Genitori in progress
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Capitolo 6

Che genitore vuoi essere?

3 min

IN questo capitolo incontriamo i quattro stili genitoriali studiati in psicologia, ai quali faremo aderire le mille e più sfumature trattate nei libri rivolti a noi genitori. Ci divertiremo a prenderci in giro e a scartare cosa non vogliamo più fare. Useremo le “nominalizzazioni” citate nel capitolo precedente ma sapremo come andare oltre e capirne il vero significato. Il percorso ci porterà quindi prima ad escludere stili genitoriali e poi ad abbracciare il tuo .

Risponderai a domande come: che genitore voglio essere in generale? Chi voglio essere quando voglio insegnare l’impegno e la passione? Chi voglio essere quando voglio trasmettere calma e rassicurazione? Chi voglio essere per insegnare la disciplina e la resilienza?

ESERCIZIO N°7

Stiamo creando nella tua mente l’idea di uno spartiacque, un confine tra ciò che era e ciò che sarà. Non abbiamo ancora parlato di stili, non abbiamo ancora elencato quelle mille nominalizzazioni portatrici di tutto e di niente, però ti ho già proposto alcune domande da farti: chi voglio essere in generale? E in situazioni specifiche? Inizia col creare una separazione nella tua mente tra ieri e domani (che inizia oggi).

Ciò che era che non ti piace più immaginalo sbiadito, come una foto rovinata. Immagina una vecchia pellicola di film che si blocca e salta nel proiettore. Non va più avanti, è inceppata. Quelle reazioni emotive non ti appartengono più.

Ciò che vuoi che sia vedilo colorato, fluido, esaltante. Armonioso e che ti appartiene. Ti senti più tu, più il genitore che vuoi essere e mostrare al mondo. Godi di questa immagine e respira.

METTI AL PASSATO

Stiamo proponendo alla tua mente di fare un passaggio identitario. È un passo importante e richiede delle accortezze d’intelligenza linguistica per essere attuato ed efficace. Ecco il segreto: per mettere qualcosa nel passato (uno stato emotivo, un’abitudine, uno stile comunicativo o relazionale…) inizia col parlarne al passato. Come? Seguimi per questi due passaggi:

PRIMO. Parla al passato del genitore che non vuoi più essere o fare. Usa un semplice imperfetto per dire che ERI un genitore ansioso, sempre di corsa, ti arrabbiAVI spesso oppure STAVI sempre troppo addosso a tua figlia. Anche se ancora non sappiamo cosa fare, lo scopriremo proseguendo la lettura del libro. Inizia a parlarne al passato e la parte abitudinaria della mente, quella inconscia, percepirà un cambiamento e si dirà «Ah, ok, se lo sento dire al passato forse lo voglio mettere nel passato».

ESERCIZIO N°8

Esercitati ora a scrivere qualche frase al passato: non negare, metti semplicemente al passato (cioè, non dire «Non voglio più essere un genitore stressato», di’ piuttosto che «A volte mi stressavo troppo quando i bambini urlavano di continuo»). Così facendo non neghi, non menti ma presupponi già che qualcosa sta cambiando.

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Come ti senti a parlare al passato di ciò che non vuoi più fare, essere, provare? Perché l’esercizio funzioni dovresti percepire una sensazione di sollievo. Il tuo sistema nervoso, sentendo la frase espressa al passato, dovrebbe godersi il preludio al cambiamento, l’aspettativa del nuovo, l’eccitazione della crescita personale.

SECONDO. Proponi le alternative utili, fattibili e in positivo al presente. Cosa vuoi fare invece? Chi vuoi essere quindi? Se ERI troppo interventista, ora puoi dire qualcosa come «Voglio fidarmi, delegare, lasciarli fare… come posso fare oggi per mettere in atto questo proposito? E come mi sentirei?» Se ERI sempre di corsa perché stentavi a dire di “no” ai figli, prova a dirti qualcosa come «Oggi voglio avere più tempo per me, a cosa posso dire di “no”? E come mi sentirei e sarei più rilassata/o con loro?»

ESERCIZIO N°9

Ora tocca a te. Hai già usato gli imperfetti prima, ora proponi ciò che VUOI e poniti domande per come realizzarlo. Non dimenticare infine di chiederti quanto bene questo cambiamento ti farebbe sentire. Come avrai capito, il vantaggio emotivo ha molto a che fare con il successo nel cambiamento. Fallo per almeno due propositi.

Esempio: «(Se prima perdevo la pazienza), ora voglio potermi sedere sul divano e guardare i bambini in silenzio fino a che non avrò attirato la loro attenzione e non avranno smesso di accapigliarsi. Come posso fare? Dove voglio sedermi? Come li guarderò? Come respirerò? Come mi rilasserò con le voci interiori? E come mi sentirò a restare in controllo? Mi farà sentire presente, fiduciosa e in controllo.»

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