Essere Coach
Acquista

Capitolo 19

Il bisogno di riscatto e la storia del coachee

4 min

Il tuo coachee viene da te con qualcosa che stona: fino ad oggi ha cercato di NEGARE qualcosa dentro o una parte di sé. E se la via per la crescita non fosse negare paure, dubbi, parti di sé ma ACCETTARLE e integrarle. E se fosse come dice Matt Haig sul paradosso della crescita: accettare ciò che non va per lasciarlo andare via?

Ecco la chiave: integrare le sue paure, dubbi, automatismi dannosi per poi lasciarli andare per sempre. Per fare questo il processo che seguirai come assistente al cambiamento sarà più o meno così:

  1. Aprire alla consapevolezza e osservazione di ciò che non va
  2. Far accettare al cliente ciò che non andAVA senza giudizi negativi verso la sua storia
  3. Proporre strumenti, a ciascuno i propri, al cambiamento profondo
  4. Consolidare e integrare il percorso nella storia del cliente.

Lo storytelling identitario

Cos’è lo storytellig identitario? È quella necessità che tutti noi abbiamo di dare un senso al nostro pensare e agire, anche nel “negativo”. Reiteriamo comportamenti non voluti? Ci diamo delle giustificazioni (che molti nella formazione chiamano “scuse”) per dare un senso alle nostre imperfezioni. Abbiamo difficoltà a relazionarci con certe persone? Anche qui diamo “la colpa” alla persona, alla nostra storia, al vissuto, al passato tra noi…

Lo storytelling nel coaching diventa utile quando racconta la storia di una vittoria, di un riscatto di solito. La voglia di riscatto è molto forte come motivazione per i nostri clienti: riscatto da modalità di comportamento attuale ma non volute, riscatto da ingiustizie relazionali subite, riscatto da convinzioni che ci hanno trattenuto per anni dallo sbocciare. Il riscatto è una motivazione da sfruttare nel cambiamento!

Riscattarsi significa liberarsi, pagare il prezzo stabilito e riprendere possesso. Deriva dal latino reexcaptare, composto da re-, ex- e captare e sta per “afferrare”, “prendere”. Nel suo libro The Redemptive Self, Dan McAdams racconta che la struttura di una storia che riscatta il protagonista è come quella di un romanzo. Il protagonista ha delle convinzioni, desideri, aspettative. Incontra ostacoli, nemici, amici. Ci saranno scene di gioia, eccitazione, tristezza, paura, vergogna e quasi tutte le emozioni immaginabili. Solo un pattern ricorrerà sempre in questo tipo di storie: “gli eventi negativi condurranno, spesso direttamente, a risultati positivi” dice Dan McAdams. La sofferenza viene costantemente riscattata in questo tipo di narrazione.

Il viaggio dell’eroe

Il percorso dell’eroe vede integrati i problemi nella rinascita dopo il riscatto. Sì, perché dopo il riscatto (la crisalide) c’è il volo della farfalla. Secondo Joseph Campbell, ogni narrazione mitologica, a prescindere dal tempo e dal luogo di origine, è caratterizzata da una struttura che prevede tre momenti chiave: 1) La nascita. È la presentazione di un eroe, che può essere caratterizzato da una o più mancanze. È il mondo ordinario, della ragione collettiva; 2) L’allontanamento. L’eroe entra nel mondo stra-ordinario ed è costretto ad affrontare delle dure prove per poter proseguire il proprio viaggio; 3) Il ricongiungimento. L’eroe si unisce di nuovo con la collettività ma rispetto al momento iniziale ha acquisito una conoscenza più piena di sé, un potere o qualcosa da condividere. Questa struttura è presente in ogni romanzo o film di successo, da Star War a Il diario di Bridget Jones.

Nel suo libro Il viaggio dell’eroe, Christopher Vogler individua uno schema che rispecchia una modalità narrativa antichissima, primordiale, risalente proprio alla mitologia. Individua degli archetipi Vogler e che sono:

  1. L’eroe. Il nostro coachee, il protagonista della sua storia, che sta assumendo tutto un altro senso grazie al percorso di coaching.
  2. Il messaggero. È un personaggio o un evento scatenante. Rappresenta il cambiamento, la rottura dell’equilibrio. Es. una rottura, una scivolata particolarmente forte, la classica goccia che fa traboccare il vaso, un licenziamento, quel sentimento di inadeguatezza che diventa troppo forte e la voglia di spiccare il volo.
  3. Il mentore. Potremmo essere noi coach o anche tutte le persone che il coachee individuerà come amici, colleghi, parenti da cui apprendere una lezione. Il Modeling è una classica tecnica di coaching che non trova molto spazio in questo libro ma che è sempre usata come tecnica in coaching per allenare il coachee a apprendere da chi ha intorno: cosa fa chi riesce? Cosa pensa? Cosa crede? Come accetta? Come dice “no”? Quanto bene si sente dopo?
  4. Il guardiano della soglia. In psicologia, può essere rappresentato dalla paura del vero cambiamento, ciò che impedisce all’energia di sprigionarsi totalmente. Nel coaching capita sempre che la parte emotiva del coachee voglia tornare indietro. Voglia attaccarsi al conosciuto... anche se non voluto veramente. È importante tenere conto di questa fase (senza necessariamente condividerla con il coachee) per sapere che l'assistenza al cambiamento da parte nostra deve sempre essere presente.

E poi esistono altri elementi di minore importanza per noi in coaching, possibili scivolate, difficoltà e problemi inaspettati che se nei romanzi o film sono delle sfide di crescita, perché non potrebbero anche esserlo per il percorso di coaching?

Ondate di crescita

Questi archetipi non sono certo da condividere con il cliente, a meno che non siano parte di un esercizio di consapevolezza che vuoi proporre, sono sicuramente da tenere a mente per te, sapendo che il percorso non è sempre in crescita ma a ondate di crescita (vedi grafico sotto).

Grafico di una curva di crescita a gradini

Torna all’indice