To sum up
In questa prima parte del libro, abbiamo visto che:
- Essere emotivamente perfetti è impossibile. Essere emotivamente imperfetti è normale. E se ci concediamo 5 minuti qui e là di perdita di controllo, modalità “a caldo” e reboot del sistema nervoso, è normale e umano. Per i restanti 768 minuti al giorno abbiamo già cominciato a chiederci: quali emozioni voglio provare per la maggior parte del tempo?
- È utile immaginarsi tra cinque anni perché la mente, se vede dove vogliamo andare, avrà una direzione e indicazioni chiare. Se la barca naviga a caso, chissà se arriverà al porto, no?
- Se ci concentriamo sul fatto che abbiamo le capacità per risolvere le cose, attiveremo sempre la nostra intelligenza, dinanzi ad ogni problema, e attiveremo un atteggiamento flessibile (QI + QE = un fenomeno!). Noi non siamo mai “arrivati”, arriviamo se ci mettiamo in gioco. E i fallimenti fanno parte del percorso. Punto.
- Se ci focalizziamo su ciò che non va, cominceremo a credere che le cose “tanto non andranno” anche per il futuro.
- Il cervello è composto da più parti che svolgono funzioni diverse. Escludendo i compiti neurobiologici, a noi interessano i compiti a livello volitivo, comportamentale, emotivo e relazionale. La mente cosciente vuole, crea, pensa, pianifica, risolve. La mente inconscia agisce perché vede cosa vogliamo e sente quanto fico sarà essere lì.
- Se continuiamo a obbligarci per tutto, la mente inconscia prima o poi si ribella, proprio come un diciottenne si ribella se mamma e papà hanno detto “no” a tutto finora. Conosci qualcuno?
- Dirsi cosa non vogliamo non aiuta a far capire alla mente cosa invece vogliamo. È come uno di quei libri della serie “for dummies”: con “lei” dobbiamo essere chiari, dire cosa vogliamo, farle sentire che ci farà stare bene, ripeterglielo.
- Le abitudini sono personali e farsi motivare dagli altri non funziona. Solo parlando il linguaggio della propria mente abitudinaria (che è sempre lei, quella che qui chiamiamo “inconscia”, cioè abitudinaria ed emotiva) funziona. Possiamo seguire suggerimenti di altre persone, solo se li facciamo nostri.
- È meglio agire, inter-agire, re-agire quando le due menti sono connesse e la coscienza può rallentare le reazioni impulsive dell’emotività, cioè siamo in modalità “a freddo”.
