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Capitolo 25

La tecnica dell’opposto positivo

7 min

SE ti dico di non pensare a una giraffa viola a pois gialli1 , ma veramente di non pensare a una giraffa viola a pois gialli, a cosa stai pensando adesso? O meglio, cosa “vede” la tua mente interna, quando tu vorresti non pensare alla giraffa in questione? Il concetto è lo stesso di quando lavoravamo con le emozioni e il “Bambino di 4 anni”: non possiamo togliere qualcosa e basta, non possiamo togliere l’idea di un’emozione dal petto come non possiamo non pensare alla prof che fa paura o non ricordare quella figuraccia…

NON FARE, NON DIRE, NON PENSARE, NON PROVARE...

Noi genitori, di conseguenza, non possiamo suggerire comportamenti al negativo. Non possiamo suggerire «Stai attento a non rovesciare l’acqua/a non far cadere i piatti mentre li togli dalla lavastoviglie/a non uscire dalle linee mentre colori etc.». Noi genitori non possiamo ordinare al maschietto di non picchiare il fratello, né ordinare alla figlia di non correre, di non mangiare con le mani, di non tirarmi i calci, di non piagnucolare, non urlare; nemmeno di non interrompermi, non starmi sempre appiccicato, non avere paura, non arrabbiarsi, non fare il maleducato, e così via.

Quante ce ne sarebbero di frasi così da elencare! Frasi espresse al negativo e totalmente inefficaci. Ovunque mi trovi sento genitori e nonni elargire consigli, ordini e suggerimenti al negativo. È una grande perdita di energia per noi e di tempo educativo per entrambe le parti. Perché? Perché, come noi non possiamo negare il pensiero della giraffa viola a pois gialli, la mente di nostro figlio ha ormai visualizzato ciò che non deve fare.

Esistono due ragioni per non suggerire al negativo:

  1. Perché è come se la negazione invitasse a farlo! Se dico a mio figlio di non correre, la sua mente proietterà una sequenza di fotogrammi mentali che lo vedono correre verso divano/letto/cucina/corridoio nel passato, s’immaginerà già come Flash e le gambe inizieranno a solleticare per la voglia di farlo che cresce… E siamo stati noi a suggerire tutto questo, nominando ciò che non vogliamo che faccia! Se dico a mia figlia di non saltare dal divano, lei si immaginerà una farfalla, o una fatina, ricorderà le volte in cui ha saltato dal divano e ha provato quel brivido… proprio quello che vuole risentire ancora dentro di sé… adesso! Proprio quando io credevo di essere stata efficace dicendole di non farlo. Divertente, no?
  2. Perché in realtà non suggerisco nulla, nego… nominando. La mente dei nostri figli ha bisogno di vedere per imparare. Non sapevano cosa fosse una sedia, un biberon, una calzina, un pannolino e lo hanno imparato sperimentando le cose, vedendole, toccandole, provandole, facendole. Se io indicassi a mio figlio una lampada e gli dicessi: «Questo non è un ombrello», non avrei spiegato l’oggetto che presento. Avrei solamente generato confusione.
Sii chiaro, altrimenti...
Sii chiaro, altrimenti...

L'OPPOSTO POSITIVO

E allora cosa fare? Usiamo gli Opposti Positivi. In pratica, quando parliamo, è meglio farlo in positivo. Parlare in positivo significa nominare ciò che vogliamo sia proiettato nei suoi occhi interni, che sia percepito dalle sue orecchie e che induca le giuste emozioni.

Se voglio che si calmi, suggerirò di sedersi accanto a me a leggere una storia, con parlato rallentato, fermo e tono discendente. Dire in modo concitato e arrabbiato «Smettila di correre per la casa, mi fai impazzire» non suggerirà lo stato emotivo adatto, né proietterà le immagini giuste nella mente di mio figlio.

E SE SCAPPA IL NEGATIVO?

Ma siamo umani e abituati a dire ciò che non vogliamo più di esprimere ciò che vogliamo, perciò tu – giustamente – obbietterai: «Ok Debora, ma se mi scappa dall’esasperazione di dire le cose al negativo ho sbagliato tutto?»

Mai. Correggiti.

A volte capita ancora anche a me. Esasperata e stanca, oppure preoccupata che a volte si spacchino la testa tra ante e spigoli vari, me ne esco con frasi al negativo. Poi però non le lascio lì… vagare nelle loro orecchie interne. Mi correggo subito e faccio seguire la frase al negativo da un chiaro Opposto Positivo: un suggerimento di ciò che voglio che facciamo, con parlato rallentato e tono discendente. Se quindi ci scappa la frase «Non correre che rischi di farti male ancora al fianco come ieri» possiamo subito legare la seguente frase al positivo: «Per andare in stanza tua, cammina per favore e poi – quando hai finito – vai in cucina, prendi il ghiaccio in frigo e mettilo un po’ sul fianco per sgonfiarlo.» Niente è mai perduto. Ci siamo corretti in positivo e siamo stati pure procedurali (abbiamo cioè proposto una procedura da seguire)2 .

In casa mia la sera, tra eccitazione e stanchezza, a volte le mie figlie cominciano a giocare in modo agitato, rischiando di farsi male. Per evitare che ciò accada, ricordo loro la routine, chiedo della scuola e/o le divido in attività separate per calmare l’euforia incontrollata del momento. Se però la giornata è stata particolarmente stancante, anche la mia tolleranza è al limite e se me ne esco con una frase al negativo del tipo «Basta, non voglio che stiate insieme per i prossimi dieci minuti» non ho suggerito granché e me ne accorgo. Allora mi correggo proponendo azioni concrete del tipo: «Emma, tu vieni ad aiutarmi a tagliare i pomodori, dai, e Tessa tu vai a lavarti e indossi il pigiama per favore». La voce è dolce nonostante l’intento sia fermo.

PARLATO RALLENTATO, TONO DISCENDENTE E VOLUME MODERATO

È la seconda volta che lo scrivo: “parlato rallentato e tono discendente” danno l’idea del comando ponderato, della situazione a cui non si scappa e che è sotto controllo, proprio perché mi sto esprimendo con il giusto volume moderato. Sono l’attore, la cui voce arriva a fondo sala senza urlare. Sono in controllo e il mio parlato è giustamente rallentato per far arrivare il messaggio e per dimostrare che intendo veramente ciò che dico. Lo dico usando l’opposto positivo e lo dico in tono discendente, perché non sia mai confuso con una domanda.

Se devo suggerire di indossare il pigiama, per esempio, non dirò «Metti il pigiama?» rischiando che mi dica: «No, dopo». Uso un tono discendente nella richiesta perché è ora di mettere il pigiama: «Amore, metti il pigiama per favore. Poi arrivo per la storia.» E il tono scende. Punto.3

Il tono discendente è spesso trascurato quando si comunica ai figli e invece è molto importante per far sentire loro che non c’è scelta perché certe cose bisogna semplicemente farle… quando bisogna farle.

ESERCIZIO N°25

Ripensiamo ai suggerimenti mal espressi di prima, quell’elenco dei “non fare” questo o quello. Ora, facciamolo assieme, rivediamo i suggerimenti usando l’Opposto Positivo nell'elenco seguente:

  • «Non picchiare tuo fratello» diventerà «Se c’è qualcosa che non va usa le parole per dirlo»
  • «Non correre» diventerà «In casa si cammina»
  • «Non mangiare con le mani» diventerà «Mangia con la forchetta, per favore»
  • «Non tirarmi i calci» diventerà «Se vuoi chiamarmi usa la bocca, se vuoi sfogarti usa i pupazzi»
  • «Non piagnucolare» diventerà «Parla bene e chiaro, per favore»
  • «Non urlare» diventerà «Parla con un volume normale, grazie»
  • «Non interrompermi» diventerà «Ora aspetta, dopo ti ascolto»
  • «Non starmi sempre appiccicato» diventerà «Dammi la mano se vuoi e resta qui accanto»
  • «Non avere paura» diventerà «Ne parliamo se vuoi»
  • «Non arrabbiarti» diventerà «Facciamo una pausa, vieni»
  • «Non fare il maleducato» diventerà «Preferisco tu dica così e così, grazie».

Leggi i suggerimenti con l’Opposto Positivo, possibilmente ad alta voce per allenarti sul tono discendente. Non è facile, lo so. Spesso alcune inflessioni dialettali sono più musicali di altre e rendono difficile scendere di tono. È solo questione di esercizio: divertiti. Mantieni una voce rispettosa, ferma nell’intento e dolce nella pronunciazione.

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