Genitori in progress
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Capitolo 11

Il gigante competente

4 min

«SE esiste un segreto del successo», diceva Henry Ford, «direi che sta tutto nel riuscire a vedere dal punto di vista dell’altra persona, a uniformarsi all’angolo di visuale altrui». Ecco come Dale Carnegie, nel suo libro Come trattare gli altri e farseli amici , parla del punto di vista altrui. Vale la pena pensarci su, dice: «Questa regola pare così semplice e ovvia che tutti dovrebbero ammetterne la validità a prima vista. Eppure il novanta per cento delle persone la trascura novantanove volte su cento.»

Lo scopo dell’esercizio del “Gigante competente” è di mettersi nei panni dei bambini quando un adulto si rivolge a loro. Ti proporrò delle frasi da leggere a un altro adulto in una simulazione o Role Play, in cui uno dei due impersona il genitore e l'altro il bambino. Se vogliamo, è un esercizio di mindfulness (consapevolezza) perché mette in scena le situazioni e le osserva senza giudizio.

Lo scopo dell’adulto che interpreta il genitore è ascoltarsi nel dire frasi tipiche da genitore stanco, esasperato o arrabbiato e poi quello di osservare le emozioni che prova nel vivere la scena. Lo scopo dell’adulto che si immedesima nel ruolo del bambino è quello di osservarsi nel ricevere le frasi (cosa prova? Su cosa si concentra?) per poi dare un feedback a sé e all’altro.

È un esercizio che propongo sempre ai corsi di genitorialità che tengo regolarmente dal vivo o online. È sempre rivelatore tanto quanto divertente. Alla fine del capitolo ti rivelerò cosa accade a me quando faccio la parte della bambina nel role play.

Se hai modo di svolgere l’esercizio con qualcuno, vi consiglio di simulare la differenza di altezza e quindi uno dei due sarà seduto a terra e l’altro in piedi o sarà addirittura salito su una sedia per marcare bene la posizione di prevaricazione fisica, ed emotiva, del “gigante”. Se invece al momento non hai nessuno con cui svolgere l’esercizio e non vuoi aspettare, immagina di avere accanto a te un gigante come quello dei fagioli nel cartone Topolino e il fagiolo magico e che lui (o lei) ti dica ciò che stai per leggere con lo stesso tono da genitore, a volte esasperato, a volte brusco.

Esercitandoti con l'esercizio del "Gigante competente" scoprirai forse che parli troppo, inutilmente e i tuoi figli non ti ascoltano veramente
Esercitandoti con l'esercizio del "Gigante competente" scoprirai forse che parli troppo, inutilmente e i tuoi figli non ti ascoltano veramente

ESERCIZIO N°15

Il bambino ascolta e il gigante pronuncia le seguenti frasi:

  • «Basta giocare!»
  • «Mi ascolti quando ti parlo?»
  • «Sono stanca/o. Ascoltami quando ti parlo!»
  • «Fai i compiti!»
  • «Ti sei lavata/o i denti?»
  • «Hai messo via i giochi?»
  • «Non va bene così, non va bene per niente!»
  • «Fai sempre disastri.»
  • «Sei solo capace di fare pasticci.»

Come vedi, si parte da frasi che potrebbero essere pronunciate con tono innocuo per poi finire con offese generalizzate1 rivolte all’identità2 del bambino. Se hai eseguito questo esercizio a coppia, scambiatevi di ruolo e poi condividete osservazioni su come vi siete sentiti. Ecco alcune domande guida:

  • Quando ero il genitore, come mi sono sentita a parlare così?
  • Quando ero la bambina o il figlio, come mi sono sentita a ricevere quelle parole? Le ho veramente ascoltate o è successo qualcosa che ha distratto la mia attenzione?

Noi per i nostri figli siamo fari, esempi, modelli e amore puro. Anche quando li offendiamo, ci amano incondizionatamente (almeno fino a che non capiscono che li abbiamo fatti soffrire e iniziano a ribellarsi, giustamente). Se smettono di prestare attenzione alle nostre lamentele e ramanzine credo proprio che – oltre alla facile distrazione mentale a cui sono soggetti – si tratti di difesa emotiva: staccano la spina per non dover digerire tutta quella sofferenza.

Quindi, dimmi (o scrivimi per curiosità), come ti sei sentita da mamma gigante competente? Come ti sei sentito da papà gigante intransigente? E da bambino o da figlia? Hai ascoltato o ti sei distratto? Hai sofferto o ti sei arrabbiata?

Che cosa cambierai d’ora in poi?

Parlerai di meno? Cambierai tono? Ti metterai nei suoi panni? Ti consiglio di personalizzare questo esercizio con le frasi che ti appartenEVANO e che non ti piacciono e di ripeterlo almeno una volta al mese nei prossimi sei mesi. Fino a che la consapevolezza non si trasformi in automatismo. Scrivi qui le tue annotazioni di oggi, le rileggerai la prossima volta che riprenderai in mano questo esercizio:

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Quando io stessa svolgo questo esercizio e mi identifico con il genitore non mi piaccio mentre pronuncio quelle frasi, mi do letteralmente fastidio. Quando invece recito la parte della bambina, mi capita qualcosa di simpatico: perdo totalmente interesse alle parole e mi concentro sui movimenti dei capelli del mio partner nell’esercizio. Lo trovo affascinante: come fluttuano, ondeggiano e si muovono. Mi diverto a seguire i capelli di lei che ondeggiano morbidi o nel vedere i capelli di lui che si spettinano sul capo quando parla, per poi rimettersi nella forma originale come se nulla fosse accaduto. Il bello è che non ascolto più le parole. Resto incantata dai capelli. Certo, una volta ho eseguito l’esercizio in coppia con un papà che era senza capelli ed è stato più duro distrarmi, eheh. E tu? Cosa ti capita quando sei il bambino nella coppia? Ascolti o ti distrai?

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