Capitolo 1.2
Distinguiamo i momenti
Anche noi, scherzando tra amici, è bene che impariamo a parlare e a distinguere i momenti per quando scherzare e quando no. Un conto è dirsi tra amici: “Sono stanca morta”, “Sono stressato”, “C’ho l’ansia” o “Sono depresso come un toast ammuffito nello zaino”. Nella condivisione tra amici, per “destressarci”, la lamentela spiritosa, ci sta, eccome. Guy Winch, riconosciuto psicologo a New York, nel suo libro Pronto intervento emozioni, ci spiega che la lamentela sporadica a livello sociale ha dei benefici: crea bonding (rinforza i legami) tra amici e ci solleva dall’ansia da prestazione. Insomma, la simpatica e sporadica condivisione delle proprie sfighe e sentimenti aiuta a creare legame, ad aprirci e a stemperare la tensione.
Ma, come in tutte le cose, il troppo stroppia. Sempre Winch (di cui trovi online un’interessante presentazione per TED sul “pronto soccorso emotivo”) ci fa notare la differenza tra lamentela sociale e il rimuginare. Questa seconda azione è spesso solitaria, silenziosa, perché eseguita tra sé e sé nel dialogo interiore, e tossica. La ruminazione, dice, porta con sé una bella dose di infelicità, fa montare la rabbia, fa disconnettere il cervello che non riesce a trovare soluzioni e ci allontana dalle persone che sono stanche di ascoltare le nostre lamentele.
Quindi, c’è momento e momento per lamentarsi. Con gli amici… per due battute? Good. Da soli… per quarti d’ora di depression? NO good.
Cosa fare?
Se hai amici che si dilungano con le loro lamentele abituali o solo per “chiacchierare” (nel mio gruppo dicevamo che “ti tirano la pezza”), allora prova a spostare la sua attenzione su altro: o con un’affermazione su argomenti di comune interesse o ponendo una domanda. Del tipo a) “L’altro giorno sono andata allo skate park e c’era Ciccio, è migliorato di brutto sai” e b) “Quand’è che puoi andar al cinema tu questa settimana?”.