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Capitolo 2

Le emozioni

3 min

Le emozioni non si comandano, si allenano. Noi nasciamo con delle emozioni universali che, grazie a Paul Ekman, sappiamo essere: felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa. Poi già nella prima infanzia, per cultura ed educazione, le emozioni si fanno più complesse, si apprendono. E sono, per esempio, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.

Un’emozione è, per definizione, “uno stato sia mentale sia fisiologico, accompagnato a uno stimolo interno o esterno, naturale o appreso”.

Capiamo cosa significa questa definizione con un paio di esempi.

Gioia: mi ricordo un bel momento passato con le figlie oppure ne sto guardando uno proprio adesso. La mia mente e il mio corpo generano chimica che io percepisco come “gioia”. La fronte è distesa, gli occhi sorridono insieme alla bocca, il corpo si nutre di energia.

Stress: la giornata è pesante, la mente ci aggiunge sopra i suoi commenti, tipo “Perché quello ha fatto così?”, “Perché io non faccio cosà?”, “Non ce la faccio più”. Il viso è teso, i denti superiori e inferiori si toccano tra loro, gli occhi sono stanchi, il respiro corto, il petto contratto, come anche spalle e collo. La mente percepisce tutto questo come stress, voglia di scoppiare o buttare tutto all’aria.

Per semplificare, possiamo pensare alle emozioni come a un cocktail di chimica che nutre o intossica il nostro corpo.

Prendiamo la “gioia” di prima: è un’emozione ricca e complessa. Per ciò che la nostra mente percepisce come “gioia”, nel sistema nervoso riceve meravigliose ondate di: 1. Dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa, 2. Serotonina, quello che regola l’umore e tiene lontana la depressione, 3. Endorfine, gli ormoni della felicità e 4. Ossitocina, l’ormone dell’empatia, amore e connessione.

Sappiamo anche che lo stress si distingue in stress buono (eustress) e negativo, o tossico (distress). Il primo può spronarci ad agire, l’altro si stanzia lì come del bitume e non si stacca facilmente.

Quando siamo sotto stress, c’è – letteralmente – tutta un’altra chimica che scorre nel corpo. Ci sono: 1. La norepinefrina, quel neurotrasmettitore che accompagna stress acuto e che serviva a preparare il corpo a fuggire. Ora non abbiamo più la belva da cui fuggire ma un capo o un collega (!), e il sistema nervoso non ne percepisce la differenza; 2. Il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali in risposta allo stress. Se però lo stress si fa cronico, il cortisolo resta alto e intossica, infiamma; 3. Per quanto riguarda la dopamina, l’ormone del piacere e della ricompensa, è scompensato; così come il GABA, il neurotrasmettitore che calma il sistema nervoso e che riduce la sua efficacia.

Le emozioni non si comandano ma si allenano.

Non puoi impedire a una scarica chimica di prodursi, puoi allenarne l’impatto e il tempo di permanenza.

Le emozioni scomode andrebbero quindi ridotte? Annullate idealmente? No. Anzi.

Le emozioni sono un mezzo di comunicazione, ci dicono di agire. Le emozioni sono utili, sempre, anche quelle “scomode” SOLO SE ci permettono di agire: per rimediare, crescere, stare bene. Pensa alla vergogna o ai sensi di colpa, sono utili se ci permettono di correggere un errore o un comportamento e crescere. Continuare a mangiare extra e provare senso di colpa provoca un forte senso di impotenza.

Che poi, per fartela breve, come ci insegna Martin Seligman, genera un diffuso senso di impotenza appresa in noi e ci rassegniamo all’insuccesso in quel campo per il resto della nostra vita. Tutto perché non abbiamo colto l’utilità dell’emozione scomoda, come il senso di colpa, per usarlo come leva del cambiamento.

Pensaci su, la paura è utile per proteggerci. Troppa paura paralizza. La rabbia ci permette di farci rispettare da chi se ne approfitta o di smettere di reiterare certi comportamenti che non accettiamo di noi. Troppa rabbia porta ad aggressività. Il disgusto ci allontana dai “veleni”, anche quelli sociali. Il senso di colpa e la vergogna sono utilissimi se ci permettono di cambiare o rimediare.

Tutte le emozioni sono utili se ne cogliamo il messaggio e poi agiamo.

E quindi, agiamo.

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