Capitolo 3
Secondo strumento, impara a farti domande
ECCO chi sei in questo capitolo: tu sei un imprenditore e possiedi una stazione radio. Faceva pochi ascolti ultimamente e te ne sei resa/o conto. Hai licenziato il deejay di prima e ora sai cosa vorresti ma non hai ancora trovato il sostituto giusto per parlare al microfono della tua mente. Il passo successivo è quello di fare colloqui e d’ingaggiare il deejay più bravo, coinvolgente, appassionante, positivo, giusto per te insomma.
Ecco come lo troverai. Il deejay che stai cercando è quello che, non solo farà stare bene il tuo sistema nervoso, ma che si proporrà di aiutarti a risolvere i tuoi problemi: siano essi personali, emotivi o genitoriali.
Come si risolvono i problemi? Facendosi domande, le giuste domande.
TUTTO CIÒ CHE DEVI SAPERE SU COME FARSI LE DOMANDE GIUSTE
Io le chiamo “Domande Utili” perché ritengo che non esistano domande giuste o sbagliate per tutti, ma solo quelle utili e giuste per qualcuno in un preciso momento. C’è chi le chiama “domande guida” perché ci guidano VERSO dove vogliamo andare e VERSO chi diventare… Nel nostro caso, VERSO il genitore che vogliamo essere per i nostri figli.
Le domande guida servono in un percorso a tre tappe:
- Esplorare soluzioni in modo propositivo;
- Testare soluzioni e la loro efficacia;
- Proiettare le scelte nel futuro.
Possono essere dieci o cento per ciascuna sfida genitoriale, vediamo qui due esempi di chi non si fa domande utili.
Papà Albi è un bravo papà, un po’ troppo amico però perché si sente in colpa visto che lavora tutto il giorno e vede le sue figlie solo la sera. Gioca, gioca, gioca e poi perde il controllo quando, stanche e stremate, le figlie fanno capricci1 . Non sa dire «Adesso basta» con tono fermo e pacato. Conosce una sola modalità di controllo che però non funziona troppo bene. Lui minaccia di mandarle a letto con una sculacciata, minaccia che non rispetta mai (perché non vuole), allora urla, si dimostra incoerente, perde di credibilità e si sfianca. Oppure lascia che la madre subentri e rimedi. Non si pone molte domande, papà Albi, aspetta che le figlie crescano e non si chiede nemmeno se ciò che fa sia giusto, utile o educativo...
Mamma Antonella si fa in quattro, è l’animatrice della casa per i suoi due figli maschi di 12 e 9 anni. Fa tutto lei, sistema la cameretta… e si lamenta quando è in disordine (praticamente sempre), organizza le attività amicali e sportive pomeridiane, segue entrambi i figli nello studio e… si lamenta. È distrutta ma il suo dialogo interno non fa altro che dirsi «Sono stanca» o «Perché devo fare tutto io?». Sa che c’è qualcosa che non va ma non si chiede come possa cambiare le cose. Mamma Antonella non si pone nemmeno domande del tipo «Farò troppo?», «Esistono mamme che reggono meglio? E come fanno loro?», «È giusto che io mi renda così disponibile, che mi occupi di gestire il loro tempo o che mi prenda carico dei loro doveri?» Mamma Antonella non arriverà nemmeno a chiedersi «Come posso fare per renderli più responsabili? E perché sarebbe utile per loro? Cosa otterrei se facessi di meno? Come mi sentirei sei riguadagnassi un po’ del mio tempo e della mia libertà?» Non se lo chiede e si lamenta.
Ora, riprendiamo papà Albi: presupponendo che si fosse ascoltato e si fosse accorto che la sua unica inefficace strategia di controllo ERA la minaccia, per di più non mantenuta, ecco le domande che avrebbe potuto porsi seguendo il percorso a tre tappe:
- Esplorare soluzioni – «La sera torno, gioco con loro ma poi perdo il controllo e finisco per urlare, arrabbiarmi, minacciare, rovinare la bella serata. Cosa posso fare per evitare tutto questo? Cosa posso fare per veicolare al meglio la mia voglia di vederle e giocare con loro? Come posso adeguarmi alla loro stanchezza serale? Potremmo magari fare qualcosa di tranquillo? Ma cosa? Leggere un libro? Raccontare una storia inventata? Fare una coccola dolce sul letto? Giocare a un gioco semplice insieme sul divano?»
- Testare soluzioni – «Ce la farei a mettermi lì e raccontare una storia inventata? Forse preferirei leggere uno dei loro libri? Perché no? E altre volte potremmo fare un gioco sul divano, tipo giocare a Memory o al gioco delle facce da inventare?»
- Proiettare le soluzioni scelte nel futuro – «Ok, quindi questa sera posso salutare le bambine con tenerezza e calma, posso calibrare la mia voce, posso proporre meno cose e sicuramente più tranquille. Diciamo che stasera, avendo anche la palestra, avrò poco tempo e quindi potremmo limitarci a leggere una storia a letto, così do un po’ di sollievo a mia moglie e non stanco troppo le bimbe. Evito così le minacce e la serata finisce serena. E se invece loro ricercano l’azione? Come posso ricordarmi di restare calmo e dire semplicemente “No, non è il momento. Adesso è il momento della storia”? Come mi sentirò a restare calmo e in controllo? Bene! Quanta soddisfazione proverò a risolvere la situazione da solo e lasciar così riposare mia moglie in salotto? Molto bene. E cosa vorrò fare se non si addormentano subito ma io mi stanco di restare lì? Potrei intanto sistemare la borsa della palestra? Andare avanti e indietro e farmi vedere che passo in corridoio tra la stanza e il bagno ma restare in silenzio? Così loro sentono la mia presenza ma possono permettersi di rilassarsi e addormentarsi da sole… Lo voglio proprio provare questa sera!»
Ti piace questa alternativa che papà Alberto potrebbe adottare per cambiare? Ora immaginiamo cosa può fare mamma Antonella con i suoi figli e la sua tendenza a prendersi carico di tutto, anche del loro tempo di svago. Qui vediamo domande esplorative e domande test assieme. Non sempre le distinzioni tra i tre passaggi devono essere chiare e nette, a volte conviene amalgamarle così bene da completarsi in un percorso problem solving.
- Esplora e testa soluzioni – «Sto esagerando e sono stanca. Ho sempre fatto tutto io e forse ho esagerato. Se io mi tirassi un po’ in disparte, loro sarebbero capaci di occuparsi da soli? E se iniziassi a delegare a loro la responsabilità di certe piccole cose, quali potrebbero essere? I compiti per il grande? La cartella per entrambi? E come si sentirebbero ad avermi meno attorno, a poter decidere di più in autonomia? A sentire che hanno un po’ di potere nelle loro cose? Che vantaggio riceverebbero a livello educativo? E del mio tempo libero quindi cosa farei? Come potrei occuparmi da sola in casa? E questo come mi farebbe sentire? E questa autonomia riconquistata da entrambe le parti, come gioverebbe a tutti in famiglia?»
- Proietta le soluzioni nel futuro – «Come mi sentirò a riprendere del tempo per me? Come mi sento adesso iniziando solo ad assaporare questa soluzione? Alla grande. Come gestirò le loro possibili lamentele nella prima fase di “indipendenza”? E se mi dico che li sto abbandonando, come potrò ricordarmi che invece lo faccio per il bene di tutti? E questo quanto bene mi farà sentire?»
E così via. Come vedi le domande possono veramente essere molte, spaziare e fugare dubbi. La terza tappa, quella della proiezione delle soluzioni nel futuro, di fatto serve a motivarsi, partendo da dentro. Accompagna con domande a generare visualizzazioni: lo strumento di cui ti parlo nel prossimo capitolo.

ESERCIZIO N°3
Pensa a una situazione che vivEVI male e che vuoi cambiare. Hai scoperto che il precedente deejay era inefficace, dannoso addirittura. Lo hai licenziato e ora, grazie ad alcune domande guida, stai cercando il deejay ideale: quali domande utili ti faresti per esplorare, testare e proiettare soluzioni nel futuro prossimo per quella specifica situazione da risolvere?
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