Essere Coach
Acquista

Capitolo 17

I presupposti della PNL

4 min

Non tutte le persone che studiano strumenti di coaching studiano la PNL. Qui, in queste poche pagine che seguono, spero di presentartela in modo utile e chiaro, oltre alla fuffa che fino a un decennio fa qualcuno appiccicava ancora alla Programmazione Neurolinguistica.

Cos’è la PNL?

Iniziamo dalle definizioni.

«IF NLP is NOT Therapy, then what is it? NLP is a meta discipline. That is, it is a discipline of disciplines. It is the study of the structure of subjective experience and what can be calculated from that.»

(fonte www.purenlp.com)

In Italiano suona così: Se la PNL non è terapia, cos’è? La PNL è una meta disciplina, cioè la disciplina delle discipline. È lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva e cosa può essere realizzato con essa.

C’è chi la collega al concetto di comunicazione d’eccellenza, chi allo studio dell’eccellenza umana, chi a tecniche che portano alla libertà. A me piace molto quella di Bandler e Grinder, quella ufficiale: lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva. Abbiamo già incontrato i VAK, che chi non studia PNL ma coaching da altre scuole sicuramente intuisce ma non individua chiaramente nella teoria. Permettimi di farti una piccola lezioncina pratica e concisa.

I sistemi rappresentazionali

Noi esseri umani percepiamo il mondo e noi stessi tramite i 5 sensi, o in PNL detti “modalità”: vista, udito, tatto, gusto, olfatto. Questi stessi sensi, o modalità come abbiamo detto, sono anche gli stessi strumenti che noi utilizziamo per decodificare, organizzare, immagazzinare e dare significato a ciò che percepiamo dal mondo esterno.

Le submodalità

L’organizzazione di ciò che percepiamo all’interno del nostro sistema rappresentazionale è composta da particelle minori dette “submodalità”. Quindi, l’esperienza è rappresentata, codificata e immagazzinata in forma di submodalità. Ciascuno di noi ne usa una varietà vastissima e diversa da individuo a individuo. Ecco perché l’esperienza è soggettiva ed ha una sua struttura codificabile, modificabile o replicabile.

Il sistema rappresentazionale e le submodalità influenzano e sono influenzati dal sistema nervoso, per cui io potrò immaginare o ricordare un evento o situazione in modi differenti in base allo stato d’animo che vivo in un determinato momento. Oppure, potrò percepire una persona o una situazione in base a come la mia codifica si collega con le sensazioni, grazie proprio al mio sistema rappresentazionale che dal passato attinge per interpretare il futuro.

«Ok, in pratica Debora?»

Giusto, in pratica a noi serve ricordare che ognuno di noi vive le esperienze, anche comuni a persone in modalità uniche e diverse. Attraverso il filtro della meta disciplina PNL queste modalità non sono da vedersi come giuste o sbagliate, piuttosto come utili o non utili. Diventano strategie funzionali o no in base al contesto.

I presupposti della PNL

Le presupposition in PNL sono ciò che crediamo a priori e che agevola molto il successo delle sessioni di coaching. La definizione di “presupposti” è infatti: «Condizione dalla cui esistenza o fondatezza dipende il conseguimento di un risultato di ordine logico o pratico.» I presupposti della PNL sono dunque concetti fondamentali da credere e rispettare e da cui dipende la qualità del nostro coaching. Eccoli:

  • La mappa non è il territorio (da Alfred Korzybsky);
  • Le persone rispondono alla loro mappa della realtà e non alla realtà in sé;
  • La PNL è l’arte di cambiare queste mappe e non la realtà in sé;
  • Il Rapport è incontrare gli individui nel loro modello del mondo;
  • Non si può non comunicare (da Paul Watzlawick);
  • Il significato della comunicazione è il risultato che ottieni;
  • La comunicazione è verbale e non verbale, conscia e inconscia;
  • Ogni esperienza può essere utilizzata;
  • Se continui a fare quello che hai sempre fatto, otterrai sempre gli stessi risultati;
  • Tu non sei il tuo comportamento;
  • Ogni comportamento è utile in alcuni contesti;
  • Ogni comportamento ha un intento positivo;
  • Non c’è fallimento, solo feedback;
  • La flessibilità aiuta a risolvere al meglio i problemi;
  • Abbiamo già dentro di noi tutte le risorse necessarie;
  • Se qualcuno può farlo allora posso farlo anche io;
  • Se quello che fai non funziona, fai qualcos’altro;
  • La mente e il corpo sono un tutt’uno;
  • Le persone adottano sempre la scelta migliore che hanno a disposizione in un dato momento, ma di solito ci sono molte altre scelte a disposizione di cui non sono consapevoli in quel momento;
  • Modellare l’eccellenza porta all’eccellenza;
  • L’eccellenza e i comportamenti hanno una struttura e perciò possono essere imparati e insegnati;
  • Possibile è sono una questione di come.

Sono come dei MANTRA, leggili e rileggili. Ciascuno di essi racchiude parte di quanto hai già incontrato in questo libro nelle pagine precedenti, ciascuno è importante e si lega ad altri. Alcune sono da condividere con i nostri clienti e tutte sono da tenere a mente come supporto al nostro atteggiamento di coach: credere che loro hanno le risorse, che se continuano a fare ciò che hanno sempre fatto non cambierà, che tutti adottano la scelta “migliore” a disposizione in quel momento è fondamentale. E se, in quel momento, il tuo cliente intraprende la scelta sbagliata: lo è consciamente, ma sicuramente (ed è importante che noi e i nostri coachee lo capiamo) a livello emotivo era la migliore per evitare paure, sconforto, inadeguatezza, sofferenza…

L’evitamento, lo sanno bene gli psicologi che ci lavorano tanto sul tema, è una leva motivazionale molto forte: spesso inefficace ma molto presente e comune. Non possiamo ignorarla e non possiamo effettuare solo un coaching volitivo. Non si incita al cambiamento, si propone, si seduce… coinvolgendo la parte emotiva del cliente.

Torna all’indice