Genitori in progress
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Capitolo 13

Influenzare per età: è arrivato

4 min

COME da manuale di psicologia dello sviluppo, la crescita dei nostri figli si distingue per fasce di età, vediamole insieme e parliamo di guida e influenza. Guidare o “influenzare” (nel senso più etico e rispettoso del termine1 ) un bambino di otto mesi sarà totalmente diverso dalla guida che si aspetta un ragazzino di nove o un ragazzo di quattordici anni.

È ARRIVATO

Il periodo neonatale del primo mese si apre presto a quelli successivi, che vedono, ad ogni passaggio dei trenta giorni, svelarsi agli occhi genitoriali delle capacità straordinarie acquisite e salti di crescita eccezionali. La prima infanzia è quel periodo che vede il bambino crescere fino ai due anni di età. I nostri figli sono tutti da scoprire, ci stupiscono ogni giorno, imparano tanto ma a volte ci sembra che lo facciano lentamente. Hanno molto bisogno di noi: fisicamente, sensorialmente, praticamente… oltre che emotivamente.

In psicologia si parla molto di attaccamento sicuro, ma di cosa si tratta? Cosa in pratica ci si aspetta da noi e come si fa a sapere se nostro figlio ha sviluppato in questa fascia di età questo tipo di attaccamento? Il bambino che si sente sicuro e protetto, anche in parziale assenza del genitore, è un bambino a cui sono stati dati punti fermi, presenza, attenzione, vicinanza, contatto fisico e delle routine. Il bambino sa cosa accade, sa che mamma e papà poi tornano, sa che ha i suoi peluche, i suoi libricini e giochi, il suo lettino (e eventualmente il lettino dell’asilo o dei nonni), i momenti della pappa, della passeggiata, della lettura, della coccola e della nanna.

Spontaneamente, l’attaccamento sicuro è la naturale conseguenza del fare figli: dare presenza, sicurezza, affetto. In questa fase, il bambino è influenzabile, quindi come possiamo noi genitori fare da guida e “influenzare” nel modo giusto? Con l’esempio, la presenza, un ambiente conosciuto, il tono di voce giusto, con l’influenza del cuore (di cui parliamo tra qualche pagina) e l’accoglienza corporea.

E come s’inizia a creare “disciplina”, se di disciplina si può parlare a questa età? Ce lo rivelano T. Berry Brazelton e Joshua D. Sparrow nel libro Il tuo bambino e… la disciplina. Ci ricordano che la disciplina è un po’ come la guida: necessaria; e un po’ come l’amore: fondamentale. Dall’anno di età, il bambino comincia a guardare al genitore per sapere se una cosa può essere fatta o no, poi sperimenta, va oltre, sfida i limiti (Attenzione: non sfida il genitore, ma i limiti).

È importante capire che nei terrible twos, il bambino ha voglia di “sperimentarsi” e di sperimentare il mondo. Ciò che fa non lo fa per sfidare il genitore, affatto, solo per stabilire cosa può e cosa non può, e vedere fino a che punto il genitore sia lì per aiutarlo. Ecco che i messaggi verbali e non verbali del genitore devono essere chiari e coerenti: ridere davanti agli altri mentre il figlio fa una cosa che nel privato delle quattro mura non approveremmo, non è coerenza e il bambino non impara il limite. Il limite va spiegato con il suo linguaggio, ed è necessario accertarsi che il bambino abbia compreso il messaggio. Questa volta, almeno, perché sicuramente ci toccherà ripeterlo altre volte…

I due autori ci dicono che i bambini hanno necessità di ripetizione, perché apprendono attraverso la replica. I genitori spesso si sentono frustrati o scoraggiati da questo, eppure dovrebbero capire che i bambini lo fanno per capire se è sempre “no”, oppure “no” in un caso ma non nell'altro, oppure “no” in cucina ma non in salotto, oppure “no” quando si è stanchi ma non quando si è vispi e così via... Ad esempio, quando mangi a casa non puoi sederti in braccio perché stai nel tuo seggiolone, ma al ristorante se il seggiolone non c’è puoi sederti in braccio per mangiare. Dai nonni fai la nanna sul lettone con il nonno mentre a casa la fai nel tuo lettino. All’asilo nido giochi a lavarti i denti, a casa la sera ti aiuta papà.

Più avanti, la disciplina servirà come guida sociale, relazionale, morale. Servirà per dare confine all’autostima che il bambino si sta creando. Parlando ancora di disciplina, T. Berry Brazelton e Joshua D. Sparrow ci ricordano che un bambino non si piace quando perde controllo e qui la disciplina torna utile perché dimostra che il genitore che educa con disciplina è un genitore che ci tiene, ci tiene abbastanza da affrontare la sua rabbia e la sua frustrazione. Ci tiene abbastanza per dire “no” e mantenerlo.

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