Prefazione: prenderci cura di noi
IL filo rosso di questo libro siamo noi. Genitori di oggi, senza tempo e con poche libertà, con tanti consigli sul cosa fare ma poca chiarezza sul chi sentirci… per fare e essere al meglio. In questi mesi ho parlato con mamme in coaching che s’innervosiscono e non si piacciono, con altre che trascurano se stesse per far quadrare tutto il resto e non sono contente. Scrivendo questo libro ho pensato a me, a te, a questo periodo “eccezionale”. Ho pensato che parlare di intelligenza linguistica è importante ma solo dopo aver parlato di noi e di intelligenza emotiva.
Non avrei fatto un buon lavoro concentrandomi solo sulle parole giuste o sulle classiche situazioni difficili, per esempio quando il bambino non ascolta o fa i capricci.
Parleremo della miglior versione di noi: del genitore di domani e di ciò che possiamo fare per i nostri figli… partendo da noi.
Mi rivolgerò equamente a mamme e a papà, mi riferirò equamente a figlie e a figli. Ti proporrò diversi esercizi pratici (32 per la precisione): sentiti libera/o di scrivere o di pensarci su. Non è necessario scrivere, una visualizzazione dedicata è più forte di una frase scritta senza attenzione dedicata. Pensa, visualizza, scrivi, disegna… L’importante è andare “verso” la miglior versione di te e allenarti con gli strumenti che ti proporrò.
Prendiamoci cura noi di noi stessi per rispetto nostro e per dovere nei confronti dei nostri figli.
L’altro giorno, facendo zapping, osservavo mamma coccodrillo che accudisce alle sue uova. La voce fuoricampo commentava che i coccodrilli sono letteralmente dei dinosauri, che hanno tanti denti e molto lunghi. Il commentatore diceva che «La forza del suo morso è circa dieci volte superiore a quella dello squalo bianco e paragonabile solo a quella del tirannosauro», ma le immagini mostravano un genitore che faceva il suo dovere, quello di restare accanto alle uova per tre mesi e poi, con la stessa mascella potente quanto quella del tirannosauro, accompagnare le uova incolumi nell’acqua. Empatia? Non credo. Istinto. Ma intanto, mamma coccodrillo ha fatto il suo dovere. Qual è il nostro?
Prendersi cura di noi dovrebbe essere sancito come dovere parentale. Come diceva Jim Rohn, saggio motivatore americano, «Lascia che io mi prenda cura di me per te». T. Berry Bazelton, nel suo libro, Il tuo bambino e… la disciplina, ci ricorda che anche i nostri figli imparano presto a “prendersi cura di sé” se glielo lasciamo fare: bambini che imparano a calmarsi da soli con il peluche o la copertina, a mangiare da soli con le proprie dita, a fare la pipì… E poi a camminare, a farsi la cartella e a gestirsi i compiti, le relazioni con amici e insegnanti.
Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, quasi ci sgrida nel suo libro Sopravvivere con un adolescente in casa: siamo talmente confusi sul da farsi certe volte che altaleniamo, non siamo costanti. E allora, iniziamo da te e parliamo di guida rispettosa, amorevole, efficace.