Genitori in progress
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Capitolo 19

Influenzare nell’ambiente

10 min

L'AMBIENTE casalingo o gli ambienti che si frequentano sono molto importanti per la crescita dei nostri figli. Una casa che respira (cioè ordinata e luminosa e senza troppi oggetti attorno) è una casa che aiuta ad aprire la mente e a generare pensieri creativi. Una scrivania in ordine (lo sappiamo anche noi adulti al lavoro) agevola di molto la performance lavorativa.

L’ambiente è spesso sottovalutato e snobbato nel cambiamento, eppure la psicologia sociale ci ha provato con molti esperimenti che ciò che gli occhi percepiscono inconsciamente, influenza subito il nostro stato d’animo. Aronson, Wilson e Akert, nel loro Manuale di psicologia sociale, ne citano diversi, tra cui la teoria delle finestre rotte per cui un ambiente degradato (dimostrato da finestre rotte e sporcizia) è un ambiente che agevola il crimine.

Lo dimostrò anche lo psicologo Philip Zimbardo che nel ’69 abbandonò di proposito un’auto aperta nel Bronx e un’altra in un quartiere benestante di Palo Alto. Quella nel Bronx, quartiere allora caldo di New York, resistette solo qualche ora prima di farsi smantellare. Quella a Palo Alto non venne toccata per più di una settimana, fino a che Zimbardo stesso ne ebbe abbastanza di attendere che “l’occasione facesse l’uomo ladro” e provocò una scena di degrado e abbandono più esplicita. Armato di mazza da baseball e stanco di aspettare, fracassò lui stesso l’automobile e poco dopo alcune persone “per bene” arrivarono per portarsi via dei pezzi utili. Questo ed altri studi scientifici hanno evidenziato che non è l’uomo a essere “buono” o “cattivo” ma che l’ambiente lo condiziona fortemente – nel bene e nel male – e anche in tempi relativamente brevi.

LA CULTURA INIZIA IN CASA

Se vuoi che i tuoi figli diventino come tu desideri, allora inizia con il condizionare l’ambiente che frequentano. Se vuoi che tua figlia coltivi le sue passioni, agevola la frequentazioni di ambienti che le promuovono. Vuoi che scriva bene, scrivete, leggete. Vuoi che scopra il mondo, guardate documentari online, programmi di esplorazione alla televisione. Sui social non ci sono solo ragazzine che improvvisano quattro mosse di danza nel loro salotto credendosi star, sui social ci sono insegnanti che raccontano con entusiasmo la vita di grandi autori, ci svelano le sordide trame di romanzi apparentemente noiosi come il nostro I promessi sposi e ci appassionano al mondo della letteratura.

Vai al di là della mediocrità e sfrutta l’ambiente per educare i tuoi figli.

Se vuoi che i tuoi figli parlino bene una lingua straniera, fai guardare loro dei cartoni animati in lingua. E se tu la conosci o è la tua lingua madre, interagisci con loro usando frasi semplici in lingua e piano piano pretendi che ti rispondano. Il tuo atteggiamento incoraggiante e accogliente li aiuterà ad accettare questo passaggio come un dato di fatto. Con mio marito francese, le nostre figlie in casa possono guardare cartoni, film cartoni o film per ragazzi solo in francese. Lo capiscono molto bene e lo parlano sempre meglio. È un problema? No. Lo è stato? Forse per qualche periodo, per qualche minuto e comunque… con tono dolce e accogliente: «Ragazze, o è così o niente. Scegliete voi.»

Se vuoi che tuo figlio mangi bene, lascia i mandarini o l’uva in centro tavola e fai che il gelato sia l’occasione per l’uscita in bici nel weekend, e non la tappa quotidiana verso il freezer. Se vuoi che tua figlia diventi più ordinata, controlla la sua scrivania e invitala a riordinarla almeno una volta a settimana, altrettanto per i vestiti nell’armadio e le sue cose in bagno. Se vuoi che tuo figlio si responsabilizzi di più, fagli gestire i compiti con le dovute scadenze1 e il materiale scolastico sempre in ordine.

UN ESEMPIO SILENZIOSO E POTENTE

L’ambiente è come il tuo esempio, silenzioso ma profondamente influente. Non lo si nota direttamente ma condiziona inconsciamente. Perché credi che le pubblicità costino così tanto? Perché condizionano. L’ambiente, come l’esempio, rispecchia sempre la nostra vita. Un po’ come il linguaggio del corpo che non mente mai, così il nostro esempio ripetuto e costante parla di noi e il nostro ambiente è parte di noi.

Vorresti sensibilizzare tuo figlio all’ecologia e al rispetto della natura? E allora fagliela conoscere e frequentare andando per i boschi o per la campagna. Vorresti che tua figlia si appassionasse a una disciplina sportiva? Portala a vedere gare sportive per osservare chi è già più bravo. Vorresti che si appassionassero alla lettura? Quanti libri hai in casa o nel tuo tablet? Ti vedono mai leggere?

L’esperto delle intelligenze, Howard Gardner dice: «Non esistono due persone che abbiano le stesse intelligenze nelle stesse precise proporzioni e con le stesse sfumature», e noi sappiamo che l’intelligenza è coltivata con la passione. Il talento da solo non basta, ci vuole impegno e un ambiente favorevole.

Frequentare il giusto ambiente per coltivare le proprie passioni è un must emotivo che offre l’opportunità a tutti in famiglia di diventare la miglior versione di sé stessi.

E non è necessario avere un castello per coltivare le proprie passioni: se la mamma vuole meditare sarà sufficiente un cuscino e della musica sul telefonino o dal computer; se il papà ama leggere e non c’è proprio spazio in casa per una libreria più grande, potrà provare a sfruttare il circuito bibliotecario oppure abbonarsi online per leggere tantissimi libri in versione digitale; se la bimba è appassionata di danza, sarà utile un po’ di spazio in salotto per fare la spaccata e almeno una parete libera per fare la verticale contro il muro; e se il figlio vuole imparare a suonare il piano, non si deve comprare per forza quello a coda (!), esistono delle super keyboard che permettono di fare tanto di più (…e con le cuffie per isolarsi).

IL SONNO E L'AMBIENTE

Anche regolarizzare il sonno fa parte dell’influenza dell’ambiente. Ad ogni età, le proprie sfide. I piccolini appena nati devono imparare principalmente due cose. La prima è capire la differenza tra il giorno e la notte. Ciò comporta sonnellini più “soleggiati e rumorosi” di giorno e una nanna più buia e silenziosa di notte. L’altra è quella di legare insieme più cicli di sonno. Sì, perché il sonno funziona a cicli, più brevi e scombussolati per i neonati che devono ancora imparare da soli a terminare un ciclo, vivere quei pochi momenti di veglia e poi ricadere in un secondo ciclo di sonno, senza temere il mondo attorno a sé o il fatto che non ci sia la mamma sempre accanto. L’armonia dell’ambiente, la serenità della voce, la coerenza cardiaca della mamma che interviene se il bambino si sveglia, accelereranno il processo di accettazione di questi brevi momenti di veglia tra un ciclo e l’altro. Cosa che io non facevo per niente con la mia prima figlia: ero ansiosa, insonne, agitata, impaurita… Ad ogni mugolio strano scattavo verso il lettino per controllare che respirasse.

Ma procediamo per ordine perché ogni età ha necessità delle sue routine per dormire bene. Se quindi, dai 4 ai 12 mesi i pediatri ci insegnano che un bambino deve dormire dalle 12 alle 16 ore (sonnellini compresi), dall’uno ai due anni i bambini si riposano e sfruttano il sonno per crescere e rigenerarsi dalle 11 alle 14 ore. Crescendo il tempo di sonno diminuisce, dai 3 ai 5 anni rimane forse un sonnellino pomeridiano ma sempre più breve perché se dorme due ore al pomeriggio è normale poi che la sera non abbia voglia di andare a letto alle venti. E invece, è proprio a letto che durante la scuola materna ci si riposa profondamente, dalle 10 alle 13 ore.

All’ingresso delle elementari e per tutto il ciclo scolastico delle primarie, il sonno notturno dovrebbe durare dalle 9 alle 12 ore. Non sempre uguale naturalmente, in base alla stanchezza accumulata per le attività diurne svolte o a causa di altri elementi che subentrano in questa fase delicata della crescita. Sto parlando delle prime apprensioni sociali: le preoccupazioni crescenti per i compiti da preparare, le relazioni sempre più complesse tra compagni, l’influenza di maestre ai loro occhi inflessibili e rigide, sono tutti elementi che possono disturbare l’addormentamento. Televisione o telefonini a tarda ora non aiutano di certo. Qui una sana routine serale con un bel libro a letto è ancora la migliore soluzione.

Per finire, dai 13 ai 18 anni, le ore di sonno dovrebbero essere ancora “tantine”: tra le 8 e le 10 ore. Quindi, come ci dicono tutti i cartelloni dei pediatri affissi nei loro studi o all’ospedale, i bambini e i ragazzi devono dormire bene. E devono imparare a farlo autonomamente. Sull’importanza di un buon sonno aveva ragione Eduard Estivill in Dormi bambino dormi: il sonno aiuta a vivere bene le attività del giorno seguente, se un bambino dorme male – diceva – è irritabile e di pessimo umore. Nonostante io non condivida il suo metodo per insegnare a dormire a un neonato, posso però convenire con lui sugli intenti: il sonno è un’abitudine e va coltivata con la ripetizione e un ambiente propizio.

LE ROUTINE

Cosa fanno la ripetizione e un ambiente propizio combinati insieme? Una routine. Una routine è un insieme di azioni ripetute insieme e nella stessa sequenza, tanto che assumono un significato unico per la nostra memoria: una routine appunto. Le routine rispondono alla domanda «Cosa si fa adesso?» e aiutano a risparmiare fiato, tempo ed energia.

Una routine aiuta tutti: aiuta i genitori a parlare di meno e aiuta i figli a responsabilizzarsi e sentirsi più autonomi e indipendenti. Immagina di tornare a casa dai giardinetti, tu sai benissimo che bisogna togliersi le scarpe e riporle nel posto da voi convenuto, appendere la giacca dove tuo figlio o tua figlia sa e infine andare a lavarsi bene le mani in bagno. Ma… Be’, non lo fa sempre, o non lo fa automaticamente, o non lo fa esattamente come tu hai chiesto di fare centinaia di volte. Sapendo che questa loro “distrazione” è normale, non è voluta e non è una sfacciata sfida alla vostra autorità genitoriale, le routine ci vengono in aiuto.

Ecco come procedere: un pomeriggio di pioggia, ti metti lì, con lei, lui o loro, tu poni domande per estrapolare la routine in questione e lui, lei o loro disegnano. Ad esempio, simuliamo una conversazione tra mamma e figlio Andrea:

«Ok Andrea, vieni che disegniamo una routine». E già ha incuriosito suo figlio di 4 anni. «Tu lo sai cosa si fa quando si rientra a casa dai giardinetti?»

Lui prontamente risponde: «Lavarsi le mani».

«Perfetto» risponde mamma e continua: «Ma c’è altro da fare prima di andare in bagno a lavarsi le manine?». Se Andrea tace, allora lo aiuta: «Cosa si fa con le scarpe e la giacca?»

«Le tolgo» dice Andrea. Ma la sua risposta è vaga, e noi vogliamo che nella sua mente, mentre parla, Andrea “veda” esattamente cosa fare e dove riporre i vari oggetti.

La specificità fa la differenza.

«Giusto, e dove si mettono le scarpe e la giacca?» chiede mamma.

Di fatto, lei non sta dicendo cosa fare, sta chiedendo cosa fare.

Non fornisce risposte, ma con tante domande utili curiose (DUC che vedremo) invita suo figlio a spiegarle la routine di quando si rientra a casa. Ora sono pronti per disegnare una routine.

In casa nostra abbiamo iniziato a disegnare le routine dall’età di 4 anni per la grande. Si trattava di disegni semplici, fatti da lei se è in grado, o da me all’inizio e che lei colorava, incollati su una striscia di cartone larga circa 10 centimetri e che poi affiggevamo sulla porta in questione: la porta di ingresso per le routine del mattino o del rientro da fuori, la porta del bagno per la routine della sera per lavarsi, la porta della stanzetta per la routine della nanna. Le routine sono un bel gioco da fare e rifare insieme, periodicamente, per tutto il periodo della scuola d’infanzia e le elementari magari due volte l’anno. A noi genitori risparmiano parole e ci fanno sentire meno impositori; ai nostri figli regalano autonomia nel presente e un metodo organizzativo per il futuro.

ESERCIZIO N° 19

Fatti un giro in casa oggi e guardati attorno per i vari ambienti: cosa puoi riordinare? Cosa puoi gettare? Cosa puoi spostare o eliminare? Come puoi creare spazio per le passioni di ciascuno? Quali programmi televisivi puoi proporre che siano di svago e di intrattenimento intelligente? Cosa puoi mettere come spuntino in centro tavola in cucina?

ESERCIZIO N°20

Pensa alle vostre routine. Ce ne sono da rivedere? Per orari o per procedura? Come potete programmarle insieme? Potete disegnarle? Fare delle foto simpatiche dei figli mentre svolgono le varie azioni nelle tappe delle routine e poi – con un filo o una cordicella – legarle insieme e appenderle a una porta? Come ti immagini dire solamente e dolcemente a tua figlia «Cosa dice il tuo cartellone della routine?».

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