Essere Coach
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Capitolo 16

I bisogni sociali

3 min

Il vero significato del vivere (sostituendo il verbo alla nominalizzazione, possiamo usare “vivere” al posto di “vita” e parlare di significato del vivere e non della vita) è la felicità? No, è il contribuire. Maslow stesso ci dice che i bisogni più “alti” sono: appartenenza, stima e autorealizzazione. La felicità è una conseguenza non un significato né un obiettivo. Ciascuno, attraverso la propria passione, lavorativa e/o artistica, può coltivare soddisfazione e orgoglio per ciò che fa: perché contribuisce, dà, condivide.

È un bisogno sociale fondamentale secondo Maslow, quello di appartenenza. Apparteniamo alla famiglia d’origine, a quella che poi creiamo, al gruppo di lavoro, al gruppo amicale, anche solo a una conversazione… In ogni relazione della nostra giornata apparteniamo a un “gruppo”: permanente come la famiglia o momentaneo come una conversazione passeggera tra amici o compagni di padel.

Belonging & significance

Il senso di appartenenza è il principale veicolo di significato del nostro vivere. E poi ci permette di soddisfare anche gli altri due bisogni di Maslow: stima e auto-realizzazione. Se siamo stimati da chi consideriamo importante per noi, in famiglia, nella comunità lavorativa, ci sentiremo felici e auto- realizzati. Lo psichiatra Alfred Adler definì questo binomio come belonging & significance: il bisogno di appartenere e di vedere riconosciuto il proprio apporto distintivo dal proprio mondo.

Come coach è importante tenere a mente questo elemento, vogliamo indagare la soddisfazione di questo bisogno sociale nelle due direzioni:

  1. quando lui o lei non si sente realizzato, vogliamo chiederci se appartiene a un gruppo che a. gli corrisponde e che b. lo apprezza, o se lui o lei si aspetta apprezzamento senza però contribuire in modo incisivo al gruppo;
  2. quando lui o lei lamenta di vivere delle relazioni difficili con persone attorno vogliamo indagare se a. apprezza l’apporto distintivo degli altri elementi nel gruppo e b. come lo fa, cioè se è compreso dall’altra o altre parti nel gruppo.

«Cioè, in pratica Debora?»

In pratica, se pensiamo anche solo a ciò che accade sul lavoro possiamo chiederci e indagare

  • se il coachee e le persone nel suo team hanno valori o modalità comuni su cui fondare basi di condivisione;
  • se il coachee contribuisce con qualcosa che sia 1. Riconosciuto, 2. Apprezzato e quindi 3. Fonte di autostima e auto-realizzazione;
  • se si interessa ai colleghi con domande che li fanno sentire coinvolti, apprezzati, partecipi?

Potremmo tradurre “belonging and significance” come “appartenenza e significato” o anche come “appartenenza e apporto distintivo”. Ecco, ancora più in concreto, le domande che dovresti porti se il tuo coachee ti presenta conflitti relazionali:

  1. il tuo cliente si sente di appartenere al gruppo di cui ti sta parlando? Si sente apprezzato? Contribuisce in modo incisivo? Viene compreso? Dovrebbe fare di più? Di meno? Diversamente?
  2. il tuo cliente dimostra agli altri membri del gruppo sociale di cui ti parla che sono considerati, che contribuiscono e pertanto che sono apprezzati da lui o lei?

Quante incomprensioni in famiglia avvengono nonostante l’amore! L’amore non basta: ci vuole intelligenza emotiva.

Ci vuole la conoscenza di questi bisogni sociali fondamentali e saper come soddisfarli: la persona si sente appartenere al gruppo? Sente che il gruppo le riconosce il contributo?

Quando mi sono laureata in psicologia la mia materia preferita era decisamente psicologia sociale: perché, oltre all’influenza sociale e i vari esperimenti, tra finestre rotte e auto abbandonate, euristiche e priming, Milgram, Zimbardo e Cialdini, ci siamo prima di tutto noi come persone. Hai visto il film Avatar 1? Potremmo riassumere i bisogni sociali nella battuta più ricordata del film: «Io ti vedo».

Nel tuo coaching e nell’assistenza ai nostri clienti non possiamo non considerare i bisogni sociali fondamentali che danno significato a tutte le nostre relazioni.

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