Genitori in progress
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Introduzione: confusi e insicuri è bello!

4 min

«MOLTI genitori hanno difficoltà a individuare una linea di condotta, non sanno quando concedere e quando negare qualcosa, ondeggiano tra iperprotezione e permissività. Sanno di dover mettere dei paletti, ma poi cedono alle richieste dei figli per il timore di essere rifiutati o contestati, sia perché non hanno ben chiaro che cosa, in un mondo cambiato, sia meglio per loro».

Ecco come ci inquadra perfettamente in due frasi Anna Oliverio Ferraris nel suo libro citato pocanzi, Sopravvivere con un adolescente in casa. Il dubbio ci circonda, e allora evitiamo di soccombere e usiamolo. In questo libro vorrei proprio sfruttare questo clima d’incertezze e dubbi continui per imparare ad affrontare le preoccupazioni proprie di questa epoca e poter crescere. Sei pronta? Sei pronto?

La giornalista spagnola Eva Millet in Felici e imperfetti esordisce così: «C’era un tempo non molto lontano in cui ai bambini non si dava molta retta.» Una frase che ci fa già immaginare scenari interessanti. Poi però, a me – non so a te – genera un senso d’insicurezza e disagio. Sentimenti tipici della nostra generazione: pare proprio che siamo genitori confusi e insicuri. Confusi dalle mille informazioni utili che leggiamo nei libri di pedagogia, libri che però finiscono spesso col denunciare troppo e con proporre troppo poco.

LE CAROTE ANNERITE, DUBBI AMLETICI E CRACCO

A volte io mi perdo in banalità quotidiane e dubbi amletici e cerco di estrapolare lezioni di vita da applicare al mio stile educativo. Eccone un esempio: l’altro giorno avevo delle carote un po’ vecchiotte e dalla pelle annerita in frigo, l’unico modo per servirle sarebbe stato bollirle. Così feci. Nel frattempo ripresi in mano il libro della Millet (di cui sopra) che suggeriva di “prendere le distanze” dall’educazione: «Ok, ma come? Con quali limiti? E chi decide questi limiti?»

Troppe domande che girano nella mia mente. Decisi di fare una pausa, abbandonai il libro, mi sgranchii il collo e mi buttai su Instagram scorrendo per quattro o cinque polliciate in su. Poi mi alzai e mi diressi verso la cucina per preparare da mangiare. Guardai le carote bollite, erano proprio bruttine, sembravano sporche. E lì, mi sorse uno di quei dubbi da confusa e insicura che immagino capitino anche a te (o almeno, dimmi di sì, così mi sento più normale): «Ma se condivido il concetto di “prendere le distanze” e poi mi ritrovo a sbucciare la pelle annerita delle carote per timore che le figlie le rifiutino, non è un controsenso? Non sto forse così indebolendo la mia autorità, o il carattere? Non sto forse cedendo a esigenze esagerate? Non sto forse perdendo un’occasione d’oro per allenare la loro frustrazionebarraresilienza?»

Ci ho pensato un attimo e poi mi è tornato in mente il profilo di Cracco (lo chef) che avevo appena visitato su Instagram e mi sono chiesta: cosa mi direbbe Cracco a vedermi servire le carote con la pelle esterna annerita? «Vergogna», ecco cosa mi direbbe. Allora, per mia pace interiore, ho tolto con il coltello la pelle annerita delle carote che sono diventate bellissime: le ho tagliate a rondelle, messe in una bellissima ciotola provenzale, aggiunto un filo d’olio e di sale con erbe (provenzali) e via. Erano meravigliose.

CONSAPEVOLMENTE CONTENTI

Ero contenta. Non è forse da qui che tutto parte? Non è forse da qui che tutto dovrebbe partire? Dalla nostra contentezza consapevole? Ero contenta perché i dubbi mi avevano portata a ragionare sui miei propositi e a prendere una decisione consapevole che mi faceva sentire serena. Avevo sfruttato il mio dialogo interiore (cioè quella radio interna praticamente sempre accesa che genera pensieri nella nostra mente) a vantaggio della mia serenità di genitore. Avrei sempre potuto allenare la loro frustrazionebarraresilienza chiedendo loro di fare i compiti semplicemente “perché bisogna farli”. Avrei potuto allenare il loro senso dell’impegno e quindi il senso della fatica, chiedendo loro di sparecchiare, di passare lo straccio sul tavolo e la scopa per terra. Ecco, dopo un bel po’ di giorni che giro intorno alla logica da dare a questo libro, credo di averla trovata: partire da noi.

Noi genitori di questa epoca ricca di dubbi, consapevolmente rivolti a diventare genitori migliori domani – e per questo – impegnati e in progress oggi.

COSA TROVERAI IN QUESTO LIBRO

In questo libro non ti chiederò di fare cose perché “le suggeriscono gli esperti”, piuttosto te le presenterò, con esempi concreti, e chiederò a te, al tuo cuore e al tuo sistema nervoso di giudicare se le senti giuste. Poi ti chiederò semplicemente di dare loro una possibilità esercitandoti. Ti presenterò il meglio di ciò che racconta oggi il mondo della pedagogia e della genitorialità, ho intervistato alcune psicologhe e esperte che rispetto per la loro passione e professionalità.

Ho suddiviso il libro in sei parti, iniziando da te e dalla creazione del genitore che vuoi essere, continuo poi evidenziando le differenze tra noi e i nostri figli, infine t’illustro tutti i modi possibili per guidarli, senza parlare o con le parole giuste.

Iniziamo?

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