Capitolo 29
I complimenti che rinforzano
BRIAN Tracy dice che tutti i comportamenti ai quali ci si dedica a lungo e di continuo finiscono con il plasmare la realtà, cioè condizionano e influenzano comportamenti ed atteggiamenti. La psicologia comportamentale ci insegna che “un comportamento sottolineato è un comportamento rinforzato”. Io renderei il meccanismo ancora più esplicito per noi genitori riformulandolo così:
Un comportamento sottolineato è – nel bene e nel male – un comportamento rinforzato.
Ciò significa che se ci complimentiamo per qualcosa, con un figlio o un collega, con il coniuge o un suocero, rinforzeremo quel comportamento positivo. Viceversa, se continuiamo a rinforzare un comportamento che non ci piace, criticandolo e lamentandoci, otterremo esattamente… un rinforzo dello stesso. Eh, sì, ahimè, la mente non segue sempre logiche funzionali.
Se, per esempio, continuo a lamentarmi con mio marito perché non svuota la lavatrice, non suggerisco cosa voglio, ma mi lamento e basta, per di più per qualcosa sulla quale io non ho un controllo diretto. John Gray nella sua analogia tra Marte e Venere, ce lo dice in tutte le salse: è necessario chiedere in modo esplicito e non aspettarsi che l’altro ci legga nella mente. Attenzione però, il modo di chiedere è fondamentale. Più hai a che fare con un adulto, che riesce ad annusare la fregatura, più devi essere vigile. Con il partner, ma anche con un figlio grande, sarai più soft nel riconoscere un’azione gradita o nel complimentarti. Più il bambino è piccolo più il complimento sarà entusiasta.
Se Alessandro di 7 anni ha messo in ordine tutti i suoi Topolino sulla mensola come gli avevi chiesto, Alessandro si meriterà un super complimento: «Wow, che risultato Alessandro! Hai messo tutti i tuoi giornalini sulla mensola e li hai ben disposti tutti in fila. Guarda ora, che salotto meraviglioso che hai creato. Ma è fantastico! Vieni che ti do un abbraccione». Naturalmente non c’è mai sarcasmo ma puro entusiasmo.
Se Marina di 13 anni ha finalmente svuotato la sua borsa di sport e ha messo i panni sporchi in lavatrice, anche se ha lasciato i calzini un po’ accartocciati, sorvolerai su questo dettaglio per sottolineare invece ciò che è stato fatto di buono: «Ben fatto, Marina, hai svuotato la borsa e hai messo tutto in lavatrice. Top!».
Se Luca di 18 anni ha portato fuori la pattumiera ed è un evento storico, ti morderai la lingua e non farai alcuna battuta, ma ti limiterai a fare un complimento mirato ma sobrio, perché Luca annusa il rinforzo forzato, dirai quindi: «Top, pattumiera svuotata» e lo guarderai annuendo leggermente, come per dire: “Ho davanti a me un vero uomo”.

Ai più piccoli potrai aggiungere un abbraccio o un bacione al complimento, sollevarli in aria per la felicità: perché ha fatto la pipì nel vasino o perché dice di essersi divertito alla scuola materna al suo primo giorno, perché si è vestito da solo o perché ha disegnato una bella casa. Ai più grandi, al massimo batteremo il cinque, scambieremo uno sguardo d’intesa, diremo cose come «Fico», «Top», «Bella lì» e nulla più.
COMPLIMENTATI PER L'AZIONE E NON SULLA PERSONA
Il segreto dell’efficacia di un complimento sta su dove poni l’accento.
Sottolinea l’azione ben fatta e non solo quanto sia stata brava la persona. Se noi ci complimentassimo con un figlio facendo leva solo sulla persona, dicendo quanto lui sia bravo, lei sia precisa, lui sia coraggioso, lei sia generosa, etc., commetteremmo varie mancanze: non renderemmo sufficientemente esplicita l’azione positiva da ripetere e categorizzeremmo i figli, che si sentirebbero così incasellati in un aggettivo (o nominalizzazione1 , come abbiamo già detto tempo fa). Jessica Alexander e Iben Sandhal, in Il metodo Danese, dicono che il complimento deve rinforzare il processo e non il risultato.
Concentriamoci sull’azione, sullo sforzo, sul miglioramento, sull’impegno e otterremo figli volti all’auto-miglioramento, resilienti, lungimiranti, impegnati e che sapranno giudicare sé stessi indipendentemente dalle etichette di altri.
Wayne Dyer, nel suo libro Le vostre zone erronee, ci insegna che la vera intelligenza consiste nel saper coltivare la propria felicità e non aspettarsela dagli altri. Anche un complimento espresso in modo corretto, al gesto e non alla persona, li aiuterà domani a coltivare la vera felicità di cui parla Dyer.
ESERCIZIO N°28
Esercitati a fare un complimento specifico, sull’azione, in base all’età del figlio seguendo le esercitazioni che seguono:
Situazione e età del figlio: Mary, 15 anni, ha vinto la competizione sportiva e il suo contributo è stato determinante
Complimento: __________________________
Situazione e età del figlio: Matteo, 7 anni, ha fatto un bel disegno
Complimento: __________________________
Situazione e età del figlio: Bea, 1 anno e mezzo, ha fatto la pipì nel vasino per la prima volta
Complimento: __________________________
Situazione e età del figlio: Mia, 3 anni, la maestra ti ha raccontato che ha passato una giornata serena alla scuola dell’infanzia
Complimento: __________________________
Situazione e età del figlio: Gianluca, 21 anni, ha trovato un lavoretto serale per pagarsi la prossima vacanza
Complimento: __________________________
QUANDO COMPLIMENTARSI?
Solo una riflessione sulle tempistiche del complimento. Nel metodo KPMT dello Yale Parenting Center invitano a “cogliere l’attimo” e a fare seguire l’azione dal complimento, senza attendere e per essere più naturalmente entusiasti. Credo sia un buon consiglio, soprattutto quando i bambini sono piccoli. Più crescono, tuttavia, e meglio riescono a collocare le azioni nel tempo, a percepire lo scorrere dello stesso e ad avere una memoria migliore (quindi dalla terza, quarta elementare in poi), più i complimenti possono essere fatti anche qualche ora dopo o giorni dopo. E più è grande il successo ottenuto, più non conterà quando io mi complimento con il figlio. Pensa solo al fatto che per una laurea ci si complimenta sempre, anche a distanza di anni.
SII COSTANTE
Se la logica è, ricordiamolo, “un comportamento sottolineato è un comportamento rinforzato”, significa che più sottolineiamo con un complimento, prima il comportamento verrà adottato dal ragazzo o dalla bimba. All’inizio, tu ti complimenterai ad ogni occasione: quando disegnerà tra le righe, terrà in ordine le scarpe, migliorerà nella lettura, ti parlerà in inglese, passerà la polvere in salotto, etc. E lo farai in modo specifico, in positivo, entusiasta e concentrandoti su ciò che vedi e non sulla persona. Poi, con il tempo, l’azione ripetuta diventerà automatizzata, tuttavia di tanto in tanto, qualche complimento sincero (sull’uso corretto dell’inglese, su come migliora in disegno, su come ricevi costante aiuto in casa da parte sua) è d’uopo farlo. Per sapere che apprezzi. Ti ricordi la prima delle quattro dritte emotive della Positive Discipline? Recitava Belonging & Significance, cioè, appartenenza e apporto distintivo. Con un complimento che rinforza non fai altro che mostrare che tu noti, osservi, riconosci, apprezzi, approvi ciò che fa.
L'ESTINZIONE DEL COMPORTAMENTO NON VOLUTO
Riprendendo la logica per la quale “se sottolineo rinforzo”, significa anche che se ignoro il comportamento opposto (negativo questa volta), questo dovrebbe man mano scemare e diminuire. Ed è proprio così. Ti mostro ora come esattamente mettere in atto il procedimento corretto chiamato Attending and Ignoring. Quest’altra dritta di psicologia comportamentale in italiano potrebbe essere tradotta come “dare attenzione e ignorare”.
Vediamo il procedimento di cosa sottolineare e cosa ignorare. Prendiamo il banalissimo esempio del disegnare tra le righe:
- Io genitore decido che voglio promuovere l’adozione di questo buon comportamento.
- Mi attivo per complimentarmi ogni volta che mio figlio mi mostrerà disegni in cui ha ben colorato tra le righe nelle prossime settimane.
- In questo stesso periodo non farò notare quelle volte in cui è uscito dalle righe. “Ignorerò” il comportamento non voluto, diciamo. Bada bene, non ignoro il bambino. Evito solamente di farlo sentire sbagliato rimarcando ancora e ancora ciò che ha fatto di sbagliato.
- Quando il comportamento voluto, nel nostro caso quello di colorare nei confini, è stato acquisito, allora potrò continuare ad apprezzare l’abilità conquistata di tanto in tanto e potrò – a questo punto – promuovere un altro piccolo miglioramento: diciamo quello di disegnare il viso di mamma con tanto di occhi, naso e bocca che sorride.
Lo schema dell’operazione Attending & Ignoring è il seguente: 1. Scelgo il comportamento da promuovere, 2. Lo sottolineo costantemente con complimenti ben formulati, 3. Nel frattempo ignoro la sua controparte perché voglio dissociarla dal bambino, 4. Continuo di tanto in tanto a sottolineare con complimenti più sporadici e passo ad altro comportamento da promuovere.

ESERCIZIO N°29
Ora fallo anche tu. Scegli un comportamento da incoraggiare, pensa a dei complimenti mirati per promuoverlo nelle varie occasioni. Individua il suo opposto (negativo) e preparati a “ignorarlo” o almeno a non sottolinearlo. Sii costante per una o due settimane, fino a che non vedi i risultati della tua promozione. Al che puoi abbassare un po’ la guardia, fare un complimento con minor assiduità ma continuare a non sottolineare il suo opposto.
Ci sono molti modi per non sottolineare l’opposto negativo di un comportamento utile: 1. Dire «Non si fa» e poi cambiare discorso, 2. Fare l’occhiatina di disapprovazione e poi cambiare discorso, 3. Fare quegli «Eh, eh», del tipo “cosa stai facendo? Va che così non va!” e poi cambiare discorso… Insomma, ignoriamo o restringiamo al massimo il comportamento da eliminare e passiamo ad altro. Sviamo l’attenzione di entrambi verso qualcosa di condivisibile2 .
IL TRIS DELL'IO VEDO: PER CONSTATARE E NON GIUDICARE
Per correggere situazioni, azioni e comportamenti (e non prendersela con i figli in prima persona), ti presento anche lo strumento neutro del “Tris dell’io vedo”. Abbiamo già notato che se utilizziamo frasi impersonali come «È ora di andare» oppure «Perché si fa così» hanno più peso che se fossero mamma o papà a suggerire un'azione o a sostenere un'opinione. È come se l’utilizzo dell’impersonale regali veridicità a prescindere perché «È così, perché è così». La logica del “Tris dell’io vedo” è simile in questo, ci solleva da un giudizio ma ci permette semplicemente di constatare un dato di fatto.
È diviso in tre parti (appunto):
- «Vedo questa cosa fatta/vedo una situazione». Non vedo il figlio che ha fatto quella cosa, vedo la cosa. Di solito è un qualcosa da risolvere ma questa tecnica linguistica può benissimo essere usata per complimentarsi +
- «Non va bene perché» oppure «complimenti perché» e fornisco il motivo. Un motivo che deve essere vero, logico, generale +
- Faccio una domanda (DUC) o propongo una soluzione per risolvere la situazione. Perché sia il figlio o la figlia a promuoversi come agente attivo e risolvere la situazione se possibile. Questa terza fase non è necessaria in un complimento, a meno che io non voglia usare le domande per rinforzare il sentimento positivo, del tipo: quanto sei soddisfatta di te adesso?
Osserviamo un tipico esempio.
Ha lavato i capelli alle Barbie nel bidet e il pavimento del bagno è tutto bagnato. Cosa non dire: «Susy, hai ancora giocato senza mettere qualcosa sotto… Possibile che te lo devo dire ogni volta. È sufficiente che io sia distratta perché tu ne combini una, vero? E non si pulisce? Sei solo capace di giocare ma poi per pulire non ci sei mai, vero?». E così via, perché in questi casi, l’escalation delle frasi non utili (anzi, dannose) è quasi inevitabile. Aperto il vaso di Pandora è poi difficile richiuderlo. Meglio non iniziare nel tutto.
Ecco invece come usare il “Tris dell’io vedo”: «Susy, vedo che il pavimento del bagno è bagnato. Non va bene perché qualcuno rischia di scivolare e farsi male. Cosa puoi fare per asciugarlo?». Oppure se non sa come fare perché non glielo abbiamo mai mostrato, proponiamo una procedura espressa in positivo: «Susy, vedo che il pavimento del bagno è bagnato. Non va bene perché qualcuno rischia di scivolare e farsi male. Vai a prendere lo straccio del pavimento e asciuga bene per terra fino a che non sarà tutto asciutto, anche sotto il bidet».
Una volta eseguita l’azione da Susy, la persona che aveva fatto notare il problema da risolvere si prodigherà con un super complimento ben formulato: sull’azione, su come sia stata eseguita bene l’azione, su come sia ora risolta la situazione, con dettagli e in modo specifico, in modo positivo e con il giusto pizzico di entusiasmo in base all’età della bambina/ragazza.

ESERCIZIO N°30
Ora, quale “Tris dell’io vedo” andrebbe detto a Giulio, 6 anni, che ha rovesciato tutti i popcorn sul divano?
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Quale “Tris dell’io vedo” useresti invece per Sabrina, 15 anni, che ha portato a casa una pagella mediocre?
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E, invece, prova ora a usare un “Tris dell’io vedo” per una situazione positiva, per un complimento specifico. Bea di 8 anni ha disegnato un bellissimo unicorno. Oppure Andrea di 12 ha fatto un bellissimo compito di tecnologia a scuola. O anche Davide di 19 ha sostenuto il suo primo esame all’università… come ti complimenteresti sfruttando la logica del “Tris dell’io vedo”?
Vediamo. Qui ti propongo quella per Davide: «1. Vedo che hai superato il tuo primo esame all’università. 2. Complimenti perché è un primo tassello superato. 3. Quanto questo primo traguardo ti rende fiero di te?»
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Sfrutta questa semplice formula linguistica per correggere o complimentarti: ti permetterà di focalizzarti sull’azione o sulla situazione e lasciare che il figlio o la figlia prenda in mano la situazione come agente attivo, sia nella correzione sia nella coltivazione della stima di sé.