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Capitolo 18

Le domande utili

3 min

Se frequenterai i corsi del CCA vedrai quanto tempo dedichiamo alle domande guida, e sin da subito cambierai la tua modalità di interazione con te stessa/o e con le persone accanto.

Porre domande significa coinvolgere e rendere responsabile e protagonista l’interlocutore, che esso sia la mente inconscia o un’altra persona (con la sua di mente inconscia!).

Le domande per me sono utili se guidano mente cosciente, inconscia, e sistema nervoso con essa, verso le soluzioni più giuste per sé in un dato momento. Le domande utili sono domande formulate IN positivo e ricche di aggettivi qualificativi, avverbi e tutte quelle locuzioni che eccitano la curiosità e definiscono già l’obiettivo nella domanda.

A domanda la mente risponde.

Se formuli domande limitanti o al negativo, la mente non percepirà una richiesta coerente e o continuerà a fare ciò che ha sempre fatto o andrà in panico e proporrà lei soluzioni che magari non sono sempre le migliori. Le domande servono per evitare che la mente inconscia agisca come una scimmia impazzita e che poi trovi un suo mezzo… poco funzionale o limitante a lungo termine. Ne esistono di tre tipi:

  1. Quelle che esplorano,
  2. Quelle che verificano e testano,
  3. Quelle che installano.

Quei «Tu devi fare così», «Fai come ti dico io», «Fai come me», «Ora ti spiego cosa devi fare» non funzionano: ANZI, alla mente inconscia già irritano il naso e ha solo voglia di fare l’opposto, così, per divertimento. Questo spiega perché ogni volta che cercAVI di imporre la tua volontà cosciente alla tua mente inconscia non funzionava, anzi, ottenevi il risultato opposto.

Come scrivo nel mio libro Nei suoi panni:

«Porre domande a noi stessi serve per coinvolgere la parte emotiva e farla sentire partecipe, mostrarci rispettosi del nostro sentire e attivare un atteggiamento problem solver verso visioni che la parte razionale forse non avrebbe nemmeno considerato.

Porre domande a persone care per aiutarle nelle loro problematiche, serve a mostrarsi rispettosi delle loro scelte, a proporre (senza imporre) idee e soluzioni e a iniziare un flusso di indagini che senza di noi forse non avrebbero intrapreso. Soluzioni a cui loro penseranno, proprio grazie alle nostre domande.»

Dicevamo, esistono tre tipi di domande:

  1. Quelle esplorative – che indagano come «Cosa posso…?», «Cosa voglio…?», «Come posso…?», «Come voglio…?», «Con chi?», «Per quante volte?», «Per quanto tempo?», «Quando?». Come vedi evitiamo di usare il “devo” e ci concentriamo sul “voglio” che fa vibrare anche la mente inconscia
  2. Quelle di test – che verificano se quanto è stato pianificato nell’esplorazione di un problema e di diverse soluzioni sia fattibile e piacevole, come «È fattibile quindi fare, pensare, dire, andare…?», «Mi piacerà?», «Quindi, se faccio così e così, poi succede…?». È fondamentale che il test venga fatto e che soddisfi entrambi i requisiti di fattibilità e piacevolezza. Altrimenti, se puoi fare una cosa ma non vuoi, o al contrario, vuoi fare qualcosa ma non puoi concretamente… be’ tanto vale.
  3. Quelle di installazione. Questa terza fase è spesso trascurata nella pianificazione (e anche, più grave, dai coach stessi!) e invece è quella forse più importante per delegare alla mente inconscia il cambiamento. Senza di essa, si rischia di restare nel “ragionamento” senza mai passare al piacere del cambiamento. Eccole: «Quanto bene mi sentirò per aver…?», «Quanto orgoglio e soddisfazione proverò per me stessa/o…?», «Quanto senso di liberazione, libertà ecc proverò…?» e poi non trascuriamo la scarica chimica NEL presente con «Quanto bene mi sento adesso ad aver pensato a questa/e soluzione/i?», «Quanto orgoglio e soddisfazione, senso di controllo, potere e liberazione provo già adesso solo ad aver maturato queste idee?»

Le domande responsabilizzano, coinvolgono, incuriosiscono. Sono uno strumento magico di leadership e guida rispettosa dell'altro e permettono di suggerire senza imporre.

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