Essere Coach
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Capitolo 9

La struttura interna del cliente

4 min

Ma cos’è questo potere che abbiamo su di noi? Cosa può veramente controllare il nostro cliente? Qui rispondiamo alle domande:

Cosa accade DENTRO quando un cliente affronta una difficoltà?

Come può agire da dentro per iniziare sin da subito a cercare soluzioni?

È importante porre domande in quest’ottica.

Ecco un caso aziendale di qualche mese fa. La mia cliente ha un conflitto di valori con una persona con cui è costretta a collaborare sul lavoro. Per me è importante capire diverse cose: cosa si dice quando la incontra? Qualcosa che la predisponga alla collaborazione oppure no? Cosa vede la mia coachee con i suoi occhi interni? Cioè cosa immagina o ricorda di quella persona ogni volta che la incontra? Quei bei rari momenti di collaborazione o le plurime ostilità passate? E come si sente quindi appena la vede entrare in sala riunioni?

Altro caso più recente. Lei è una mamma soffocata dagli impegni, mi confida che si sente il taxi dei figli, la schiava di casa e il burattino della sua famiglia d’origine. Anche qui per me è importante capire: come interpreta dentro la situazione? Cosa leggo nelle sue parole? Quali immagini ritornano spesso alla sua mente? Come si sente dentro con quelle certe immagini e quel certo dialogo interiore?

Nella fase O (osservazione) quando il coachee si sfoga e si apre approfittiamone per coglierne strategie mentali interne: cosa vede, cosa si dice, cosa crede, come si sente?

La struttura interna

Se hai studiato strumenti di coaching in una scuola che non tratta di PNL forse non ti sei molto soffermata/o sul concetto di VAK (visivo, auditivo e cinestesico). Questi elementi ci permettono di capire tre passaggi:

  1. Come la persona coglie gli elementi del mondo, cioè a cosa dà attenzione, dove rivolge il suo focus;
  2. Come la persona cataloga ciò che vede (V) e sente (A) dal mondo e le proprie reazioni emotive (K);
  3. Come la persona rievoca elementi di comprensione del mondo quando ripensa a certe situazioni, persone, problemi, obiettivi.

Lo abbiamo visto prima negli esempi che ho portato alla tua attenzione: come la manager si prepara a incontrare un collega sgradevole? Come la mamma affronta le sue incombenze quotidiane? Da lì parte la gestione emotiva, il proprio senso di potere sulle situazioni, su di sé, quindi il senso di agenticità nel proprio mondo e autoefficacia. Tutto poi, alla fine, nella logica della propria mente – che vuole sempre dare un senso più alto alle cose che ci accadono – si riversa nella considerazione che abbiamo di noi… La cosiddetta autostima!

Il tutto per come il tuo coachee interpreta il mondo attraverso la sua struttura interna.

Strategie ricorrenti

E non finisce qui… L’interpretazione di situazioni e problemi potrebbe essere un pattern, una strategia che il o la cliente utilizza per più situazioni:

  • tende a restare bloccata/o nel loop del borbottio reiterando la lamentela (senza sortire in un’azione risolutiva)?
  • tende a restare bloccato/a dinnanzi a immagini di paura per eventi possibili anche se non probabili?
  • tende a commentare dandosi colpe per tutto, e per troppo tempo, senza uscire dal tunnel del senso di colpa?

Sì, queste sono “strategie” che noi coach possiamo comprendere grazie all’osservazione della loro struttura interna, grazie alla “lettura” della strategia che utilizzano per interpretare prima, e rispondere poi a ciò che capita loro.

Nel libro Ascolta i grilli e scendi dall’ottovolante la chiamo algebra emozionale e per una reazione a un evento, per esempio, distingue ciò su cui la persona pone attenzione (Ve – visivo esteriore, o Ae – auditivo esteriore) per poi commentare l’evento in un certo modo (Ai – auditivo interiore) e poi con altri passaggi di eventuali immagini interiori (Vi – visivo interiore) e/o ulteriori commenti (Ai – auditivo interiore) condurre a uno stato emotivo (K+ se utile alla situazione o K- se non utile in quel caso).

Utile e non giusto

Mi permetto un paragrafo sul concetto di “utilità” prima di terminare il capitolo perché è un concetto che – per noi coach – trovo molto interessante da adottare, e sono certa che anche tu la pensi come me. Visto che oggi sappiamo e diciamo che tutte le emozioni hanno una loro utilità, anche il senso di colpa o la vergogna se poi ci permettono di cambiare e correggerci; e visto che le emozioni sono utili o non utili in base alla persona, al momento, alla sua carica e al contesto, non possiamo accontentarci di definire K+ o K- come emozioni positive o negative. Forse per quella situazione e quel momento, e quindi, preferirei suggerirti di usare “utile” o “non utile” per quel momento, quella persona, quella situazione, quella strategia di gestione emotiva o relazionale.

Torniamo a noi.

Se l’algebra emozionale ti è sembrata difficile o inutile, sono certa che – semmai un giorno tu decidessi di frequentare i nostri corsi del CCAItalia – ne proverai di persona l’estrema efficacia parlando di tue strategie efficaci… o migliorabili. Con te e con altri leggerai conflitti interni con più facilità per poi agire con il “dialogo delle parti”, domande utili, visualizzazioni, ristrutturazioni e tutti gli strumenti che il coaching e la PNL combinati insieme ti permettono di allenare.

La mappa soggettiva

Dopo che abbiamo osservato e rivelato al coachee la loro “mappa del territorio” è importante sempre riportarti al senso di controllo su di sé: su ciò che vedono, dicono, si dicono, provano per avere il potere di cambiare. Il potere di risolvere. Il potere di sentirsi bene. Questo approccio che si basa sulla “Struttura dell’esperienza soggettiva” è alla base della PNL. Infatti, Richard Bandler stesso definì la programmazione neurolinguistica proprio come lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva. Quale miglior modo per definirla?

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