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Tre dritte per parlare in pubblico
Che il tuo pubblico consti di tre persone o quattro mila (come è capitato a me per entrambe le cifre menzionate), ecco qui alcuni consigli pratici che io ho fatto miei per essere al meglio nelle presentazioni. No, non sono una esperta di public speaking in senso teorico, posso solo vantare la mia esperienza quasi ventennale. Qualcosina sento di poterla suggerire!
D’altronde, la citazione attribuita ad Andy Warhol, «Oggi con i social avremo tutti i nostri 15 minuti di notorietà» pare proprio che sia fondata. Leggi quanto segue e se vuoi approfondire ti consiglio due libri molto fluidi e concreti: Lo so che lo sai, ma lo fai? di Claudio Maffei formatore aziendale da una vita, il suo libro spiega come fare (e non solo come saper) parlare in pubblico; consiglio anche il libro Il potere del carisma di Barbara Suigo esperta in materia, con ulteriore focus sul suo altro libro Interviste carismatiche, molto pratico per chi volesse sfruttare il mezzo delle interviste per farsi conoscere.
1 – Loro sono la tua prima, seconda e terza preoccupazione
Eheh, pensa a soddisfare le loro domande, curiosità e bisogni e meno a te o come ti poni. Se pensi a loro, sinceramente rivolto/a a dare il tuo contributo, la tua passione, onestà, entusiasmo e genuinità traspariranno spontaneamente e tutto il tuo corpo sarà coerentemente rivolto a loro. Se pensi prima a loro ti preparerai per rispettare chiarezza nella tua esposizione. Se pensi prima a loro saranno lì per te e non nemici a cui dover scaricare delle informazioni il più velocemente possibile! Se pensi prima a loro siete alleati nella ricerca di soluzioni e non sei sotto processo con una commissione di giurati pronti a dichiarare «Colpevole!».
Se pensi prima a loro non contraddirli mai, anche se i loro interventi cozzano con quanto appena sostenuto da te. Ringrazia e usa i loro interventi. Se ignorano quanto detto da te e tornano sul problema: «Vero, è proprio ciò che dicevamo e che potrebbe essere una delle trappole da prevenire, ecco perché è così importante… Grazie». Se suggeriscono un modo per te non utile di risolvere il problema e non in linea con quanto stai sostenendo tu: «Grazie, questo è uno dei modi, e poi – in base a quanto vi ho suggerito io adesso – vi viene in mente un altro modo?», per esempio.
“Pensa prima a loro” significa anche che sono lì per sé e non per te. O meglio, certo che sono lì per te, ma per loro tornaconto personale. È naturale. Quindi, non è un momento di autoglorificazione quello della condivisione sul palcoscenico ma di utilità: sei lì per essere utile a qualcuno.
Parla di te se vuoi ma poco e solo in funzione di un messaggio.
Meglio sarebbe che parlassi di te per raccontare il tuo viaggio dell’eroe (cioè, parlare della tua lotta e rinascita) e di testimone per quanto riguarda le soluzioni che apporti nel discorso. Ah, va da sé che tutto deve essere rigorosamente vero: sia le tue disfatte e riscatti sia quando racconti di Mario e Giovanna che hanno seguito il tuo consiglio e ce l’hanno fatta… Anche grazie al tuo messaggio.
2 – Dimostra coerenza con il corpo
Tra viso rilassato e aperto, un sorriso accennato in volto, soprattutto quando devi dire cose toste o scomode, annuendo quando vuoi rinforzare una frase, coerenza nei gesti (come se stessi facendo Tai chi) per cui una mano non è in tasca e l’altra gesticola, dove una spalla non è più alta dell’altra e la testa non è inclinata asimmetricamente. Coerenza e armonia nel tuo corpo. Se dimostri coerenza e armonia loro le percepiranno e si affideranno di più alla tua guida nella presentazione.
Robert Dilts, esperto di PNL e autore di molti libri sull’argomento, una volta disse a uno dei suoi corsi a cui partecipai che le braccia devono parlare tanto quanto le parole. Non siamo lì per imporci, siamo lì per guidare, con grazia. Il tuo gesticolare dovrà essere piacevole da guardare. Le gambe non sono aperte e spalancate come un giocatore di rugby della Nuova Zelanda, sono naturalmente divaricate. Non devi combattere. Le spalle rilassate, il petto naturalmente aperto, non sei né un pavone né un mollusco che si richiude in sé. Sei tu, che hai una buona idea da condividere e che faciliterà chi la ascolta e la adotta. Punto.
Quando frequentai il corso Trainer’s Training of NLP, i docenti, Richard Bandler, John La Valle e Paul McKenna, ci suggerirono di usare sgabelli per riposarsi sul palco e non sedie. Una sedia sul palco, dietro a un tavolo, crea già un certo assopimento per la “mis en place”, lo sgabello direttamente “vis à vis” degli spettatori dà un senso di intrattenimento, di Stand up comedy. Non che si debba necessariamente far ridere il proprio pubblico, anche se le risate stemperano, provocano il cambiamento in modalità leggera e – soprattutto – evitano al pubblico di mummificarsi. Sedersi sullo sgabello permette di appoggiarsi sul bordo e non di accasciarsi sulla seduta. Mantieni sempre (o quasi) una postura eretta e naturalmente aperta. Se vuoi passeggia, ma non come le sentinelle di turno nella Prima Guerra Mondiale, con rilassatezza, apertura, per coinvolgere e non per agitare. Se scrivi alla lavagna, evita di dare le spalle al pubblico per più di pochi secondi, scrivi a pezzi, scrivi poco, scrivi chiaro e grande. Devi pensare che anche quelli in ultima fila hanno il diritto di poter leggere.
E, devo proprio dirlo a chi si siede (specialmente ai signori uomini) di mantenere una postura delle gambe elegante e non da giocatore di football? L’ideale è appoggiarsi ogni tanto al bordo dello sgabello con un piede sull’appoggiapiedi per agevolare la circolazione sanguigna e l’altro adagiato sul pavimento. Evita entrambi i piedi sull’appoggiapiedi con le gambe divaricate come se fossi un orangotango accovacciato sul trespolo!
3 – Parla come mangi(ate)
A meno che tu non mangi sbragato/a sul divano, sbriciolando e sporcandoti la camicia, parla come mangi. Parla chiaro, semplice, parla per farti capire. Parla come mangiano loro e, se sono lì ad ascoltarti, probabilmente qualcosa in comune ce l’avete, e quindi parlate la stessa lingua (nel senso che condividete interessi comuni e magari anche valori comuni). Se, tuttavia, ritieni di avere un vocabolario ristretto e potresti e vorresti fare di più, potrebbe interessarti ciò che costantemente faccio io per mantenere attivo un minimo di vocabolario variegato: io leggo. Leggo per piacere autori che non raccontano solo storie accattivanti ma che – a mio parere – scrivono bene: io sono lettrice e fan di Alessandro Baricco, Sveva Casati Modignani o Dan Brown. Se non sai cosa possa piacere a te a livello di stile (oltre la storia) prima di acquistare libri o prenotarli alla tua biblioteca comunale, fatti un giro su Amazon e sbircia nelle anteprime online. Se il testo scorre facilmente e in 20 pagine di anteprima hai incontrato quelle 10 parole che non usi abitualmente nel tuo parlato, probabilmente è un libro che fa per te! Se invece il testo ti annoia e le parole che non usi mai (e alcune proprio non le conosci) sono 50 o più, forse l’autore voleva fare sfoggio della sua eloquenza e essere fluido non era tra le sue priorità.
Prima di presentarti al tuo pubblico organizza i tuoi pensieri: pensa a cosa vuoi dire per iniziare, come vuoi sviluppare il discorso, quali esempi vuoi utilizzare e alla conclusione. Come ci suggeriscono, "dì cosa dirai, dillo e dì cosa hai detto". Il tutto in modo chiaro, approfondendo il tuo discorso nel corpo della presentazione. Usa slide con pochi elementi e poche parole, non devi leggere, devi appassionare. Come software a me piace molto di più Canva che Power Point, anche nella versione gratuita si possono esplorare mille e più layout e elementi grafici accattivanti. Da coach ti suggerisco di porre domande al pubblico, anche domande retoriche. Questo ti permetterà di introdurre l’argomento e di anticipare le loro eventuali barriere.
A proposito di obiezioni, prevenzione e barriere, la PNL ci fornisce il prezioso strumento dell’inoculation. In italiano “vaccinazione”, a inizio discorso è meglio prevenire le interruzioni e “vaccinare” i tuoi convenuti anticipando le loro obiezioni e rispondendo prima ancora che loro le formulino. «Potrebbe esserci qualcuno che ha pensato che… Vero e legittimo, ecco perché parleremo di…», «E se a qualcuno viene il dubbio che, assolutamente legittimo, sappiate che parleremo di…», «Capita anche che ci si possa sentire smarriti, sovraccaricati, scettici: comprensibile e naturale, sarebbe strano non provare certi sentimenti. Teniamoli con noi perché ci aiuteranno a meglio comprendere i meccanismi di cui stiamo per parlare».
Per dimostrare sincero interesse e passione usa anche la voce: sali, scendi, aggrovigliati in parole “sugose”. Prova a dire “una musica calda come quel jazz”? Come lo diresti? Stridendo? Certo che no, lo diresti con profondità, con voce piena, quasi roca. Pensa dire la parola “appassionati”, se la dici con troppa velocità o leggerezza è sprecata, se invece le dai il giusto peso le conferisci il giusto valore. Vuoi un esempio stellare di chi, grazie alla sola modulazione della voce incanta l’audience su temi spesso snobbati? Alessandro Barbero, lo storico più appassionato e appassionante italiano non ci racconta la storia: ce la rende vera, viva, interessante, affascinante. Seguilo su You Tube: lui ci racconta dei Monferrato durante le guerre sante come se parlasse dei tuoi vicini di casa, tra il fatto storico e il pettegolezzo. La sua voce? Sale, scende, danza. È leggera, è sussurrata, è appassionata, è grassa sulle parole giuste. «Chi beneficia di questo accordo?» chiede Barbero al suo pubblico. Pausa, la suspence sale e poi pronuncia: «Bonifacio» detto con quel tono così profondo che risuona nelle pareti della sala e poi continua accelerando spiegando perché il papa ne trae profitto.
Chissà, forse un giorno a seguito di un tuo discorso in pubblico mi riferirai che hai adottato alcuni dei suggerimenti visti qui e ti sei trovata/o bene. Jim Rohn, divulgatore di concetti di crescita personale diceva: «Una comunicazione efficace è per il 20% ciò che sai e per l’80% come ti senti rispetto a ciò che sai». Lui parlava di "servire", nel senso di mettersi al servizio per aiutare le persone. Ecco. Chris Anderson, curatore dei Ted Talks e autore di un libro a riguardo, dice «Per quanto il vostro discorso sia brillante, le vostre argomentazioni cristalline e la vostra logica impeccabile, se non riuscite a creare un legame con il pubblico non otterrete l’effetto sperato.» Pensa a loro e poi al resto. Se è ciò che vuoi, ti auguro di diventare un oratore utile e gradevole.