlo in modo esplicito ma avendo rispettato per bene le fasi del “pace, pace”.
Non per nulla la parola “pace” è ripetuta due volte, non c’è errore: le fasi sono tre: adeguati, adeguati e poi guida.
Quante volte funziona dire a qualcuno «Rilassati» o «Calmati, per favore» se questi sono stressati? Personalmente, se sono agitata e qualcuno si avvicina per dirmi di rilassarmi, non riesce certo a convincermi. Anzi! Se, invece, si prende il tempo di avvicinarsi empaticamente, accogliere il mio stato emotivo, ascoltare un’eventuale lamentela (tre minuti e non un’ora di sfogo, però!), appoggiare con quegli intercalari che creano legame come «Eh, caspita!» o «Ci credo» o «Mi spiace mannaggia», io sarò molto più disposta a seguire il modo con cui questa persona sceglie di guidarmi inconsciamente a rilassarmi. Potrebbe rilassare la schiena allo schienale della sedia e io, inconsciamente, emulerei. Potrebbe fare un paio di respiri rilassati, che io copierei senza volerlo, potrebbe accennare un sorriso di comprensione e appoggio, e io ricambierei.
Prova tu, hai una persona amica, un famigliare che sta vivendo una tensione? Avvicinati e, senza dire nulla, prima accogli, adeguati e poi guida. Accogli, adeguati e poi guida. Come vuoi accogliere e adeguarti? Come vuoi poi guidare?
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La terapeuta della coppia Esthel Padel dice che «Le relazioni sono il lavoro più difficile e, allo stesso tempo, il lavoro più gratificante della vita.» Ai corsi del CCAItalia, nella fase dell’applicazione della linguistica nelle relazioni facciamo pratica sul linguaggio, verbale e non verbale, per 1. Adeguarci alla situazione, 2. Accogliere l’emozione e 3. Guidare verso stati emotivi migliori. Qui nel libro, tra poche pagine, ti propongo un paio di esercizi di intelligenza relazionale simulando situazioni possibili tra persone care a vario livello. Continuiamo.