Capitolo 16
I bisogni sociali
Il vero significato del vivere (sostituendo il verbo alla nominalizzazione, possiamo usare “vivere” al posto di “vita” e parlare di significato del vivere e non della vita) è la felicità? No, è il contribuire. Maslow stesso ci dice che i bisogni più “alti” sono: appartenenza, stima e autorealizzazione. La felicità è una conseguenza non un significato né un obiettivo. Ciascuno, attraverso la propria passione, lavorativa e/o artistica, può coltivare soddisfazione e orgoglio per ciò che fa: perché contribuisce, dà, condivide.
È un bisogno sociale fondamentale secondo Maslow, quello di appartenenza. Apparteniamo alla famiglia d’origine, a quella che poi creiamo, al gruppo di lavoro, al gruppo amicale, anche solo a una conversazione… In ogni relazione della nostra giornata apparteniamo a un “gruppo”: permanente come la famiglia o momentaneo come una conversazione passeggera tra amici o compagni di padel.
Belonging & significance
Il senso di appartenenza è il principale veicolo di significato del nostro vivere. E poi ci permette di soddisfare anche gli altri due bisogni di Maslow: stima e auto-realizzazione. Se siamo stimati da chi consideriamo importante per noi, in famiglia, nella comunità lavorativa, ci sentiremo felici e auto- realizzati. Lo psichiatra Alfred Adler definì questo binomio come belonging & significance: il bisogno di appartenere e di vedere riconosciuto il proprio apporto distintivo dal proprio mondo.
Come coach è importante tenere a mente questo elemento, vogliamo indagare la soddisfazione di questo bisogno sociale nelle due direzioni:
- quando lui o lei non si sente realizzato, vogliamo chiederci se appartiene a un gruppo che a. gli corrisponde e che b. lo apprezza, o se lui o lei si aspetta apprezzamento senza però contribuire in modo incisivo al gruppo;
- quando lui o lei lamenta di vivere delle relazioni difficili con persone attorno vogliamo indagare se a. apprezza l’apporto distintivo degli altri elementi nel gruppo e b. come lo fa, cioè se è compreso dall’altra o altre parti nel gruppo.
«Cioè, in pratica Debora?»
In pratica, se pensiamo anche solo a ciò che accade sul lavoro possiamo chiederci e indagare
- se il coachee e le persone nel suo team hanno valori o modalità comuni su cui fondare basi di condivisione;
- se il coachee contribuisce con qualcosa che sia 1. Riconosciuto, 2. Apprezzato e quindi 3. Fonte di autostima e auto-realizzazione;
- se si interessa ai colleghi con domande che li fanno sentire coinvolti, apprezzati, partecipi?
Potremmo tradurre “belonging and significance” come “appartenenza e significato” o anche come “appartenenza e apporto distintivo”. Ecco, ancora più in concreto, le domande che dovresti porti se il tuo coachee ti presenta conflitti relazionali:
- il tuo cliente si sente di appartenere al gruppo di cui ti sta parlando? Si sente apprezzato? Contribuisce in modo incisivo? Viene compreso? Dovrebbe fare di più? Di meno? Diversamente?
- il tuo cliente dimostra agli altri membri del gruppo sociale di cui ti parla che sono considerati, che contribuiscono e pertanto che sono apprezzati da lui o lei?
Quante incomprensioni in famiglia avvengono nonostante l’amore! L’amore non basta: ci vuole intelligenza emotiva.
Ci vuole la conoscenza di questi bisogni sociali fondamentali e saper come soddisfarli: la persona si sente appartenere al gruppo? Sente che il gruppo le riconosce il contributo?
Quando mi sono laureata in psicologia la mia materia preferita era decisamente psicologia sociale: perché, oltre all’influenza sociale e i vari esperimenti, tra finestre rotte e auto abbandonate, euristiche e priming, Milgram, Zimbardo e Cialdini, ci siamo prima di tutto noi come persone. Hai visto il film Avatar 1? Potremmo riassumere i bisogni sociali nella battuta più ricordata del film: «Io ti vedo».
Nel tuo coaching e nell’assistenza ai nostri clienti non possiamo non considerare i bisogni sociali fondamentali che danno significato a tutte le nostre relazioni.