Quale cervello uso adesso?
Noi tutti abbiamo due menti e tre cervelli (che poi se contiamo il sistema nervoso del cuore e quello dell’apparato digestivo fanno cinque in totale). Dicevo, a fini non di studio ma di utilizzo, i tre cervelli (neocorteccia, limbico e rettiliano) possono essere distinti in due menti con differenti funzioni. Siccome non ci stiamo preparando per l’esame di neurobiologia, qui andiamo sul funzionale e tralasciamo il nozionistico.
Le due menti si distinguono in:
1. Mente cosciente. Tu. Tu che leggi e che cerchi di capire per mettere in pratica. Tu che ti vuoi prendere cura di te oggi e di te nel tuo futuro. Tu che pensi, hai capacità di problem solving, ti fai domande per capire, per uscirne. Tu che crei disegni, giochi, melodie, vestiti… Tu che decidi cosa vuoi e come lo vuoi ottenere. La mente cosciente sei tu, quel tu che molti chiamano “volitivo”.
E se “volere è potere” non significa che sia già fatto, ottenuto, portato a casa, acquisito. Nient’affatto. Tra il volere qualcosa e l’acquisirla, a volte ci passano giorni, altre anni. Pensa alla laurea. Tu vuoi laurearti, oppure ottenere un certo incarico lavorativo, o anche andare a vivere altrove o viaggiare. Ma tutto questo non si fa in un attimo. “Magari!” dici tu. Tra il volere e l’acquisire – o come dicevano “tra il dire e il fare” – c’è veramente di mezzo il mare. E questo mare si chiama “motivazione intrinseca”. Ecco che entra in gioco la…
2. Mente inconscia. “Lei” è grande, potente. Agisce e non chiede il tuo permesso. Reagisce e poi te ne accorgi. Lei è quella che mette le mani davanti se cadi, che gestisce digestione, sonno, equilibrio, contrazioni e rilasci muscolari… Lei fa un sacco di cose. A noi qui interessa ricordare che “lei” si prende carico di emozioni e automatismi. Nel suo libro In incognito, la vita segreta della mente, David Eagleman paragona la mente cosciente a un clandestino su un transatlantico che, per giunta, è convinto di governare la nave! Ecco, infatti, una delle mie citazioni preferite:
«La coscienza è come un passeggero clandestino su un transatlantico, che si prende il merito del viaggio senza riconoscere l'importanza dei massicci motori della nave.»
La mente inconscia, situabile nel cervello limbico e cervello rettiliano, oltre che occuparsi di equilibro, funzioni motorie, vitali, metaboliche, biologiche in generale, è interessante per noi perché gestisce 1. le emozioni come paura, tristezza, amore, orgoglio, rabbia, eccitazione, stress e 2. tutte quelle abitudini e automatismi che mettiamo in atto – appunto – inconsciamente.
Quindi, quando “lavori” con la mente, per crescere, per relazionarti, per gestire meglio le tue emozioni dovrai necessariamente coinvolgere la mente inconscia. Nel momento in cui scegli quali emozioni vuoi provare per la maggior parte del tempo, non potrai ordinare al tuo cervello limbico e al tuo sistema nervoso di farlo. Dovrai adeguarti al suo (di “Lei”) linguaggio.
Qual è il linguaggio della mente inconscia?
Lei parla una lingua che conosci bene. La usi quando ti senti bene, quando sei soddisfatta e orgoglioso di te, quando coccoli il tuo animale di casa, quando ti tieni mano nella mano con il/la partner, quando salti forsennatamente in discoteca. E poi quando ti fai trasportare da una canzone che ti fa volare, quando ne suoni una tu se sai usare uno strumento, o quando dipingi e all’interrogazione scoppi di gioia perché sai rispondere e ti ascolti rispondere bene. È fichissimo. Il linguaggio della mente inconscia è composto da due elementi: immagini ed emozioni1 .
Supponiamo che tu voglia sentirti più serena o concentrato durante il giorno. Dirselo è come parlare tedesco a un cinese. Per far sì che la mente inconscia capisca cosa vogliamo da lei – sentirsi in un certo modo – glielo dobbiamo far immaginare e/o far sentire:
- Se vuoi sentirti ora più sereno ricorda quando lo sei e rievoca come ti senti in quei momenti. Come respiri? Come rilassi il corpo? Come vola la tua mente?
- Se vuoi sentirti ora più concentrata, ricorda quando lo sei e rievoca come ti senti in quei momenti. Come guardi all’oggetto della tua attenzione? Che domande ti fai? Come è rivolto il tuo corpo a ciò che richiede la tua attenzione?
Quando invece le parliamo come un cinese a un tedesco, “lei” non capisce (come il tedesco con il cinese!), noi ci arrabbiamo come orsi affamati e abbiamo anche la sfacciataggine e l’innocenza di chiederci “Perché non riesco a rilassarmi?” e “Perché non riesco a concentrarmi?”.
Chiaro, no? Perché non puoi parlare hindi a un peruviano, brasiliano a un coreano o tirolese a un sardo. A livello emotivo, otteniamo ciò che vogliamo solo se parliamo in modo comprensibile alla nostra mente inconscia.
Se siamo un clandestino su un transatlantico, anziché lamentarci che la nave non vada dove vogliamo, possiamo sempre farci assumere come macchinista, imparare tutto sui motori… e via!
Per rispondere alla domanda in testa al capitolo, “Quale cervello uso adesso?”, ora sappiamo come rispondere: entrambi. Quello cosciente che guida, quello potente che esegue perché attratto dalle buone emozioni e dalle giuste immagini di cosa vedrà e di cosa proverà.
