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Capitolo 1.3

Distinguiamoci da pensieri e dialogo interiore

5 min

Tu non sei i tuoi comportamenti (o semmai, come abbiamo visto, selezionando solo quelli che si vogliono replicare), tu non sei ciò che dici, credi, pensi. Non necessariamente. Tu sei una persona meravigliosa, di default, cioè di base. A volte hai pensieri meravigliosi, altre volte hai pensieri tristi, altre ancora pensieri neri. Sono solo pensieri. A volte credi di aver trovato l’anima gemella, altre – be’ – non più. Cosa è vero? Tutto e niente.

Piero Ferrucci, nel suo libro Crescere. Teoria e pratica della psicosintesi, dice che dentro di noi coesistono moltissime “subpersonalità”, entità psichiche che abitano e coesistono in noi. Come se fossero delle mini-personalità, ognuna esprime un particolare atteggiamento, automatismo, comportamento, abitudine o opinione. Cosa ne facciamo di queste parti in noi? Ferrucci suggerisce di:

1. Riconoscerle,

2. Esplorarle e poi

3. Mantenere sempre una visione d’insieme di noi.

Come? Spiega l’operazione della disidentificazione, cioè quell’operazione che non ci semplifica identificandoci a un tratto o a un comportamento, ma ci mantiene al di fuori o al di sopra.

In programmazione neurolinguistica (PNL), di cui sono trainer certificata e appassionata praticante, si insegna la stessa cosa con un linguaggio diverso. L’intento è lo stesso:

distinguersi da ciò che facciamo e considerarci migliorabili, in divenire.

E se tutti sono meravigliosi di base, lo sono anche il rompiscatole della 5°B, la diva del gruppo, o il prof che urla in classe. Lo sono anche il genitore che non ascolta, il farmacista che dispensa perle di saggezza del 1900 e la nonna quando pressa. Guarda a loro come persone con pensieri, comportamenti e convinzioni a parte. Guarda a loro come persone meravigliose di default, non perfette ma sempre migliorabili, persone in continua crescita… come te.

Persone che provano paura e assillano, persone che vogliono condividere e dispensano consigli non richiesti, persone che hanno altri problemi nella vita e urlano in classe, persone con problemi finanziari che non ascoltano quando è altrettanto importante…

Le persone non sono solo quell’emozione che manifestano, male. Sono persone che non potremmo mai conoscere a pieno, perché non siamo loro. Sono persone che vogliamo rispettare sempre, anche se hanno visioni del mondo diverse. Perché dietro le loro visioni ci sono convinzioni, educazione, cultura, paure, che noi non potremo mai veramente sentire come proprie.

Noi non siamo ciò che pensiamo.

Se uno ha un pensiero triste, è depresso? Certo che no. Nel suo libro Cambia vita in 7 giorni, Paul McKenna, autore di libri di crescita personale, ipnotista e formatore, dice che “il dialogo interno crede di essere dio ma non lo è”.

Il dialogo interno è solo del dialogo interno.

Sono solo parole, dettate da convinzioni, che a volte non appartengono nemmeno a noi, ma che abbiamo acquisito crescendo per cultura (cioè dove siamo nati) e per educazione (cioè nella famiglia in cui siamo cresciuti). Parole dettate da un’emozione che può essere transitoria o da situazioni che sono solo circostanze, a volte uniche e passeggere.

Se ultimamente ti è capitato di definirti in modi non produttivi, di associarti a emozioni – anch’esse – non favorevoli, non cadere nell’errore dell’identificazione.

Tu non sei certe parole o certi pensieri limitanti (e per limitanti intendo, denigranti, umilianti, offensive). Anche se hanno fatto parte del tuo dialogo interiore per anni o ti sono state affibbiate da amici e parenti. Tu non sei quegli aggettivi limitanti.

Ecco come puoi fare:

1. Ristruttura.

Goffo può essere “immerso nei miei pensieri” o “creativo”, e poi? Ti viene in mente altro? Grassa è “con qualche chilo in più” o “curvy” o “ho solo qualche chilo in più”1 . Altro? Mascolina è “comoda”, “casual”, “pratica”, o che altro? Continua in base a ciò che ti dicEVI o come ti identificavano gli altri. Spezza queste parole e smorzerai le emozioni che portavano con sé.

2. Ignora gli insulti gratuiti. Oppure rispondi a tono.

Se hai una disabilità, hai una disabilità e basta. Ignora chi usa i difetti fisici altrui per insultare, sono persone povere… di linguaggio (e di QE). Se hai l’occasione di rispondere, e la situazione lo permette, puoi sempre complimentarti con loro per “le fini capacità relazionali… rasenti lo zero assoluto!”

Se non vai bene in matematica, non vai bene in matematica e basta. Questo non fa di te “uno stupido”. Io in questo caso suggerirei di ignorare. Ci tengo a suggerirti di non giustificarti (vedi nota nel paragrafo sopra). Mai. Giustificarci ci mette in posizione di difetto e non va bene: “Non ho avuto tempo di studiare” è una giustificazione che lascia il tempo che trova. Se è il prof a farti notare che “Non va così Conti, la sua preparazione in matematica è carente” puoi sempre a) constatare il fatto che “Ha ragione prof, posso impegnarmi di più”, b) ringraziarlo per l’attenzione che ti dedica e promettere maggior impegno “Ok, grazie mi impegnerò di più”. (Naturalmente, prometti solo se poi manterrai la promessa, altrimenti non promettere e sorridi).

I sorrisi sono un’ottima risposta silenziosa.

Se ti vesti con abiti larghi non sei “sfigata”, è il tuo modo di sentirti ora. È una sorta di zona di comfort che solo tu potrai valutare di modificare a momento venuto. Hai visto cosa ha fatto Billie Eilish no? A un certo punto ha cambiato look. E allora? Tutti lo fanno. E se diventa l’argomento preferito dello zio al cenone di Natale, ecco cosa non fare: non andartene con una scenata dal soap opera.

Ecco cosa fare: riderci su, sorridere e tacere fino a che lo zio non smetta. Ma se non smette poter intervenire con un “Grazie zio”. [Sorriso] “A proposito, hai poi iniziato quella cosa che dicevi l’altra volta?”. Interrompi educatamente + distrai su argomento di suo interesse.

Se proprio insiste e resta sul tuo cambio di look, puoi giocare la “carta dell’esperto” e fargli domande sulla sua di adolescenza: com’era, come si vestiva, com’era la moda del tempo? Così facendo lo distrarrai a metà, l’argomento è quello ma il centro di interesse sarà lui… che si sentirà esperto e prodigherà consigli o racconterà aneddoti.

Citazione: «Tu non sei ciò che dici, credi o pensi (o non necessariamente). Tu sei una persona meravigliosa di default.»

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