Capitolo 5
Oltre i limiti e le incongruenze delle “belle parole”
INIZIAMO col notare che spesso le definizioni di genitorialità (e in generale, le definizioni) sono vaghe e generiche: ti presento le nominalizzazioni! Facciamo qui attenzione a questa trappola linguistica. Ci diciamo che dovremmo essere più assertivi, ma cosa vuol dire per noi ? Diciamo che non vogliamo essere passivi, ma lo applichiamo nel quotidiano? Non vogliamo certo essere definiti aggressivi o non curanti, eppure lamentiamo il fatto di innervosirci, perdere le staffe, urlare e punire? Vediamo perché.
COSA SONO LE NOMINALIZZAZIONI?
Le nominalizzazioni sono quelle cose che non puoi toccare, ma di cui il mondo e la nostra bocca sono pieni. Si tratta di buoni propositi rinchiusi in una parola sola: una nominalizzazione appunto. Gli esperti di linguaggio ci dicono che “se non puoi mettere una parola in un carretto”, allora è una nominalizzazione. Pensa a valori (di cui parleremo poco più in là) come onestà, collaborazione, resilienza, divertimento. Pensa a qualità come consapevolezza, affidabilità, autorevolezza. Pensa a propositi come giustizia, condivisione, gestione, leadership.
Le nominalizzazioni sono belle ma insignificanti se non destrutturate.
E come faccio a destrutturare una “parola-non-parola”? Con tante domande utili che la aprono e la osservano nel suo divenire. Una sedia la vedo, un mouse lo vedo. Idem per una bicicletta o un cappellino buffo, e tutti possono essere ammucchiati in un carretto. Ma il rispetto io non lo vedo come oggetto in sé? Lo osservo nel vederlo messo in atto. Idem per la generosità, la condivisione, la resilienza e così via.
La difficoltà delle “belle parole” è che, se non sono capite nella dinamica di attuazione, restano solo “belle parole”.
Come quando sappiamo (e tutti ce lo ricordano) di allenare i figli alla noia, ma poi al primo sollecito della figlia unica di cinque anni che non sa cosa fare in un pomeriggio di pioggia, ci trasformiamo in mamma jolly o papà intrattenitore e ci proponiamo come compagni di gioco per l’intero pomeriggio. Nulla di male in sé, se svolto con spirito sereno. Lo diventa se mentre gioco con lei mi innervosisco perché penso ad altro: a ciò che trascuro, al telefonino o alla lentezza del gioco. In questi casi, il mio deejay interiore non catalogherà il pomeriggio come “momento speciale passato insieme”, userà piuttosto frasi come «Che noia», «E pensare che potevo fare questo e quello», o peggio, «Ma guarda te cosa mi tocca fare, solo qualche anno fa ero in giro con gli amici a quest’ora».
ESERCIZIO N°5
Prova tu ora, “apri” le seguenti nominalizzazioni con degli esempi utili per te. Rispondi alle seguenti domande:
- Come mi dimostro un genitore rispettoso?
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- Come posso “allenare” i miei figli ai valori per me importanti? Scrivo qui quali sono e alcuni esempi per guidare i figli:
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L'INCONGRUENZA NEMICA E LA MINDFULNESS
Ecco il danno. Il danno non sta nel giocare quella volta con tua figlia, il danno sta nel farlo e rovinarti il fegato.
Il danno sta, in pratica, nel non godersi il momento.
Carpe Diem, come dicevano, Mindfulness ci suggeriscono oggi: godere a pieno di me, di quel gesto, di quell’azione, di uno sguardo, di un momento. Il danno giace nell’incongruenza tra ciò che diciamo di voler fare e ciò che vogliamo veramente fare. Il danno sta nel fare qualcosa e sentirsi sacrificati. Il danno sta nel fare una cosa e poi lamentarsi, intossicando il proprio sistema nervoso. Questi sono danni in cui tutti noi incappiamo. Impariamo a farlo il meno possibile.
Cos’è la Mindfulness? Se ne parla tanto in questi ultimi anni, ho chiesto alla counselor Chiara Viscardi, professionista impegnata nei licei (e con un canale Instagram assolutamente da seguire) di aiutarmi a capire cosa sia e come possa essere concretamente utile a noi genitori. Ecco cosa mi ha risposto:
La mindfulness, vissuta come abitudine di vita, insegna a stare concentrati sul proprio presente, rimanere in osservazione di ciò che sta accadendo attorno a noi, permettendoci quindi di cogliere una moltitudine di sfumature che altrimenti sfuggirebbero al nostro sguardo. Fermarsi un attimo e permettersi di respirare non solo con i polmoni, ma soprattutto con la mente, aiuta a diventare consapevoli del proprio “qui e ora”, imparando di conseguenza a godere di ogni momento della vita nella sua interezza. Se penso ai genitori di oggi, messi sempre più alla prova da sfide educative importanti e da figli in continua evoluzione, la mindfulness diventa un valido strumento per calmare la mente, per ridurre lo stress e gestire l’ansia. Studi scientifici hanno dimostrato che i genitori che la praticano con costanza riescono a godere di più delle emozioni piacevoli, riducendo così quelle più faticose, sono più felici e in una maggiore accettazione nelle relazioni famigliari e le loro abilità genitoriali sono migliori, così come lo sviluppo di abilità sociali dei loro figli.
ESERCIZIO N°6
La mindfulness è quindi l’osservazione del presente senza alcun giudizio. E da qui, solo da questa consapevolezza neutra, si inizia a cambiare. La domanda che ti propongo è la seguente:
cosa succederebbe se ti osservassi senza giudizio?
Come interverresti per migliorarti? Se respirassi attraverso certi comportamenti e generassi nuovi pensieri? Senza sensi di colpa, rabbia, frustrazione o giudizio? Cosa accadrebbe se pensassi a te, al benessere della tua mente per qualche minuto al giorno? Parlando di diete, si parla spesso di digiuno mentale: quello fatto di silenzi e di pace. Digiuno dalle stimolazioni esterne, digiuno dal caos, digiuno dalle reazioni emotive immediate e indesiderate… Proviamo.
