8teen
Acquista

Capitolo 3.1

Il prof antipatico è utile

7 min

Nel suo libro What I wish I know when I was 20, Tina Seelig, docente alla Stanford University cita un suo collega: il professor Carlos Vignolo all’Università del Cile, le disse un giorno che suggeriva ai propri studenti, tra lo scherzoso e il provocatorio, di frequentare lezioni tenute dai peggiori docenti della scuola perché questo li avrebbe preparati alla vita.

Wow. Non ci avevo mai pensato prima di leggere questo passaggio. Quando lo lessi, andai subito da mia figlia Emma, di 11 anni, che – come tutti – ha insegnanti empatici e altri decisamente meno. Le raccontai questo passaggio del libro. Non so quanto apprezzò questa ristrutturazione della sua sfortuna sul momento. Spero che maturerà l’idea che anche lei, quella prof. di cui non dirò nulla qui, nero su bianco, sia una lezione di vita. Lei che elegantemente ai suoi alunni dice: «Nella mia ora non si va più in bagno. Questa classe non è un pisci*toio.» e che a fine primo quadrimestre (non a ottobre) scrive sulla piattaforma di interazione online con gli alunni «Vista la scarsissima preparazione che ho potuto constatare in classe, ho deciso di…». Questa è una preziosissima lezione di vita se la guardiamo dal verso giusto.

Che fare? Prepariamoci.

Ecco 5 mosse per quando incontri persone – diciamo così – con un basso QE:

  1. Distingui la loro identità dai comportamenti
  2. Restane emotivamente a distanza
  3. Attingi ai crediti del benessere o trova occasioni per versarne di nuovi
  4. Guarda dentro quelle persone
  5. Aiutali se ci tieni e se puoi.

Di solito, soffriamo veramente per gli altri quando si tratta di persone vicine emotivamente a noi, in famiglia, parenti, amici. Quando si tratta di prof., capi, colleghi di lavoro o compagni di scuola con scarso QE, siamo meno colpiti nel profondo, anche se riescono sempre a farci uscire di testa.

Marika

In entrambi i casi, persone care ma con scarso QE o persone che si devono inevitabilmente frequentare, anch’esse con scarso QE, possiamo seguire le prime 4 tappe su 5 del percorso che ti ho appena proposto. La 5° tappa la riserviamo solo a persone a cui teniamo e che possiamo “influenzare” in modo empatico, utile, etico.

A Marika non piace particolarmente studiare e preferisce aiutare sua madre al bar. Certo, in italiano e matematica riesce piuttosto bene perché i due prof. sono simpatici. Mentre in inglese è insufficiente. Non le piace proprio. O così Marika credeva.

In realtà, non è l’inglese in sé a non piacerle, è la prof. E spesso i prof. fanno la differenza. Quella di inglese ha innegabilmente uno scarso QE.

La prof. riprende Marika, le riferisce solo che verrà rimandata se continua così, che deve studiare ma non le suggerisce come. Alla prof., in questo momento della sua vita, non viene nemmeno in mente che potrebbe suggerire a Marika di scaricarsi quelle App che fanno giocare con la lingua inglese, o di guardare qualche video su You Tube o dei Reel su Instagram che insegnano l’inglese in modo veloce, semplice e divertente.

A Marika la prof. d’inglese fa girare le budella appena entra in classe il martedì. Di solito o la prof. la ignora o la tartassa con lezioni di vita spicciole. Marika allora chiede aiuto alla consulente d’istituto per non stare più male dentro quando sa che c’è la sua ora.

La consulente d’istituto suggerisce a Marika alcune domande utili che, guarda caso, seguono proprio i primi 4 punti del percorso in 5 tappe. Ecco cosa dice la consulente:

[Riconosce il sentimento] «Certo Marika, mi spiace che tu debba provare certi sentimenti in riferimento a quella persona.»

[1. Distingue la persona dal comportamento] «Secondo te, potremmo trovare dei lati apprezzabili della sua persona?»

A cui Marika risponde con poca cosa, ma è sempre una base di partenza. Nel caso specifico, Marika adora l’icona delle lezioni di inglese scelta dalla prof. per la piattaforma online. E per questo sospetta che la prof. possa anche essere divertente come persona. Sa che la prof. viaggia spesso e per questo la ammira. La vede come una persona decisa e, anche questo, le pare un aspetto utile da notare e condividere con la consulente.

[2. Restare emotivamente a distanza] La consulente ringrazia Marika per quanto ha osservato e continua: «Ora, come potresti fare per evitare di farti influenzare da “certe sue parole”? Cioè, in quei momenti come potresti – che so – proteggerti emotivamente oppure portare la sua attenzione su altro?»

Marika prontamente risponde che potrebbe pensare ad altro, al suo gatto quando si diverte a giocare in casa. E poi, potrebbe giustificarsi con la prof. per non aver studiato, dicendo che ha dovuto aiutare sua madre al bar.

Al ché la consulente fa notare che chi si mette sulla difensiva e si giustifica, di solito, non risolve il problema, anzi, peggiora il clima emotivo irritando la controparte.

[3. Attingere ai crediti del benessere] Così la consulente suggerisce: «Cosa ne dici se inizi a pensare al gattino che gioca, così ti rilassi un po’. Fai due respiri e poi poni alcune domande alla prof. per mostrarle il tuo interesse? La voglia di rimediare? Suoi possibili suggerimenti in merito?»

Marika si ferma, capisce la storia del giustificarsi, che – a dirla tutta – non piace nemmeno a lei: ogni volta che si giustifica, si sente piccola piccola. Come se giustificandosi dichiarasse di essere in torto. E allora Marika pensa che potrebbe chiedere alla prof. come secondo lei potrebbe migliorare il suo metodo di studio dell’inglese. Sì! Le pare proprio una bella domanda e se la fa girare nella mente «Ha ragione prof. e vorrei rimediare. Come posso, secondo lei, migliorare il mio modo di studiare l’inglese?»

[4. Guardare dentro la persona] Bene, la consulente è molto soddisfatta della presa di coscienza e delle risorse intrinseche che Marika sta trovando, perciò continua. Ora la consulente si focalizza sull’umanizzare la prof. in questione e chiede ancora: «Bene Marika, brava, ottimi spunti. Ma, secondo te, perché la prof. è così secca a volte? La vedi fare così anche con altri? Oppure ti riprende perché ci tiene particolarmente? O anche, è un po’ che insegna l’inglese e ha scordato le difficoltà in cui possono incappare gli alunni?»

Marika ci pensa e nessuno dei suggerimenti le pare quello giusto. Lei sa solo che la prof. ha qualche problema in casa perché a volte sta assente e torna più stanca di prima, in più è la prof. designata dall’istituto per fare da referente Covid e questo la stressa moltissimo. Racconta allora i suoi sospetti alla consulente e insieme capiscono meglio la prof. che non è solo la tipa poco empatica e spiccia in classe, ma che è anche una persona che potrebbe vivere un periodo difficile della sua vita.

Ecco. Marika si sente bene, può tornare in classe più serena, sa che la prof. è umana, ne vede meglio il lato fragile ora e questo la aiuterà inconsciamente a relazionarsi con la prof. in modo migliore. Le chiederà di aiutarla con occhi sinceri a capire come poter studiare meglio la sua materia.

Tu

Ora prova tu. Hai una persona vicina, emotivamente o fisicamente, con scarso QE? Segui i passaggi dall’1 al 4 e, se puoi e ti farà piacere potrai aiutarla.

Come? Be’, a dire il vero già Marika coinvolgendo la prof. con una domanda sul metodo di apprendimento l’ha già fatta sentire importante, anche solo per 2 minuti. L’ha valorizzata e ha dimostrato utile ascoltare i suoi suggerimenti. Ricordi quando parlavamo dei due bisogni sociali presenti in ogni gruppo? Belonging and significance.

Come possiamo quindi far sentire bene le persone attorno a noi? Anche quelle che hanno un fare secco, brontolone o negativo? Possiamo farle sentire importanti per noi e creare spontaneamente un legame d’intesa.

Sì, ma come?

Ci sono quelli che ci amano e ci usano come spugne per le loro disgrazie: 1) Un “Mi dispiace” da parte tua, sentito, aiuta immediatamente a far sentire che rispetti i suoi sentimenti e a mostrarti empaticamente vicino. 2) E, per evitare di finire come una spugna bagnata e pesante, potrai sempre distrarre la persona amata su argomenti a lei graditi, leggeri, neutri, comuni…

Ci sono quelli sempre arrabbiati e tesi: un saluto sincero, una domanda che distragga la loro mente verso pensieri che siano sia di loro interesse sia utili per cambiare la loro chimica, è un modo veloce e quasi sempre efficace. Dopodiché potrai anche raccontare un avvenimento curioso a cui hai assistito, porre una domanda per chiedere un consiglio (evitando però che si riaccenda la miccia della polemica).

Ci sono quelli chiusi e scostanti: che fare? Mantieni vicinanza fisica, rilassati e poni domande neutre ma empaticamente utili, come “Ciao, com’è andata la tua giornata?” Richiamare il loro interesse verso un argomento comune: “Volevo chiederti un consiglio su… è un buon momento?”

Insomma le chiavi di buone relazioni sono poche e fondamentali:

  1. Fai sentire la persona importante in quel momento
  2. Fai sentire quella persona utile a quel momento.

Boom, fatta!

Citazione: «Tutto è utile per imparare e crescere.»

Torna all’indice