Capitolo 2
Primo strumento, controlla le vocine interiori
CI sentiamo talmente chiamati in causa, che la nostra voce interiore a volte insinua il dubbio e ci spinge a chiederci se non sarebbe stato meglio fare… il contrario. Le vocine interiori sono il nostro dialogo interno che ci parla di continuo. Possiamo farci opprimere da loro o usarle come “indicatori stradali”. Se ti fai domande, se temi di sbagliare, se hai dubbi: rassicurati! È un bene. Sfruttiamo queste incertezze per veicolarle nella giusta attenzione da porre al tuo stile genitoriale.
Usiamo questa insicurezza per scegliere CHI essere, COSA fare e COME proporlo ai figli.
Ammettiamolo, le aspettative nei nostri confronti sono aumentate esponenzialmente. Oggi essere genitore è difficile perché è diventata una vera e propria professione. Queste sono alcune delle domande concrete che ci poniamo noi genitori ogni giorno:
- È meglio dire a mio figlio di dodici anni che lo voglio seguire sui social o è meglio farlo di nascosto?
- Posso intervenire se mia figlia di nove anni è stata bullizzata verbalmente da una compagna nella chat durante la scuola a distanza (la famigerata DAD)?
- Posso punire mio figlio di tre anni per un capriccio? È sensato? È educativo? Altrimenti cosa posso fare?
- Posso dire di “no” alla figlia di cinque anni per una festa di compleanno che non ho né voglia né tempo di organizzare? Oppure le creerò blocchi psicologici irreversibili?
LA RADIO CHE CI ACCOMPAGNA
Il nostro dialogo interno è la nostra radio in sottofondo. Stiamo guidando la nostra macchina del tempo e la radio è sempre accesa: su quale canale è sintonizzata? Radio “DomandeIntelligenti” o radio “Denigratoria”? Radio “GenitoriCrescono” o radio “PerchéHoFattoFigli”? Radio “ChillOut” o radio “StressCronico24”? Vediamo un caso estremo: il papà che ha commesso il figlicidio nell’estate del 2020, poco fa rispetto al momento in cui sto scrivendo questo capitolo. Quando leggo una notizia del genere sui quotidiani, mi chiedo cosa si dovesse mai ripetere da giorni (se non mesi) nella mente quel signore per arrivare a un gesto così estremo. In quale tremendo loop mentale era entrato, tanto da non potersene più liberare?
Imparando a gestire come ci parliamo, gestiamo moltissimi dei nostri problemi.
«La maggior parte dei problemi con cui lottiamo è creata dalla nostra mente» ci ricorda la psicologa di Manhattan, Brenda Shoshanna. Tutti dovremmo saperlo e avere la possibilità di allenarci all’ascolto del nostro dialogo interno.
Se solo ci ascoltassimo in quei momenti difficili, allora ci renderemmo conto che ci parliamo in modo improduttivo. E che parlarci in modo infecondo non porta a nulla di buono. Lo scopo non è cancellare uno stato emotivo. Se proviamo dolore per un divorzio, se siamo stressati dopo un mese di lockdown per Covid-19 chiusi in casa con i figli, se ci sentiamo frustrati perché ci pare di aver già perso il controllo sui nostri figli: negare non serve.
Partiamo dall’ascolto: come commentiamo la realtà che stiamo vivendo nella nostra mente?
ESERCIZIO N°1
Se stai vivendo una sfida genitoriale, di coppia, lavorativa, fermati e ascolta: come ti parli? Ti dici cose che giudicano il problema ma non propongono nulla di nuovo? E di fronte a un capriccio, a un figlio che non ascolta o che risponde male: cosa ti dici? Come ti calmi a partire da dentro?
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ESERCIZIO N°2
E ora, ancora prima di parlare del genitore che vuoi diventare, rispondi a questa domanda: come ti vuoi parlare di fronte a quella cosa che tua figlia fa, e che ti facEVA1 uscire di matto? Scrivi frasi del genitore che prenderesti a modello. Scrivi frasi che ti piacerebbe sentirti dire nella mente e far girare nella radio interiore:
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