Capitolo 30
Perché le punizioni non sono efficaci
MA cosa succede se fino a ieri cercavi di correggere i comportamenti dei tuoi figli con le punizioni? Le punizioni, chiamate anche castighi, hanno vari difetti: sono spesso illogiche, esagerate e non correggono. Non propongono, non insegnano. Sono ritenute illogiche perché non insegnano ma privano.
Non si insegna nulla privando il figlio dell’allenamento di calcio se ha portato a casa un quattro, piuttosto è evidente che i metodi di studio, i tempi e eventuali svaghi perditempo devono essere rivisti. Privare la figlia dei giardinetti se ha rotto la lampada sfrecciando con i pattini in corridoio, non è proprio la soluzione migliore. Forse sarebbe da raddoppiare il tempo di svago ai giardinetti, vista l’energia che apparentemente la bambina ha voglia di sfogare.
Una punizione di solito ha efficacia le prime volte e poi perde di forza. Poi fa parte dell’ambiente. Poi passa inosservata. E quindi, non insegna nulla, toglie altro e basta. La punizione dà fastidio, questo è sicuro ma non induce a cambiare.
PERCHÉ LE PUNIZIONI SONO SCORRETTE?
Le punizioni sono una modalità relazionale scorretta perché – certe volte – il bambino arriva anche a pensare che per attrarre l’attenzione ne deve combinare una, anche se questo comporta una punizione. Le punizioni portano alcuni bambini a generare sensi di colpa e una valutazione negativa su di sé: alcuni bambini giungono a conclusioni esagerate e si addossano colpe esagerate.
Cosa fare allora?
LE CONSEGUENZE
Una soluzione c’è ed è consigliata da tutti gli esperti sin dai tempi di Haim Ginott: le conseguenze. Le conseguenze dimostrano il carattere del genitore: forte e coerente. Un genitore che ci tiene a insegnare, a correggere e a guidare. Le conseguenze sono scomode da adottare ma correggono veramente e una volta per tutte.
Se ogni volta che fa la doccia allaga il bagno, la conseguenza non è spedirlo in camera sua (e poi ripulire tu il bagno!); la conseguenza richiede tempo all’inizio ma regala indipendenza e autonomia dopo: gli si dà in mano lo straccio, gli si insegna il luogo dove è solitamente riposto così che la prossima volta potrà fare da solo, gli si indica come usarlo correttamente e gli si dice che «Chi sporca pulisce».
Se ha portato a casa un quattro, cosa c’entra l’allenamento di calcio? Forse perché ormai fa freddo e il papà non vuole restare un’ora fuori al freddo ad aspettare che l’allenamento passi? (Eh eh, conosco genitori ben contenti di aver usato la scusa di un misfatto per starsene al calduccio in casa). Quale può essere la conseguenza a un quattro portato a casa? Studiare meglio. No, non studiare di più: studiare meglio. A tal proposito, in una nota, diverse pagine fa, ti ho consigliato il libro Studiare è un gioco da ragazzi di Matteo Salvo.
Se ha indossato i pattini in casa e la mamma se n’è accorta solo dopo che ha rotto la lampada, forse era troppo sovrappensiero. Sarebbe già utile scegliere di lasciare i pattini in garage, per esempio, e non portarli in casa. Se la bimba ha voglia di sfogarsi ed è l’ora giusta per andare ai giardinetti, la mamma potrebbe usare un tono fermo e rispettoso, dirle di prepararsi per scendere e farla sfogare nel modo e nel luogo adatti. Se invece è già troppo tardi e l’ha tenuta tutto il giorno in casa quando avrebbe potuto portarla fuori, si ricorderà l’indomani di farla sfogare e svagare per bene.
ESERCIZIO N°31
Ogni volta che un comportamento sbagliato (non utile, diremmo ora) viene messo in atto da tua figlia o tuo figlio, pensa: 1. Cosa posso fare per ridurlo e 2. Cosa posso anche fare per insegnare? Ridurlo con il rinforzo del comportamento corretto, ridurlo prevenendo se si può, ridurlo anche con le conseguenze da subire, per imparare a correggersi in futuro. Da un pasticcio può nascere l’opportunità di imparare un’abilità, allenare alla resilienza e a capacità problem solving. Tutto di guadagnato!