A freddo o a caldo
Prendi una testa calda e poi prendi uno che ci pensa su un po’ prima di parlare, agire o re-agire. Poi prendi una scena da film, di quelle dove la tensione si taglia con un coltello e le cose possono facilmente sfuggire di mano. La testa calda scoppia, attacca, sbotta. Se fosse un film europeo, gli attori potrebbero dire cose di cui poi si pentono (così il film va avanti). Se fosse un film americano, spaccherebbero banconi di bar, automobili e qualche moto o aereo. Se fosse un film giapponese, le teste calde non ci sarebbero proprio. I protagonisti prima si confronterebbero pacatamente, dondolandosi su due altalene cigolanti di un parco giochi solitario, e poi… salverebbero il mondo. Anzi no, l’universo intero.
La nostra cultura ci invita ad agire “a caldo” o “a freddo”. Oggi, film, serie TV e film cartoni ci “educano” all’empatia, all’accettazione e al dialogo. Una volta i cattivi erano solo cattivi e vinceva chi urlava più forte. La modalità “a caldo” è fuori moda. È chiaro.
Ciò non toglie che tutti noi viviamo momenti “a caldo” e momenti “a freddo”. Cosa succede in entrambi e quando agire?
Hot
La prima è quella in cui il cervello è in modalità fight or flight. In tale situazione la mente cosciente è in reboot (re-inizializzazione) e non ragiona. Si agisce senza pensare. Si dicono cose di cui ci si potrebbe pentire. Si spreca tanta energia e – aspetto altamente sottovalutato – si intossica il proprio sistema nervoso di inutile chimica “negativa”. Nella pratica, quando ci si trova “a caldo” è il cervello limbico a governare le nostre azioni e pensieri. Non c’è filtro cognitivo. Non c’è pianificazione. Non c’è valutazione dei danni.
Cold
La seconda modalità, “a freddo”, è quando la mente cosciente invece mantiene un dialogo aperto con quella emotiva (inconscia, limbica). Ha quel minimo di influenza su di sé ricordandosi che respirare fa bene, che pensarci su un attimo non fa mai male, che – anche se le cose vanno storte – possiamo prepararci meglio per future occasioni. La modalità “a freddo” agisce o prima o dopo la re-inizializzazione del sistema operativo, perché sa che in quei momenti di vuoto cognitivo è meglio non fare nulla… se non respirare.