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Capitolo 1.4

Distingui le convinzioni

5 min

Tony Robbins, il colosso americano della motivazione e sviluppo personale, e anche il nostrano Daniele Di Benedetti, ci ricordano che le convinzioni non sono la realtà ma solo la percezione di aver compreso la realtà. Non tifiamo tutti per la stessa squadra. Il Covid ha diviso la nazione (e il mondo) in due grandi fazioni. I partiti politici fanno leva sui nostri bisogni e c’è chi crede che un partito sia meglio dell’altro… Le convinzioni sono “solo” il nostro modo di percepire il mondo e di comprenderlo.

Il danno viene quando le convinzioni sono adottate senza averle preliminarmente messe in discussione. Immagina come una sorta di dogana. Noi dovremmo filtrarle, una per una, le convinzioni che ci portiamo “da casa”.

Le sue generalità prego!

Ogni volta che agiamo seguendo una convinzione, le dovremmo chiedere le generalità alla dogana della mente inconscia. Ecco cosa dovremmo chiedere a ciascuna delle convinzioni che ci pongono in situazione di scontro o limite:

“Buongiorno, ha qualcosa da dichiarare? Da dove viene lei?

Chi è la fonte da cui proviene?

Ha prove che avvalorano la sua tesi?”

Poniamo il caso che in casa mia si creda che un certo dio è il dio di tutti. Ok. Ma nella casa della mia amica si crede che un altro dio sia il dio di tutti. Che fare? E se il mio amico è gay e in casa mia mio padre insulta i gay? Che fare? E se il mio ragazzo è di un’altra nazionalità e in casa mia si insultano sempre gli immigrati “perché hanno più agevolazioni di noi”? Che fare?

Spostiamoci di livello.

Ricordiamo che le convinzioni non sono lo specchio della realtà, ma sono lo specchio della cultura e – spesso – della paura. La paura del diverso è una paura ancora presente nelle generazioni precedenti, dalla mia in su. Per gente come te la diversità è praticamente parte integrante della normalità. La diversità tu ce l’hai dentro. O così spero.

Spostandoci di livello, capiamo che le convinzioni limitanti di mamma e papà, dei nonni o del prof che si è fatto scappare una battuta tristissima, sono 1) solo parole e non la persona che le ha pronunciate e 2) solo convinzioni e non certo la realtà e che 3) spesso rivelano paure profonde.

Il 25 novembre 2021, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in un liceo di Milano, tre ragazzi hanno deciso di vestirsi da donna: uno con un abito lungo, uno con un tutù da ballerina e uno solo con lo smalto rosso alle unghie. Bon. Anziché ridere e poi complimentarsi con i ragazzi per la manifestazione di solidarietà verso le compagne e le donne in generale… Anziché ringraziarli per la loro sensibilità, tanto da essere disposti ad esporsi all’attenzione di tutti… Anziché usare questo elemento “disturbante” per parlarne in classe (visto che nel 2021 i femminicidi e le violenze sulle donne in Italia sono ancora vomitevolmente troppi)… Il prof cosa ha fatto?

Se l’è giocata male. Ha perso il contatto e la presa sugli studenti. I suoi colleghi hanno elogiato il coraggio dei tre e hanno dichiarato di essere orgogliosi per la loro audacia e impegno. Lui no, ha sbroccato. Li ha insultati, li ha fatti uscire dalla classe. Bottom line, è lui quello che è stato allontanato dall’istituto dalla Preside.

Vedi come in un attimo la rigidità mentale di certi può creare attriti che diventano crepe difficilmente riparabili?

Se hai un parente che manifesta convinzioni limitanti e con esse ti ostacola in qualche modo, ecco cosa ti suggerirei:

  1. Amarlo comunque, per la persona meravigliosa che è,
  2. Capirne il punto di vista, le paure e i blocchi, per sua educazione, cultura, esperienze,
  3. E, se proprio te la senti, potresti (senza alcuna malizia, ben inteso) porre domande: “Per quale motivo, veramente, dici queste cose?”, “Credi veramente che una persona emigrata dal suo paese viva con più agio di noi qui in Italia?”, “Quali motivazioni ti spingono ad affermare con tale forza che il nostro dio è l’unico. Cosa dice a tal proposito la nostra guida spirituale?”

Il punto tre è da sfruttare solo se sai che sarai in sicurezza. Se rischi di creare attriti, contrasti – o peggio – violenza, lascia stare. A ognuno le proprie convinzioni. Il rispetto per i propri cari resta comunque.

Possiamo allora dire che le convinzioni sono lo specchio della cultura, dell’educazione e delle paure altrui, e non sono certo il ritratto della realtà. Non è nostro obbligo cambiare le convinzioni degli altri a discapito della nostra serenità emotiva o libertà individuale.

Possiamo cambiare le nostre convinzioni. Non dobbiamo cambiare quelle altrui.

Il gioco delle tre… generazioni

Sai cosa si dice? Che ci vogliono tre generazioni perché i cambiamenti vengano veramente accettati. Tre generazioni sono 100 anni circa: fare la differenziata, non fumare davanti a scuola, non sputare per terra, attivare l’empatia e usare l’intelligenza linguistica… E anche la grande questione ambientale, non si risolvono in una legge o in dieci anni. I cambiamenti, lo vedrai tu stesso/tu stessa sono lenti. Punto e basta.

Pensala così. Cosa abbiamo ottenuto oggi che non c’era 20, 30 o 50 anni fa? Un sacco di cose. Sicuramente una grande conquista è la maggior accettazione e rispetto per le diversità. Non dimentichiamoci che a Milano, ai tempi di quando mia nonna salì dalla Sicilia alcuni negozi non accettavano “i terroni”. Lo sapevi? Ai tempi del sessantotto i gay che si baciavano in discoteca venivano pestati. Solo nel 1989 il muro di Berlino è caduto. L’altro ieri! E l’altro ieri, cioè quando io avevo la tua età, si poteva ancora fumare nelle discoteche; alcuni pirla si erano messi a gettare sassi dai ponti facendo morire gente per divertimento; e si aveva paura delle morti del sabato sera: ragazzi che si sparavano tre mojito e poi tornavano a casa in macchina. E ci arrivavano di rado.

Oggi spero che queste cose facciano parte del passato. I progressi ci sono, anche se non come tutti vorremmo. Ed è così. L’unica cosa che mi rassicura, e che spero rassicuri anche te, è che tutti noi siamo migliorabili. Non perfettibili, ma migliorabili. Credo sia sufficiente.

Citazione: «Le convinzioni non sono lo specchio della realtà. Sono lo specchio della cultura e – spesso – della paura.»

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