Capitolo 15
La pre-adolescenza
LA pubertà è quel momento evolutivo in cui nei nostri figli s’identificano i primi segni di distinzione sessuale, e per le femmine inizia già a 8 anni e mezzo fino ai tredici anni, per i maschi inizia verso i dieci anni e prosegue fino ai quindici anni. In questa fase dobbiamo (vogliamo) dar loro spazio. Vogliamo aiutarli a staccarsi quel pochino, a guardare al mondo come un posto dove esistono altri che non la pensano necessariamente come “noi in famiglia”.
RISPETTO I SUOI GUSTI E PENSIERI
Possono iniziare ad avere opinioni contrastanti e non vedere sempre il mondo come noi. Insomma, a noi magari la domenica piace andare a fare una gita, cerchiamo di trovare un luogo che piaccia anche a loro per soddisfare i gusti di tutti: non solo un museo, per intenderci, o la scampagnata per poi restare seduti tre ore con le gambe sotto il tavolo del ristorante. Diciamo che – se prima dimostravamo rispetto attendendo che risolvessero la moltiplicazione o che imparassero ad accendere il decoder con il telecomando – ora la considerazione si dimostra anche rispettando il suo punto di vista, la sua opinione e i suoi desideri che pian piano si svelano a noi.
LA MAPPA DEL SUO MONDO SI AMPLIA
Il mondo improvvisamente è un posto non sicuro, a scuola si parla di guerre, per le strade s’impara a guardare (sempre) a sinistra e poi a destra. Certe sicurezze vacillano, non si parla più agli sconosciuti come quando si era bambini al parco e le aspettative dei genitori sono sempre più alte in termini di vigilanza e attenzione da mantenere. A volte noi genitori li vediamo già adolescenti e ci aspettiamo che capiscano cose del mondo che noi abbiamo messo anni per capire. Poi però anche noi ritorniamo a vederli bambini e apriamo gli occhi di fronte al lungo percorso che ci vedrà ancora al loro fianco.
IL LORO CERVELLO SI ADATTA ALLA CRESCITA
Insomma, si sente proprio che l’adolescenza è alle porte. In questa fase la fantasia sfrenata della prima infanzia si ridimensiona perché a livello cerebrale avviene il cosiddetto secondo pruning (o “sfoltimento” in italiano), cioè quelle migliaia di sinapsi che sono sempre meno utilizzate, e che confondevano il mondo fantastico con quello reale, decadono. Il cervello libera dei Terabyte di memoria per accogliere tutto ciò che loro dovranno imparare sugli altri, a scuola, per vivere in questo mondo veloce.
LA GIUSTA INDIPENDENZA
Pian piano sarà necessario concedere loro spazio e autonomia, privacy e indipendenza. Non troppa indipendenza però, perché altrimenti si sentono persi; la giusta indipendenza, per farli sentire sicuri di sé accompagnandoli e lasciando la mano che si allontana sotto i nostri occhi ancora vigili. È giusto che imparino a essere autonomi nelle loro cose, di sport e scuola per esempio, è corretto che diano una mano costante in casa, da decidere assieme a loro, e che possano cominciare ad avere momenti di privacy, magari per farsi uno Skype con l’amichetta o un video Whatsapp con il compagno. Di cosa parleranno? Di cose per noi senza senso, ma poco importa, servirà più l’atto a farli sentire autonomi che il contenuto della comunicazione a farli connettere tra loro.
SBOCCIARE
In questa fase e nella prima adolescenza, il secondo pruning (cioè lo sfoltimento di collegamenti nella mente) si accompagna alla mielinizzazione, cioè all’ispessimento – con la mielina, appunto – attorno agli assoni (vie di comunicazione tra neuroni) che permangono e diventano più stabili e veloci. Sotto i nostri occhi, bambini incerti, a volte impacciati e pasticcioni, diventano veloci ed efficienti in ciò che li appassiona o che riesce loro bene. Le due operazioni cerebrali comportano da una parte la selezione degli interessi nel ragazzo e dall’altra la velocizzazione di ciò che resta. Se la passione infantile per i dinosauri resta ma muta nella passione per la storia, il ragazzo la studierà facilmente perché la sua mente sarà concentrata su questo interesse. Se le lezioni di musica continuano a essere una sua scelta (e non un riempitivo infantile o un vezzo del genitore), allora i collegamenti neurali relativi alla musica resteranno e – non solo – si rinforzeranno grazie alla mielinizzazione.
Insomma… Tra la pubertà e l’adolescenza i ragazzi si svelano: mostrano i loro talenti e le loro passioni. E cosa dobbiamo fare noi genitori? Guidare al meglio. Lasciare che il fiore sbocci, fare leva sull’orgoglio nel farcela, sull’impegno che porta a soddisfazione personale e quindi poi… alla coltivazione della propria auto-stima. Di autostima parleremo più avanti riprendendo gli studi mirati di Nathaniel Branden. Noi promuoviamo le azioni e l’ambiente giusto, usiamo le parole che complimentano l’azione, l’impegno e non il risultato, sappiamo coinvolgere con le domande utili curiose ma non agiamo direttamente sulla loro autostima, questo spetta a loro.