Genitori in progress
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Capitolo 8

Guida la memoria e la mente

4 min

A me piace immaginare che nell’ippocampo viva un omino (che io identifico con Morgan Freeman vestito elegantemente di bianco come nel film Una settimana da Dio , nella stanza bianca con la cassettiera infinita di file/ricordi) a cui io posso inviare messaggi, del tipo «Questa cosa non la voglio più fare», ma anziché dirgli che non la voglio più fare, lo disturbo con una fastidiosa interruzione sonora o sbiadisco il ricordo.

Sai perché? Perché la mente non può ricordare qualcosa e poi metterci una croce sopra, ormai l’ha rinforzata perché ricordata. È ciò che capita a tutte le persone che vivono continuamente un trauma nella mente, lo rinforzano, lo arricchiscono, lo alimentano. Nel loro libro The secrets of being happy (pubblicato in Italia con il titolo PNL per il benessere), Richard Bandler e Garner Thomson raccontano la storia di Charlie M. A seguito dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle nel 2001, Charlie e molte persone hanno iniziato a soffrire di attacchi di panico e di disturbo post traumatico da stress (DPTS). Molte persone però, proprio come Charlie, non si trovavano a Ground Zero al momento, e nemmeno a New York, ma a migliaia di chilometri di distanza davanti alla televisione tra Tg e servizi speciali sull’argomento. Come può una distorsione nella memoria essere più realistica dei fatti veri? Perché è spesso vividamente ricordata e arricchita di continuo, fino a intossicare il sistema nervoso.

Estrapoliamo quindi il meccanismo mentale da conoscere:

la mente e il sistema nervoso non distinguono tra ciò che è vero o vividamente immaginato.

Lo squalo in Shark fa paura eppure era finto. Quando Kathy Bates in Misery non deve morire tortura l’autore dei suoi romanzi preferiti siamo tutti col fiato sospeso, eppure è tutta una recita. Hai anche tu degli esempi di film paurosi che consciamente sai essere finzione ma che fanno rizzare i peli sulle braccia?

Fai sempre attenzione a ciò che immagini o ricordi. Abbiamo già parlato del dialogo interno, di come quella radio è da controllare e di te, imprenditore radiofonico, pronto a licenziare un deejay inefficace, se non dannoso. Così, i ricordi sono continuamente proiettati nel multisala della mente. Fai rigare dritto quell’omino nell’ippocampo se continua a proiettare film di stati emotivi, relazionali, comportamentali che non vuoi più adottare1 .

Dire “non” non basta. Se, per esempio, continui a ricordare quando facevi la mamma animatrice e ti senti spossata solo a pensarlo, hai fatto doppio danno: hai rinforzato un comportamento pur non volendo e hai inquinato di scontentezza il tuo sistema nervoso in un attimo. Ecco un altro meccanismo mentale da conoscere:

il “non” non è percepito dalla mente.

Non puoi non immaginare tua figlia che salta dal divano, ormai lo hai fatto. Non puoi non immaginare il piccolo che morde il grande, lo hai già immaginato o ricordato. Non puoi non immaginare che allagano il pavimento del bagno… ah, quanti ricordi! Quando vogliamo insegnare al nostro omino nell’ippocampo di “non fare più la mamma X o il papà Y in certe occasioni”, dirselo usando il “non” non serve a nulla. Anzi, lo ravviva e basta. La mente2 “parla” per immagini e sensazioni, non puoi usare le parole sperando che lei ti capisca.

ESERCIZIO N°11

Ti introduco al concetto dell’opposto positivo. Ti sarà utile quando parleremo della comunicazione con i figli, esercitati bene quindi e tienilo a mente. L’opposto positivo è quella cosa che vuoi al posto di ciò che “non” vuoi più. Qual è l’opposto positivo di stressato? Calmo, sereno, pacato, rilassato, zen? Altro?

Come ti piacerebbe suggerire CHI vuoi essere alla tua mente inconscia?

La mente vede ciò che le proponi, proponi in positivo.

Prima di passare al capitolo seguente in cui costruiremo il genitore che vuoi essere, esercitati a scrivere gli opposti positivi di ciò che hai letto fin qui. Ti servirà per costruire la tua nuova identità. Ripensa a quelle nominalizzazioni, quegli stili genitoriali che non vuoi più vivere, e formula i tuoi “opposti positivi”. Sì, perché ognuno ha i suoi. Come contrario di “stressato” a te potrebbe piacere “calmo”, a un’altra “rilassata”, a me “zen”. A ciascuno la sua nominalizzazione, i nostri sistemi nervosi godranno tutti dello stesso beneficio chimico fatto di serotonina e dopamina.

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